5 consigli per fare amare la musica techno secondo l’eccezionale dj e composer Riccardo Moretti

Foto presa dal profilo facebook di Riccardo Moretti

Da Città del Capo a Berlino per poi volare ad Ibiza. Riccardo Moretti, in arte TribalNeed, è uno dei più apprezzati dj e street-musician di musica techno al mondo.

Riccardo Moretti è un’istituzione internazionale della musica techno. Se in Italia il suo nome vero, o quello d’arte, TribalNeed, non vi dicono nulla è solo perché da quasi 15 anni vive in Sud Africa. Berlino è una delle città in cui torna più spesso quando viene in tour in Europa. Per noi di Berlino Magazine è stata l’occasione per chiedergli cosa ne pensa della musica techno.

1) La musica techno non deve annoiare

«Quando si entra in qualche locale molto spesso ci capita di ascoltare delle tracce techno che iniziano con il rumore della cassa a mille. Così facendo la struttura del brano è quasi prefissata. Bisogna, dunque, scardinare la struttura classica di quello che viene concepito come techno».

2) Per produrre la musica techno bisogna abbandonare l’uso del computer

«Bisogna  essere il più naturali possibile con il modo di suonare, con tutti gli errori tecnici che questo potrebbe comportare. Il pubblico deve sentire che le cose che stai suonando vengono prodotte dall’uomo e non da un sequencer o da una batteria elettronica, in cui i ritmi sono quasi sempre prefissati. La musica deve uscire dall’uomo».

3) Avere un’interazione col pubblico

«È importante far ascoltare ciò che produci a un pubblico di essere umani. L’interazione col pubblico è fondamentale per capire che effetto ha la mia musica sulle persone. Ciò comporta anche l’importanza del contesto in cui sto suonando, proprio perché voglio che la gente debba fisicamente vedere come suono e quello che sto facendo».

4) Realizzare un vero e proprio spettacolo

«Ognuno di noi deve avere un proprio modo di suonare. Io, per esempio, ho un modo tutto mio di suonare. Non mi trovo dietro a un desk in piedi oppure dietro a una tastiera con il tre piede. Io sono seduto per terra, tutto è per terra. È come se fossi un bambino con tutti i miei giochini intorno e la gente dall’alto, come in un teatro greco, vede cosa faccio. La gente ha modo così di vedere quando utilizzo il looper o suono il didgeridoo. Ciò che propongo è un vero e proprio spettacolo».

5) Avere una poetica propria

«Nel mio caso è cercare di toccare le corde più intime delle persone che mi stanno di fronte. Cercare di farle riflettere: non è soltanto una questione di muoversi o ballare col drink in mano, ma cercare di far fare loro un percorso intimo o un viaggio dentro se stessi. Elaborare una poetica sottostante alla musica, un insieme di significati veicolati attraverso i suoni. Bisogna avere un’idea di quello che si vuole trasmettere. La poetica può essere in qualsiasi forma d’arte, che sia la poesia, la pittura o la scultura. L’idea è non fare le cose a caso perché va di moda o altro, ma avere un’idea di cosa una persona vuole comunicare».

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Foto di copertina: Riccardo Moretti.

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