Sfruttati e sottopagati. Come i macelli tedeschi abusano dei lavoratori stranieri

macelli

Subappaltatori senza scrupoli, condizioni di lavoro pessime, salari da fame: queste sono solo alcune delle cose che devono subire molti lavoratori di macelli in Germania.

La carne tedesca è famosa per la sua bontà ed economicità, ma dietro queste caratteristiche esiste un mondo di sfruttamento sconosciuto ai più. In questo settore sono pochi i lavoratori di nazionalità tedesca. La maggior parte degli impiegati dei macelli tedeschi vengono dall’Europa dell’Est, in particolare da Romania, Polonia, Bulgaria e Ungheria.

L’industria della carne

Il settore dell’industria della carne in Germania è in continua espansione. Sono 1,9 milioni gli animali che vengono macellati ogni giorno nella Repubblica Federale Tedesca. Le 10 aziende più grandi del settore vantano un fatturato complessivo di 20 miliardi di euro con bassi costi di produzione, come rileva il sindacato ristorazione NGG (Gewerkschaft Nahrung-Genuss-Gaststätten). Per mantenere alti i guadagni e bassi i costi, le aziende si affidano a contratti di esternalizzazione, outsourcing, per gli addetti ai lavori. Nella pratica si tratta di subappaltare alcune fasi della lavorazione ad aziende esterne. Macellare un maiale, se fatto tramite subappaltatori, costa solo 1,5 euro a capo. Sebbene tale pratica non sia di per sé illegale, molto spesso dietro di essa si cela lo sfruttamento di manodopera. Operai di nazioni più povere, prevalentemente originari dell’Europa dell’Est (Romania, Ungheria, Bulgaria ecc.), si trovano a lavorare per molte ore in condizioni precarie e senza un contratto regolare. In un’intervista a DW, Szabolcs Sepsi dal centro di consulenza Faire Mobilität (Mobilità equa) ha dichiarato: «L’intero processo produttivo, dalla macellazione al prodotto finale, è nelle mani dei subappaltatori stranieri. Così le aziende tedesche non sono responsabili per i loro dipendenti». Un primo passo verso la tutela di tali lavoratori è stato fatto con la legge del salario minimo di 8,75 euro ($ 9.39) per ora. La norma però viene spesso aggirata dai datori di lavoro attraverso alcuni escamotage, come il calcolo sbagliato delle ore, l’addebito di costi per uniformi o l’affilatura dei coltelli o ancora multe per esiti non ottimali del lavoro, e sottraendo così fino a 200 € dal salario finale.

Verso un lavoro più equo

A settembre 2015 molte aziende del settore della carne hanno sottoscritto un accordo volontario per contribuire a migliorare le condizioni di impiego dei lavoratori. Un totale di 18 aziende, tra cui colossi come Tönnies, Westfleisch, Danish Crown, Vion e PHW, ha promesso di ridurre l’outsourcing e assumere direttamente il personale conformemente alla legge tedesca. «Tutte le aziende che hanno sottoscritto questo impegno volontario hanno dato ai lavoratori esternalizzati contratti di lavoro tedeschi» dice Michael Andritzky, direttore della Associazione tedesca dell’industria alimentare (VdEW). «Le aziende che in passato avevano sede in Romania, Polonia o in Bulgaria ora si sono registrate in Germania con lo stesso personale» ha spiegando Sepsi, sottolineando quanto questo permetta ai lavoratori di esercitare più facilmente i propri diritti. Qualcosa si sta muovendo, ma c’è ancora molto da fare in quanto l’outsourcing è ancora praticato da molti.

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Foto copertina: © Jai79 CC0 Public Domain

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