Un profugo siriano è diventato una star del porno in Germania

Antonio Suleiman è un profugo siriano residente in Germania che ha iniziato a girare film porno riscuotendo un notevole successo.

La sua storia va molto oltre questa semplice sintesi e si scontra con la difficoltà di integrarsi in Germania e il bisogno di ricostruirsi una vita. Come ha raccontato Antonio Suleiman stesso nell’intervista rilasciata a DNA India, la scelta di dedicarsi all’industria pornografica non è stata immediata: prima Antonio ha dovuto lasciare la Siria con la sua famiglia, poi si è trovato nella condizione di dover imparare il tedesco e cercare un impiego. Alla fine Antonio ha cercato una strada dove le porte in faccia non fossero la sola risposta che un profugo siriano potesse ricevere.

Da profugo a star del porno

Nell’esperienza di Antonio le porte in faccia sono state tante, anche dopo che il ragazzo aveva frequentato un corso per imparare il tedesco e persino nel caso di impieghi per cui la conoscenza della cultura tedesca non era indispensabile, come il lavapiatti. Da sempre Antonio inseguiva il sogno di diventare un attore e di approdare un giorno a Hollywood, aspirazione che però stava diventando sempre più improbabile e distante dalla realtà in cui era costretto a vivere. La sua vita è cambiata quando l’attrice porno tedesca Heidi Adelshauzen, con cui all’epoca aveva una relazione, lo ha presentato ad alcuni produttori di film hard. Anche in questo caso la nazionalità del giovane gli avrebbe impedito di lavorare se non avesse iniziato a recitare usando un nome tedesco falso.

Gli inizi della carriera da pornostar

Antonio ha quindi contattato alcuni produttori inglesi, i quali gli hanno chiesto un portfolio fotografico e di presentarsi per un casting ad Amsterdam. Ѐ stato così che il ragazzo ha ottenuto la parte in due film girati in Belgio, incassando 500 euro per ciascun lavoro. All’epoca Antonio aveva 18 anni. Terminate le riprese dei due film, Antonio si è trovato nuovamente senza lavoro, perché ormai i produttori conoscevano la sua storia e il suo passato, ma il ragazzo non si è perso d’animo. Nonostante sul set gli fosse stato suggerito di darsi alla prostituzione, Antonio ha deciso che girare un film indipendente sarebbe stata un’opzione senz’altro migliore: con un budget estremamente ridotto, il giovane ha girato quello che è diventato il primo film pornografico arabo realizzato professionalmente.

© Facebook

Le reazioni della famiglia e sui social network

Stando a quanto raccontato da Antonio, nei film porno solitamente vengono scelti professionisti di colore o caucasici piuttosto che arabi. Il film The Arabian King è uno dei pochi in cui il protagonista è effettivamente arabo. Le riprese sono durate due giorni e sono state effettuate a Barcellona. Secondo la giovane star, questo film scardina alcuni degli stereotipi sugli arabi e propone un corpo siriano “intatto”, ovvero un corpo che non porta i segni della guerra, del terrorismo e che si differenzia dalle foto che appaiono quotidianamente sui giornali. Si tratterebbe dunque di un film pornografico che va a toccare tematiche sociali importanti. Antonio spera che in futuro anche la sua famiglia possa comprendere la sua scelta professionale, mentre non tollera altri connazionali che sui social network lo accusano di minare il cosiddetto “orgoglio arabo”.

Progetti per il futuro

Per il futuro Antonio sogna di iniziare a lavorare con produttori americani, i quali, secondo il suo giudizio, hanno una mentalità più aperta rispetto agli europei. E no, le trovate di Trump per tenere i siriani alla larga dai confini americani non gli sembrano barriere destinate a durare nel tempo che potranno fermare la sua carriera.

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Foto di copertina © Facebook

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Giulia Mastrantoni

Laureata in inglese e francese, ama scrivere e viaggiare. Legge come se non ci fosse un domani e, non appena se ne presenta l'occasione, si butta a capofitto in nuove avventure. «Da grande» vuole non doversi mai chiedere: «E se?». Ha pubblicato i racconti "Misteri di una notte d'estate" per la Ed. Montag nel 2015 e "Veronica è mia" per la Panesi Edizioni nel 2016, sulla tematica della violenza psicologica e sessuale.

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