Anche la Germania ha il suo mezzogiorno: nell’ex est stipendi più bassi del 20% e bassa industrializzazione

Foto Goodbye Lenin utilizzabile, film http://www.modenatoday.it/eventi/proiezione-goodbye-lenin-modena-9-novembre-2015.html

A trent’anni dalla caduta del Muro, l’ex Germania dell’Est continua a faticare

Ad oggi la Germania è a tutti gli effetti un paese economicamente solido, che registra il tasso di disoccupazione più basso dai tempi della riunificazione, avvenuta ormai trent’anni fa. Tuttavia, sono ancora adesso percepibili alcune ripercussioni socio-economiche derivanti dai trascorsi storici e apportate dalla divisione territoriale tra Germania dell’est e Germania dell’ovest.Secondo quanto riportato dai ricercatori dell’Istituto Halle per la ricerca economica (IWH),  la produttività e le retribuzioni nell’ex est risultano infatti inferiori del 20% rispetto al resto del Paese. Sostanziali differenze sono individuabili anche sul trattamento salariale e sulla tipologia di manodopera.

Lo studio sul confronto tra Germania dell’Est e dell’Ovest condotto dall’Istituto Halle

Nonostante il sostegno economico successivo alla riunificazione dato dagli stati dell’ovest a quelli dell’est per migliorare industrializzazione, educazione ed infrastrutture, 464 delle 500 maggiori imprese tedesche, corrispondenti al 93% del totale, si trovano nella parte ovest del Paese. Nella Germania orientale sia la produttività che i salari sono inferiori del 20%. Ad esclusione di Berlino, la differenza salariale tra una città dell’est e una dell’ovest è altissimo, con punte del 68% per Görlitz. Di conseguenza, i lavoratori qualificati provenienti da tutta l’Unione Europea tendono a trasferirsi in Germania dell’ovest piuttosto che in Germania dell’est, cercando condizioni di lavoro migliori.

Cause e possibili soluzioni

Secondo presidente dell’IWH Reint Gropp: «La politica di sovvenzioni governative destinata alla crescita delle imprese ha avuto conseguenze negative nella sua applicazione». Nonostante gli sforzi fatti, non si è riuscita a modificare la tendenza economica degli anni del muro, quando la Germania occidentale era cresciuta notevolmente, mentre quella orientale era arrivata sull’orlo della bancarotta. Per ovviare al problema, gli economisti hanno sollecitato un rafforzamento dell’economia della parte orientale, incoraggiando le aziende a trasferire le loro sedi centrali. Un maggior numero di città dell’est, inoltre, dovrebbe accogliere lavoratori stranieri altamente qualificati, evitando che il fenomeno venga relegato unicamente alla capitale. Migliori condizioni di vita e lavorative, potrebbero infatti attirare dipendenti specializzati e, allo stesso tempo, nuovi investimenti. Secondo Gropp: «È fondamentale che i politici affrontino i problemi strutturali della Germania considerandola nel suo insieme, affinché si possa diminuire il divario territoriale e anche la parte orientale possa essere sostenuta nella crescita economica». Certo, il tasso di disoccupazione nella Germania dell’Est è sceso di ben 10 punti nel periodo 2010-2016 arrivando a circa 8,5%, il dato però è ancora lontano da quello nazionale del 3,4% (agosto 2018). Da qui anche, probabilmente, la ragione del successo della destra (Alternative für Deutschland) alle elezioni nazionali del 2017 nell’ex Germania dell’est con picchi anche del 40% in alcuni stati. Dove c’è povertà (o almeno meno ricchezza) le idee di destra, purtroppo, hanno gioco facile.

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Immagine di copertina: © Goodbye Lenin 

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