I tedeschi che non vogliono l’Euro

“Cosa hanno in comune il bambino ciccione coreano e l’Unione Europea? La comune non conoscenza della democrazia”. Alternative für Deutschland gioca ogni carta possibile per catalizzare su di sé tutti i voti degli anti-euro tedeschi. Quello con Kim Jong-un è solo uno dei tanti manifesti elettorali affissi per tutta la Germania dal partito fondato  a febbraio 2013 da Bernd Lucke. Gli altri poster? In uno c’è Angela Merkel con una valigia piena di soldi pronta a depositare “il malloppo” all’interno di un grande cassonetto siglato UE con tanto di slogan “Ah, qui sono i nostri soldi”, in un altro partendo dalla mancanza di veto dell’Unione Europea sulla questione mais geneticamente modificato (Ogm 1507) c’è una pannocchia pronta a colpire un uomo inginocchiate: “Salve, Parlamento dell’UE….ecco dove potete prendervi il vostro mais geneticamente modificato”.

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Ironia, certo, ma anche un po’ di volgarità. Strategia vincente? Sembra di sì. Bocciato in Germania lo scorso settembre alle elezioni del Bundestag, AfD non avrà problemi ad entrare nel parlamento europeo il prossimo 25 maggio. Non solo la recente decisione della Corte Costituzionale di Karlsruhe ha annullato la soglia di sbarramento del 3% (una decisione che ha anticipato il caso italiano della scorsa settimana), ma il partito viaggia (almeno secondo i sondaggi) addirittura al 7,5% secondo l’ultimo sondaggio dell’INSA. Nel programma di 25 pagine stilato in vista delle elezioni, AfD sottolinea più volte come il suo nemico non sia tanto l’Unione Europea, quanto la moneta unica: “L’euro ha portato al disastro”, per un ordine monetario più flessibile” e “nessuna condivisione del debito bancario” sono solo alcuni dei titoli dei capitoli che lo compongono.

L’euroscettismo di AfD non è un caso isolato….

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Andrea D'Addio - Direttore

A Berlino dal 2009, nel 2010 ha fondato Berlino Cacio e Pepe prima il blog, dopo il magazine. Collabora anche con Wired, Il Fatto Quotidiano, Repubblica, Io Donna, Tu Style e Panorama scrivendo di politica, economia e cultura, e segue ogni anno da inviato i maggiori festival del cinema di tutto il mondo.

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