Siamo piantati nella terra, la poesia di Inge Müller sulla bellezza adombrata dal Muro

Il 9 novembre 1989 il governo della DDR accordò il permesso ai suoi cittadini di varcare la frontiera con la Germania federale.

L’evento, di portata storica, condusse alla distruzione del muro eretto nel 1961 – avvenuta nelle settimane successive – e diede avvio al processo per la riunificazione della Germania. La cicatrice, che ancora oggi è visibile a tratti attraverso la città e permane nel cuore di molti berlinesi, rimane un segno tangibile dell’oppressione che per umano arbitrio divise i cittadini tedeschi fra est e ovest, a volte separando amici, parenti, familiari.

Inge Müller e i versi di Siamo piantati nella terra

I versi di Inge Müller (1925-1966), poetessa nata e vissuta nella Berlino est, moglie del drammaturgo Heiner Müller, offrono lo spunto per riflettere sulla frattura che ha segnato una città e un’intera nazione. Il suo breve componimento punta lo sguardo in basso, verso una terra spaccata a metà, in cui l’unico eguale diritto sembra essere quello di accogliere le gocce di pioggia. Significativa la figura della talea – non una pianta bensì un suo frammento, tale però da rigenerare le sue parti mancanti una volta radicata nel nuovo terreno: è forse segno di una nuova speranza, una possibilità di una nuova nascita? E’ una speranza presto oscurata, forse proprio da quel muro che occlude la via persino ai raggi del sole.

Siamo piantati nella terra

(di Inge Müller)

Da entrambi i lati
Ci consuma la pioggia
Dalla radice spunta
Una gialla talea, che
Il sole più non raggiunge.

(traduzione di Marianna Micheluzzi)

Wir sind in die erde gepflanzt

(Inge Müller)

Von beiden Seiten
Der Regen trägt uns ab
Aus der Wurzel schlägt
Ein gelber Steckling, ihn
Trifft die Sonne nicht mehr.

 

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