Talk show politici, in Germania sono un esempio di educazione. In Italia si urla e basta

di P.R.

Nonostante viva a Berlino da più di un anno e il mio livello della lingua mi consenta di capire abbastanza la tv tedesca, continuo a seguire i talk-show politici italiani, con buona pace del mio fegato. Domenica sera, però, in occasione della tornata elettorale in 3 Laender tedeschi, ho pensato che avesse più senso seguire l’andamento del voto sulla tv pubblica tedesca piuttosto che su skytg24 o altro. Così mi sono sintonizzato sul notiziario in onda su ARD, il primo canale pubblico della Germania, al termine del quale la linea sarebbe passata ad un talk condotto da tale Anne Will. In studio, un ospite per ciascuno dei principali partiti politici, più un politologo. La discussione verteva sui risultati del voto locale, fortemente condizionato, però, dalla questione dell’accoglienza dei rifugiati.

Non potevo credere ai miei occhi. Non potevo credere ai miei occhi e alle mie orecchie: gli interlocutori parlavano uno alla volta e non si interrompevano l’un l’altro. Lì per lì ero abbastanza incredulo, ma pensavo: «Sarà sicuramente il vantaggio di avere il verbo alla fine della frase!». Ebbene, anche no: nel corso della trasmissione, non solo gli interlocutori continuavano a parlare uno alla volta, ma i politici rispondevano incredibilmente alle domande che venivano loro poste. Anche quando accadeva che la rappresentante della CDU in studio sembrasse volesse evadere la domanda, l’incalzare della conduttrice portava  la povera esponente ad ammettere il prezzo pagato dal suo partito in termini elettorali in virtù della politica dell’accoglienza voluta dalla cancelliera Merkel, a vantaggio del partito populista di estrema destra Alternative für Deutschland, l’unico contrario a tale politica. Insomma: un altro pianeta!

I talk show italiani. Guardando il talk-show, sembravano così lontani i tempi dei risotti cucinati in diretta sul primo canale nazionale, o del contratto con i cittadini firmato su un tavolo di ciliegio. Ma anche senza arrivare a tanto, in quello studio non vi era nemmeno l’ombra di un simil-Sgarbi, né tantomeno di qualcuna delle sue capre. Nessuna veemente esortazione a tornare a studiare da parte di simil-filosofi ex sindaci di Venezia, e nemmeno la benché vaga accusa di faziosità alla conduttrice da parte di simil-ex ministri non particolarmente alti.

Ma a un certo punto ho temuto il peggio. Tuttavia, proprio quando la voglia di ritornare in Italia per il solo gusto di poter emigrare di nuovo mi stava travolgendo, ho iniziato a temere il peggio: l’esponente della CDU ha accusato quella dell’AfD di strumentalizzare a fini elettorali un tema che, secondo lei, dovrebbe appartenere esclusivamente all’ambito dei diritti umani. «Oddio, adesso verrà giù lo studio! Gli interlocutori inizieranno ad alzare volume e toni e io mi sentirò un pochettino di più a casa!», ho pensato. Invece, è accaduto l’impensabile: l’esponente AfD non solo non ha alzato volume e toni, ma ha addirittura taciuto, in attesa che l’interlocutrice della CDU finisse di attaccare il suo movimento, e solo successivamente ha risposto alle accuse. Nell’attesa di vedere Salvini reagire nello stesso modo, sono giunto alla conclusione che non è stato male guardare per la prima volta un talk sulla tv tedesca. Quasi quasi, lo rifaccio anche senza aspettare i prossimi speciali elettorali. È stata un’esperienza davvero incredibile, anzi: unglaublich!.

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Foto di copertina (C) Das Erste CC BY SA 2.0

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