Un film racconta l’eroico minuto di silenzio di una classe di studenti anti-DDR

Il nuovo film del regista tedesco Lars Kraume racconta la storia vera degli alunni di una classe della DDR che con un eroico minuto di silenzio osarono ribellarsi al regime.

Presentato nella sezione Special della 68esima Berlinale, Das schweigende Klassenzimmer (titolo inglese: The Silent Revolution) è un film del regista tedesco Lars Kraume. Già alla regia dello Stato contro Fritz Bauer, con Das schweigende Klassenzimmer Kraume conferma il suo spiccato interesse per la storia della Germania e in particolare per gli anni Cinquanta: basato su eventi realmente accaduti e raccolti nell’omonimo libro di memorie di Dietrich Garstka, il film racconta di una classe scolastica della DDR che sfidò il regime con un minuto di silenzio in memoria delle vittime dell’insurrezione antisovietica di Budapest del 1956.

In un’intervista rilasciata in occasione della Berlinale, Lars Kraume ci ha parlato della sua passione per gli anni Cinquanta della storia tedesca, di come è entrato in contatto con gli eventi narrati in Das schweigende Klassenzimmer e della sua collaborazione con il testimone dell’epoca Dietrich Garstka per la realizzazione del film.

La trama

Stalinstadt (DDR), 1956. Theo e Kurt sono due amici all’ultimo anno di ginnasio nella città di Stalinstadt (oggi Eisenhüttenstadt), nella DDR, a circa 120 chilometri da Berlino. Sebbene il Muro non sia stato ancora costruito, gli spostamenti tra Est ed Ovest del Paese iniziano a essere subordinati a rigidi controlli di frontiera. Con la scusa di voler rendere omaggio alla tomba del nonno di Kurt, i due amici vanno al cinema a Berlino Ovest e in quell’occasione assistono al notiziario che riporta la versione occidentale dell’insurrezione antisovietica di Budapest. Ritornati a casa, i due amici ne parlano ai compagni di classe e, desiderosi di saperne di più, tutti insieme ascoltano in segreto l’emittente radio RIAS (stazione radiofonica fondata dalle forze di liberazione statunitensi dopo la Seconda guerra mondiale e proibita dal regime della DDR). Carri armati sovietici, repressione, Imre Nagy: gradualmente gli studenti si rendono conto di quanto la stampa della Repubblica Democratica Tedesca riporti l’evento in termini propagandistici, etichettandolo come una rivolta di matrice fascista. Toccati dall’annuncio della presenza del calciatore Ferenc Puskás tra le vittime della rivolta, annuncio che successivamente si rivelerà falso, in segno di protesta verso il regime e di solidarietà per i caduti ungheresi i ragazzi decidono spontaneamente di commemorare le vittime della rivolta di Budapest con un minuto di silenzio in classe. L’azione viene subito messa sotto inchiesta e il caso arriva a coinvolgere anche le autorità, la responsabile del provveditorato e un ministro: gli studenti vengono sottoposti a interrogatori, minacce e ricatti volti a far emergere i nomi dei sobillatori di quella che il regime interpreta come una “rivoluzione silenziosa”. Dalla vicenda emergono scheletri nell’armadio tenuti nascosti per decenni, conflitti tra padri e figli e tradimenti. La classe però non vuole cedere e continua a delineare l’azione come un’iniziativa comune. Se non si fanno nomi, i ragazzi non potranno però sostenere l’esame di maturità, parola del Ministro. Kurt, che impersona Garstka nella realtà, viene sottoposto a notevoli pressioni perché figlio di un esponente del SED, il Partito di Unità Socialista di Germania. L’unica soluzione possibile per sostenere l’esame di maturità senza denunciare i propri compagni di classe sembra essere la fuga verso Ovest.

La passione di Lars Kraume per gli anni ’50 in Germania

«Sebbene gli anni Cinquanta in Germania abbiano visto la contrapposizione di capitalismo e socialismo rispettivamente a Ovest e a Est, ci sono alcuni elementi che in quegli anni erano riscontrabili sia nella BRD sia nella DDR: lo shock del fascismo, l’incapacità di confrontarsi con il passato e la negazione della complessità della storia con la conseguente attribuzione di colpe e responsabilità. Questa è la ragione per cui oggi trovo questo periodo estremamente interessante, mentre all’inizio lo credevo piuttosto monotono da vari punti di vista. Ho iniziato a occuparmi degli anni Cinquanta con la storia di Fritz Bauer (procuratore generale che ebbe un ruolo fondamentale nell’avvio del processo di Francoforte sui crimini commessi ad Auschwitz e nell’arresto di Adolf Eichmann da parte del Mossad ndr). Inizialmente non sapevo nemmeno chi fosse e come me molti tedeschi. L’assurdità che Bauer non sia presente nella coscienza pubblica iniziò ad affascinarmi e con essa il presentimento che negli anni Cinquanta dietro ogni angolo si nascondessero i fantasmi dell’Olocausto, della guerra e di questo inconcepibile trauma. Per lo stesso motivo mi sono appassionato alla storia che racconto in Das schweigende Klassenzimmer».

Das schweigende Klassenzimmer, una storia esemplare della DDR

«Io non sono originario della DDR e non appartengo nemmeno alla generazione dei ragazzi protagonisti della storia. Pertanto ho lavorato in stretta collaborazione con Dietrich Garstka (uno degli alunni della classe nonché l’autore del libro di memorie Das schweigende Klassenzimmer da cui è tratto il film di Kraume ndr), vedendo me stesso e il mio lavoro come un semplice strumento per tradurre la sua storia per il grande schermo. La prospettiva da cui si narrano gli eventi è dunque quella di Garstka. L’obiettivo era raccontare una storia in cui emergessero i valori di solidarietà e coraggio civile, comprensibili anche a un pubblico molto giovane» spiega Lars Kraume, rivelando quanto L’attimo fuggente di Peter Weir sia stato un modello per il suo ultimo film.

«I fatti reali si sono verificati nella città di Storkow, che però oggi appare talmente trasformata che è impossibile girarvi un dramma storico-politico. Per questo abbiamo scelto di ambientare il film nell’attuale Eisenhüttenstadt, ex Stalinstadt, la cui architettura in stile Zuckerbäcker e il cui piano urbano incarnano in maniera perfetta l’utopia del primo socialismo e la fede in un futuro positivo tipiche del periodo. Tutti gli abitanti delle zone dei laghi di Storkow e Scharmützel conoscono la storia della classe di Garstka che sicuramente non rappresenta un caso isolato. Sono venuto a sapere di fatti molto simili che si sono verificati in una scuola femminile dell’area. Credo che la storia della DDR sia piena di questi episodi in cui l’individuo si scontra con il sistema».

Das Schweigende Klassenzimmer Berlinale Special 2018 DEU 2017 by: Lars Kraume Jonas Dassler, Isaiah Michalski, Tom Gramenz, Leonard Scheicher © Studiocanal GmbH / Julia Terjung
Das Schweigende Klassenzimmer Berlinale Special 2018 DEU 2017 by: Lars Kraume Florian Lukas, Leonard Scheicher © Studiocanal GmbH / Julia Terjung
Das Schweigende Klassenzimmer Berlinale Special 2018 DEU 2017 by: Lars Kraume Burghart Klaußner © Studiocanal GmbH / Julia Terjung
Das Schweigende Klassenzimmer Berlinale Special 2018 DEU 2017 by: Lars Kraume Leonard Scheicher, Ronald Zehrfeld © Studiocanal GmbH / Julia Terjung
Das Schweigende Klassenzimmer Berlinale Special 2018 DEU 2017 by: Lars Kraume Leonard Scheicher © Studiocanal GmbH / Julia Terjung
Das Schweigende Klassenzimmer Berlinale Special 2018 DEU 2017 by: Lars Kraume Jonas Dassler, Jördis Triebel © Studiocanal GmbH / Julia Terjung

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Foto di copertina: Das Schweigende Klassenzimmer Berlinale Special 2018 DEU 2017 by: Lars Kraume Jonas Dassler, Leonard Scheicher, Lena Klenke, Isaiah Michalski, Tom Gramenz © Studiocanal GmbH / Julia Terjung

Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Oggi lavoro come giornalista.

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