Roma, a Berlino il capolavoro di Fellini dedicato ad una città che non puoi non odiare, non puoi non amare

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Secondo appuntamento della rassegna berlinese dedicata ai capolavori più conosciuti all’estero di Federico Fellini 

L’appuntamento è per domenica 23 aprile alle 16.00. Si continuerà la domenica successiva con 8½, dopo che già a Pasqua sarà andato in scena La dolce vita. Ad ospitare la retrospettiva (il primo film è La dolce vita il 9 aprile) è il cinema Babylon di Rosa-Luxemburg-Strasse 30. Roma sarà proiettato con sottotitoli in inglese, 8½ con sottotitoli in tedesco. Ogni film è seguito da un piccolo aperitivo a base di pizza e spritz e da una chiacchierata post film con Mara Martinoli, curatrice della rassegna in collaborazione con Andrea D’Addio (Berlino Magazine). La kermesse rientra nella serie di domenicali appuntamenti del CinemAperitivo (ogni domenica un film italiano con sottotitoli al Babylon).

Dolce vita di Fellini

Roma – La trama

Un ragazzino che vive a Rimini e che conosce la città eterna solo attraverso le nozioni imparate a scuola, i pochi ruderi locali e le descrizioni dei suoi maestri di scuola, ormai cresciuto, arriva alla stazione Termini alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Inizia quindi un viaggio che si snoda per le vie della città mettendo in luce fantasmi di un tempo, vicoli e stradine. Uno dei film più allucinati e indicativi di Fellini. Privo in apparenza di filo conduttore, guidato dalla voce off del regista, è una raccolta di divagazioni tra passato e presente, tutte indimenticabili: dalla ricostruzione iniziale (la parte più corposa) di pensioncine e taverne durante la guerra, alla sfilata dei cardinali, alla visione del raccordo anulare sotto la pioggia, alla sublime fulminea apparizione di Anna Magnani. Celebre la scena in cui durante i lavori per la metropolitana gli affreschi si dissolvono a contatto con l’aria. La sequenza in cui appaiono Sordi e Mastroianni vennero tagliate dallo stesso Fellini per le copie destinate all’estero (da filmtv.it)

Roma – La critica

In allegra malinconia, un Fellini sempre più episodico, generoso, debordante, grottesco, bozzettistico e disancorato dalle regole che, attraverso i “salti” (temporali e non) cerca il confronto per restituire la propria “visione” della capitale italiana. L’autobiografismo s’inserisce negli episodi del passato, dalla scuola cattolica (con immancabili sberleffi sconci) all’avanspettacolo borgataro (grande rievocazione), cercando quadri il più possibile corali, in cui “palpare” l’anima popolare cafona e vitale. Per restituire il presente, invece, l’autore sceglie la via (pseudo) documentaristica con voce fuori campo, intento a sottolineare quanto tutto si sia trasformato in caos e degrado: dalla sequenza più bella del film, tragica, grigia e piovosa, sul Grande Raccordo Anulare (che inventiva, che movimenti di macchina!), a quella finale in cui una banda di motociclisti invade la città di notte, rivedendola in soggettiva con la velocità e il rumore del moderno. L’oggi (di allora) ha i turisti, i latin lover e i giovani contestatori, simpatica generazione esorcizzata dai sogni/incubi felliniani, cui l’autore risponde, a proposito del proprio disimpegno politico, “Si deve fare ciò che ti è congeniale”. Il talento visionario spazia dal Circo Massimo al Casino, attraversato da tabù cattolici e loro feroce dissacrazione (la rassegna di moda ecclesiastica, con un Papa adorato come il Dio Sole), da complessi sessuali e loro sfogo (con le solite baldracche poppute, laide e pittoresche), dal volgare-demenziale che diventa affabulazione sublime. Fellini addita il progresso a favore della memoria (gli scavi per il metrò distruggono gli antichi affreschi) e, come un archeologo, scopre Roma a strati, plebea e patrizia (la principessa Domitilla fra uomini decrepiti, in una luce crepuscolare e decadente come l’aristocrazia che rappresenta), fascista e cinematografica (il volgo e il peplum che lo incanta), gastronomica e canterina (la sequenza al ristorante: che caricature!). Lascia a Gore Vidal l’aforisma più esauriente su questo (non) luogo delle illusioni (Chiesa-Governo-Cinema), popolato di “gatti” (gente “neutrale”), sito ideale dove aspettare la…fine del mondo. Anna Magnani è invece il testimonial di una città insieme nobile e stracciona. Alvaro Vitali fa “Fred Astaire”. La versione estera (e quella Tv) sono orfane delle apparizioni di Mastroianni e Sordi (da spietati.it).

Cos’è il CinemAperitivo di Berlino

È una rassegna di film italiani che ogni domenica alle 16.00 occupa una delle sale del cinema Babylon. Ha vita da 9 anni. Dopo ogni proiezione (sempre con sottotitoli o tedeschi o inglesi) è offerto un aperitivo e una discussione con moderatore e, normalmente, un ospite. Curatori della rassegna sono Mara Martinoli e Andrea D’Addio, rispettivamente responsabile cinema e direttore di Berlino Magazine. Se volete rimanere aggiornati con tutti gli appuntamenti del CinemAperitivo cliccate qui.

Roma

di Federico Fellini

domenica 23 aprile 2017

versione originale con sottotitoli in inglese

proiezione – aperitivo (spritz e pizza) – chiacchierata con la curatrice Mara Martinoli

presso Babylon

Rosa Luxemburg-Strasse 30

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