Raving Iran, il documentario di una regista tedesca sulla scena techno di Teheran

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Può la musica essere un crimine? Nel suo nuovo documentario Raving Iran, la regista tedesca Susanne Regina Meures narra la storia di Anoosh e Arash, due DJ della scena techno underground di Teheran che devono scontrarsi con le restrizioni che il regime impone alla cosiddetta “musica occidentale”. Mischiando riprese professionali a video realizzati con il cellulare, il film documenta la presenza in Iran di un circuito clandestino di musica elettronica. Affinché il film arrivasse in Europa e potesse così venire mostrato, la regista ha dovuto viaggiare nascondendo le memory card contenenti le riprese nel reggiseno. Raving Iran è un film profondo e brillante, in grado di veicolare l’attenzione su come in alcuni Paesi del mondo la musica possa aprire le porte del carcere.

La storia. Anoosh e Arash, in arte Blade&Beard, sono due ventenni iraniani appassionati di musica elettronica. Dopo aver realizzato un disco, i due giovani cercano di pubblicarlo in patria, ma senza successo perché la legge iraniana che regolamenta la produzione di musica elettronica è molto severa. Durante le ricerche i Blade&Beard scoprono però una vera e propria rete clandestina di distribuzione di musica elettronica: questo mercato parallelo sembra essere l’unica soluzione per far circolare il loro disco. Ciò che a Berlino sarebbe normale, a Teheran costringe dunque i due ragazzi ad agire nel buio, a organizzare feste nel deserto per sfuggire ai controlli. Pur vivendo nella paura costante di essere arrestati, Anoosh e Arash non si danno per vinti e riescono a spedire il disco in Europa. Tempo dopo i due ragazzi ricevono un invito dagli organizzatori della Street Parade di Zurigo, un famoso festival techno. Anoosh e Arash non esitano e partono entusiasti per l’Europa. Ma atterrati in Svizzera, l’euforia iniziale si trasformerà in dilemma: Rinunciare alla musica elettronica oppure alla patria? Questo è l’interrogativo cui Anoosh e Arash dovranno cercare una risposta.

Il contesto. In Iran la “musica occidentale” è al bando dal 2005. Soltanto la musica locale è consentita, sia essa folk, classica o pop. La storia narrata da Raving Iran non è l’unica del suo genere. Ricordiamo innanzitutto i due fratelli Rajabian, il musicista Mehdi e il regista Hossein, che stanno scontando tre anni di carcere per “offesa alle figure sacre islamiche” e “attività audiovisive illegali”. Inoltre solo due anni fa sei giovani iraniani sono stati condannati a sei mesi di carcere e novantuno frustate per aver cantato Happy, il tormentone di Pharrell Williams, per le strade di Teheran e per aver diffuso su YouTube il video della performance.

I riconoscimenti. Raving Iran è stato presentato in diversi festival del mondo, tra cui l’Hot Docs Festival di Toronto e il Festival di Locarno, e ha ottenuto svariati riconoscimenti, come per esempio il premio per il film svizzero più innovativo e il First Step Award 2016 per la categoria “documentario”. A Berlino, capitale della musica elettronica, Raving Iran è stato presentato a settembre al teatro Volksbühne ed è stato accolto calorosamente dal pubblico.

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Ilaria Porru

Classe 1993, sarda. E’ laureata in Lingue e Comunicazioni presso l’Università degli Studi di Cagliari. Viaggiatrice per natura, durante il suo corso di studi ha incontrato la Turchia, Paese che le ruba il cuore e da cui non riesce più a separarsi.

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