Luigi Reitani: «Rileggiamo Hölderlin oggi, ribelle in un mondo che disattese le speranze»

A tu per tu con Luigi Reitani, curatore di Prose, teatro, lettere, nuovo volume dedicato agli scritti di uno dei più grandi poeti e scrittori della storia tedesca: Friedrich Hölderlin

«Credo nell’empatia, nella possibilità di entrare nella vita di altre persone capirne i sentimenti, le ragioni, i problemi – e condividerli. E credo che l’empatia ci aiuti molto a capire nella diversità che esiste. Leggere Hölderlin significa calarsi dentro la vita di un ragazzo che aveva 19 anni quando arriva la rivoluzione francese. C’è la prospettiva di un mondo diverso, non solo nella politica dove ci si aspetta un allargamento dei diritti, ma anche nei valori sociali e nei rapporti umani. Il cambiamento inizia con un modo diverso di vestirsi, con una diversa concezione della sessualità. Hölderlin, nonostante la storia familiare, (orfano di padre, un’educazione serrata nel piccolo mondo svevo e la quasi costrizione a diventare pastore protestante), decide di vivere la sua vita, di guadagnarsi da vivere facendo l’insegnante privato e di avere in tal modo la libertà di continuare a scrivere». Così Luigi Reitani ci spiega la contemporaneità di Friedrich Hölderlin e, di conseguenza, perché abbia deciso di curare la pubblicazione di Prose, teatro, lettere, volume interamente dedicato al poeta e scrittore tedesco da poco edito da Mondadori per la collana “I Meridiani”, a sua volta complemento di Tutte le liriche, pubblicato nel 2001. Ce ne parla nel suo ufficio all’interno di quell’Istituto Italiano di Cultura di cui è (apprezzatissimo) direttore dal 2015 e che lascerà a breve per naturale scadenza dell’incarico, pronto a riprendere a tempo pieno quella carriera di professore di letteratura tedesca, critico letterario e traduttore che da anni ne fanno una delle voci più importanti quando si parla di cultura tedesca in Italia e viceversa. Ascoltarlo è non solo un piacere che trascende il possibile preesistente interesse specifico per Hölderlin, ma il privilegio di poter interagire con un grande divulgatore».

Hölderlin e la prospettiva di un nuovo mondo, ieri come oggi

«La vita di Hölderlin è fulminante, si svolge nel giro di 20 anni a cavallo del XIX secolo. A poco più di 35 anni, infatti, finisce internato dopo un ricovero in una clinica psichiatrica. Per lui il mondo era talmente bello e vasto che a un certo punto in una lettera alla sorella scrisse di aver decorato la stanza in cui si trova con le carte dei quattro continenti fino a quel momento conosciuti, visto che l’Australia fino ad allora non si sapeva bene cosa fosse. Per lui era un mondo in divenire, in cui si scoprivano nuove leggi fisiche e che relativizzava tradizioni ritenute immodificabili, come se tutto fosse un’eruzione. Non a caso una delle immagini che risuona spesso nelle sue poesie, così come nel romanzo, Hyperion, in vari scritti e lettere, è proprio quella del vulcano. Negli scritti teorici questo ragazzo cerca di capire cosa sta succedendo con i suoi strumenti intellettuali. Che sono sofisticati, perché ha frequentato una delle scuole più importanti e migliori d’Europa, lo Stift a Tubinga; i suoi compagni di corso erano personaggi come Hegel o Schelling. Conosceva le lingue antiche, ma anche quelle moderne. Che fosse ebraico o francese, davanti a lui si dischiudeva un sapere immenso. E dentro a tutto questo c’è una grandissima attesa, la forza dei progetti nel futuro, ma nello stesso tempo a poco a poco anche la delusione, il fallimento, la constatazione che questo mondo non cambia, o meglio non così rapidamente come egli avrebbe sperato e alla fine la sconfitta. Che è una sconfitta generazionale e personale. Come non ci si può provare empatia verso tutto questo?»

Hölderlin, la Storia e l’amore

«La letteratura serve a vivere vite diverse dalla propria. Saremmo molto più poveri, condannati nella nostra breve esistenza nel dove siamo oggi qui e ora. Con la letteratura viaggiamo, scopriamo nuovi mondi appaghiamo il desiderio di andare altrove. Non si viaggia soltanto spostandosi fisicamente, ma anche con la fantasia, con l’immaginazione, con le parole. La letteratura apre nuovi mondi nel passato e storie straordinarie. E questa, quella di Hölderlin, è una storia affascinante, che seguiamo passo dopo passo attraverso dense lettere in cui si parla di politica e di amore. Ci troviamo raccontati lo scontro militare fra la Francia repubblicana e le potenze della vecchia Europa, di Napoleone, che è la prima figura di un condottiero che, non per famiglia o nobiltà, ma per le sue capacità, si trova a capo di un popolo e poi di un impero. In un mondo in cui i potenti erano monarchi che avevano ricevuto per eredità la corona, lui, che proviene da una famiglia di un posto emarginale d’Europa come la Corsica, fa una carriera travolgente e diventa generale, console e imperatore. E poi c’è la storia d’amore di Hölderlin con una donna della borghesia di Francoforte che ha un banchiere come marito e tre figli . Nonostante la madre gli raccomandi di sposarsi, di proseguire la carriera ecclesiastica, Hölderlin, per uscire dal Ducato, ha deciso di fare il precettore, perché è l’unico modo per non dover fare il pastore. La donna di cui si innamora non è solo bella, ma anche molto colta, ha viaggiato, ha un orizzonte più ampio dello scrittore. Hölderlin è un insegnante privato dei suoi figli. La loro relazione è fatta di pericoli, segreti e lettere, una grande storia in cui possiamo entrare attraverso gli scritti».

Hölderlin e la “mancanza di futuro”

«Ritengo che l’uomo sia un animale affamato di senso, di assoluto; nella condizione umana c’è il desiderio di dare un senso alla vita, alle azioni, di trovare risposte a delle domande. E questa ricerca di senso ci avvicina a figure che l’hanno posta in maniera radicale ed estrema. Oggi credo che siamo tutti molto disillusi rispetto ai progetti per il futuro. Siamo arrivati a un punto in cui dubitiamo della sopravvivenza della specie umana. Non è detto che ci sarà ancora tra qualche centinaio di anni o molto meno, e quindi viviamo con questa ansia della mancanza di un futuro. Questo è un problema diffuso. La mancanza di prospettive, di grandi idee, la crisi dei grandi progetti; non c’è più un’ideologia che ci convinca a pensare a un futuro migliore rispetto al presente. E questa è la differenza della nostra epoca rispetto al Novecento e alla modernità, che è nata con la scoperta di nuovi orizzonti, mondi e prospettive. Se immaginiamo un futuro, ci sembra più che altro negativo; e da questo punto di vista quello che ci accomuna a Hölderlin è sia il fallimento dell’illusione che senso di cui questa illusione è intrisa: la ricerca e la prospettiva. Se non avessimo creduto in qualcosa, non vivremmo così intensamente l’amarezza che si prova nella disillusione che, anzi, è proporzionale alle attese che vi abbiamo riposto. Viene automatico a questo punto l’invito a ragionare sul nostro rapporto con la natura, con il pianeta e sull’uso delle risorse. Un tema centrale anche in Hölderlin».

Alcuni storici come George L. Mosse hanno intravisto in questo rapporto fondamentale tra uomo e natura, raccontato tanto da Hölderlin quanto da altri esponenti del romanticismo tedesco, alcuni dei semi del pensiero nazionalsocialista…

L’ideologia nazista si basa su una percezione distorta e problematica del romanticismo, una visione molto semplicistica a cui ha contribuito anche György Lukács con il suo libro La distruzione della ragione. A mio avviso il romanticismo è l’infinito, l’altrove, il desiderio di qualcosa che non c’è, è il viaggio, ma non è assolutamente il legame con la zolla, quello è il kitsch che è stato prodotto da queste versioni novecentesche. Una delle figure fondamentali del romanticismo è quella del viandante, che trova casa soltanto nel movimento. Sono immagini che nascono nel romanticismo, con Rousseau e con Goethe. C’è una poesia di Hölderlin che si chiama “Il viandante” e che comincia con i versi: -“Sud e nord sono in me”. Nulla di più lontano dalla figura di chi si identifica con la propria terra. C’è una poesia molto bella che parla dei fiumi natali dello scrittore, e che dovrebbe quindi essere dedicata ai fiumi che attraversano la Svevia, e che è invece solo una fantasia per immaginare la Grecia. Quando sarò in Grecia, scrive Hölderlin, allora mi ricorderò della mia patria, quindi la casa è la nostalgia di qualcosa di lontano, mentre l’altrove è la nostalgia della patria. Questo è esattamente il contrario dell’ideologia dell’ancoraggio alla zolla, che invece, proprio in una lettera al fratello, Hölderlin prende in giro dicendo che se esiste un difetto dei tedeschi è che non sanno guardare al di là dell’economia domestica: è la piccineria, la parsimonia, la grettezza del non aprirsi al mondo. Hölderlin afferma che Kant sarà il Mosè della  nazione tedesca e porterà il suo popolo fuori dal deserto. La grande cultura romantica di Hölderlin, che considero un romantico, sebbene certe definizioni siano spesso problematiche e riduttive, è stata pervertita dal nazionalsocialismo.

Hölderlin e la Germania

Hölderlin non ha una “cittadinanza” tedesca, non ha un passaporto tedesco; è nato nel piccolo Ducato del Württemberg. Ha però l’idea di una nazione tedesca intesa come comunità in cui ci sono valori e disvalori. Quando pensa ai tedeschi pensa a un popolo che può essere portatore di un rinnovamento epocale che in Francia non è riuscito. La rivoluzione in Francia ha portato al terrore, a un regime militare; le guerre in Europa si sono rivelate essere non guerre di liberazione ma atti di colonialismo. I tedeschi devono diventare i nuovi greci, cioè devono farsi portatori di un’idea di civiltà, di storia, di sviluppo e umanità che in Francia è stata stritolata dall’involuzione della Rivoluzione. Essa è fallita nel suo compito e adesso tocca ai tedeschi riprendere questa bandiera dell’umanità e farsi portavoce dei valori traditi. I tedeschi hanno un compito, e qui c’è il luteranesimo di Hölderlin, ovvero l’idea che l’uomo nel mondo ha una missione, così come i popoli. Questa idea in Hölderlin è evidente. Ma parlando della Germania, in una poesia a essa intitolata, scrive che sarà senza armi, saggia nel consesso dei popoli. Queste sono le attese riposte nei tedeschi e nella Germania come nazione. C’è un abisso fra questa visione e quello che in quel momento è la Germania, divisa in centinaia di entità politiche.

Hölderlin e i tedeschi nella lettera nel romanzo Hyperion

C’è una lettera nel romanzo Hyperion, contenuta nel volume appena pubblicato, in cui Hölderlin si rivolge direttamente ai tedeschi. Si adatta a più epoche e per questo è spesso citata, ancora oggi. A parlare è Hyperion, l’omonimo protagonista del romanzo. Ha partecipato a un tentativo di insurrezione contro i turchi (la Grecia nel Settecento faceva parte dell’impero ottomano), il tentativo è fallito ed egli è stato costretto a rifugiarsi in Germania dal suo amico Bellarmin. Rievocando questa esperienza scrive:

“Fu così che arrivai tra i tedeschi, non pretendevo molto e mi aspettavo ancora meno. Giunsi con umiltà, come Edipo, cieco ed esule, dinanzi alle porte di Atene, dove lo accolse il boschetto sacri agli dei e gli vennero incontro nobili anime.

Come fu diverso, invece, ciò che a me accadde!

Barbari di vecchia data, resi ancora più barbari dal loro zelo, dalla loro scienza, persino dalla loro stessa religione, profondamente incapaci di sentire il divino, marci fino al midollo per la gioia che donano le sacre Grazie, offensivi verso ogni anima di indole buona sia nei loro eccessi sia nella loro meschinità, ottusi e privi di armonia come i frantumi di un vaso gettato via – questi, mio Bellarmin, furono i miei consolatori.

-Sono parole dure, tuttavia le pronuncio perché sono la verità: non posso immaginare un popolo più lacerato dei tedeschi. Vi trovi artigiani, pensatori, preti, ma non uomini. Vi trovo servi e padroni, giovani e gente matura, ma non uomini. Non sembra un campo di battaglia su cui giacciono mani, braccia e altre membra alla rinfusa, mentre il sangue della vita si disperde lentamente nel terreno?

Ciascuno ha il suo compito, mi dirai, e sono d’accordo. Ma ognuno deve compierlo con tutta l’anima, senza soffocare in sé le energie che discordano dal proprio ruolo; non bisogna essere in maniera letterale e ipocrita, per misera paura, solo ciò che implica il proprio titolo, si deve essere solo ciò che si è con responsabilità, con amore, solo così può esserci uno spirito nelle proprie azioni. Se ci si sente oppressi in un campo in cui lo spirito non può sopravvivere, allora bisogna allontanarsene con disprezzo e imparare ad arare. Invece i tuoi tedeschi amano attenersi al necessario, perciò da loro tutto si fa in modo raffazzonato, vi è così poco di libero e di veramente piacevole. Ci si potrebbe anche rassegnare, se almeno questi uomini non fossero completamente insensibili alla bellezza della vita, se non gravasse dappertutto su questo popolo la maledizione di un’empia mancanza di naturalezza”.

Si tratti delle tragedie di Shakespeare o di Dante nella Divina Commedia, i grandi scrittori hanno la capacità di guardare ai difetti dell’uomo, degli uomini, dei cittadini, e porre loro uno specchio in cui riconoscersi. L’invettiva di Hölderlin non è altro che il capovolgimento dell’amore per il suo popolo. E le sue considerazioni, come sempre accade ai grandi, sono da leggere allora come oggi.

Luigi Reitani – Hölderlin

Hölderlin, la poesia e il lavoro di curatore di Prose, teatro, lettere

«L’empatia e il racconto di un mondo passato non sono le uniche ragioni per cui valga la pena leggere Hölderlin, oggi. A queste dobbiamo aggiungere la bellezza dei versi, del ritmo, delle parole, della costruzione della frase. Il puro piacere della lettura, che un italiano può vivere nella traduzione al tempo stesso con un vantaggio e uno svantaggio, perché naturalmente non si tratta di una lettura in tedesco ma in un italiano moderno e non del Settecento. Sia io che gli altri traduttori coinvolti nella pubblicazione abbiamo cercato di rendere le parole di Hölderlin in un italiano contemporaneo. C’è una mediazione linguistica e culturale. Nel secondo volume il mio lavoro è stato principalmente curare il percorso di lettura con delle informazioni, mentre nel primo volume c’era anche un lavoro di traduzione, ma si tratta sempre di un lavoro di mediazione culturale, ovvero di creare un ponte fra noi e questa storia di 250 anni fa. Però, se non usciamo da quest’idea che la contemporaneità sia il vivere soltanto qui e ora, siamo veramente poveri e siamo condannati alle nostre piccole esistenze. L’empatia della lettura ci permette di guardare oltre quello che siamo, ci permette di vivere in altre epoche e culture. Questa è la ragione per cui penso che la lettura, quando si tratta di grandi testi e scrittori, sia una cosa che amplia la nostra conoscenza, il nostro mondo e che ci rende un po’ meno poveri rispetto alle nostre esistenze quotidiane».

(Intervista trascritta grazie al prezioso contributo di Elisa Carollo)

Prose, teatro, lettere

di Friedrich Hölderlin

volume (CXLV+1.770)

a cura di Luigi Reitani. Comprende: il romanzo Hyperion (tradotto da Adele Netti), la tragedia Empedocle (tradotta da Cesare Lievi e con revisione del testo critico tedesco a cura di Luigi Reitani); gli Scritti teorici (tradottI da Mauro Bozzetti, Elsbeth Gut-Bozzetti e Luigi Reitani)k le Lettere (tradotte da Andreina Lavagetto).

Mondadori, collana I Meridiani

prezzo 80 €, acquistabile sia online che in libreria

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Photo Cover: © Luigi Reitani

Andrea D'Addio - Direttore

A Berlino dal 2009, nel 2010 ha fondato Berlino Magazine prima come blog, dopo come magazine. Collabora anche con AGI, Wired, Huffington Post, Repubblica, Io Donna, Tu Style e Panorama scrivendo di politica, economia e cultura, e segue ogni anno da inviato i maggiori festival del cinema di tutto il mondo.

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