Quella Germania che aiuta l’archeologia italiana più dell’Italia stessa

istituto archeologico Germanico

Il DAI (Istituto Archeologico Germanico) dal 1829 riveste un  ruolo un ruolo primario nel panorama culturale italiano e mondiale.

La biblioteca del DAI (Istituto Archeologico Germanico) di Roma con i suoi circa 250.000 volumi, tra cui edizioni del XVI secolo, è un punto di riferimento per la vita culturale italiana. Un patrimonio, quello dell’archivio del DAI, che non si limita solo ai libri ma che raccoglie oltre 600000 foto. Una fonte immensa di conoscenza che da oltre centottantotto anni svolge un ruolo fondamentale nella storia dell’archeologia e delle scienze dell’antichità.

L’Istituto Archeologico Germanico (DAI)

Questo istituto nasce nel 1829 col nome di Istituto di Corrispondenza Archeologia, una corrispondenza portata avanti tra gli archeologi dello stato Pontificio e l’Istituto Archeologico Germanico di Prussia. Questa è stata una delle prime forme di cooperazione internazionale in ambito europeo ed ha fatto scuola a molte realtà che si sono sviluppate più tardi. L’Istituto di Corrispondenza Archeologia cambia nome in DAI (Istituto Archeologico Germanico) solo nel 1921 quando la sua sede viene spostata nell’edificio della comunità evangelica in via Sardegna a Roma. Un nuovo tassello si aggiunge alla storia di questa prestigiosa istituzione quando nel 1964 viene costruito un nuovo palazzo per il DAI. L’importanza dell’istituto è sottolineata dall’accordo sottoscritto nel 1953 tra l’Italia, le tre potenze  alleate occidentali e la Repubblica Federale di Germania, che stabiliva che la biblioteca  dovesse essere aperta agli studiosi di tutte  le nazioni  e che l’Istituto rimanesse in Italia. Oggi il DAI (Istituto Archeologico Germanico) ha 21 sedi diffuse per il globo e continua a richiamare studiosi di primo piano da tutto il mondo.

La ristrutturazione del DAI (Istituto Archeologico Germanico)

Per la significativa testimonianza che l’edificio del DAI riveste come esempio dell’architettura tedesca del dopoguerra all’estero si è deciso da poco di ristrutturare la sede dell’istituto. L’architetto Francesco Prosperetti, soprintendente speciale per il Colosseo, il Museo nazionale romano e l’area archeologica di Roma, ha affermato: «Il Germanico fa parte del patrimonio della città di Roma e per tutti gli studiosi l’inizio dei lavori segna un giorno importante per la storia della ricerca archeologica a Roma e in Italia». Primo passo verso l’inizio dei lavori è stato l’acquisto del terreno in via Sardegna, prima di proprietà della Chiesa evangelica in Germania (EKD), sul quale insistono due terzi dell’edificio. I lavori sono stati commissionati dalla Repubblica Federale di Germania, inizieranno il 31 maggio 2017 e termineranno ad agosto del 2020, restituendo non solo all’edifizio tutta la sua bellezza ma anche dotandolo di tutti i migliori dispositivi di sicurezza  antisismica  e antincendio.

Gli scavi dell’Istituto Archeologico Germanico

Sono molti gli scavi portati avanti nel corso degli anni dall’Istituto, tra i più famosi vanno ricordati quelli di Pergamo ed Olimpia. Questi lavori sono stati cosi importanti da operare una vera e propria rivoluzione in campo archeologico. Ad oggi la sede di Roma è una delle più attive, ha infatti in corso più di venti progetti di scavo. Le ricerche non sono solo in Italia ma toccano tutte quelle nazioni che sono state sedi dei più impostanti civiltà del passato. Si va dagli scavi sull’Urbe e la sua evoluzione nel tempo a quelli relativi a Cartagine e Chimtou in tunisia fino alla riscoperta della città di Apollonia in Albania. Una ricerca che non si ferma solo agli scavi ma che punta a ricostruire il passato in ogni suo particolare. Su Roma, ad esempio, la ricerca si sta concentrando sui centri sacrali e politici della città toccando i  Fori, il Campo Marzio, la Domus Aurea e tutti i luoghi emblematici della Roma imperiale. Degni di nota anche i lavori sulla riscoperta della civiltà etrusca. Da ricordare che uno dei più importanti centri di studio sulla civiltà etrusca è in Germania presso la . Un lavoro importantissimo portato avanti con dedizione da ormai quasi due secoli.

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Foto copertina: nikolabelopitov CC0

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