A Berlino la mostra sull’irresistibile Pop Art di Eduardo Paolozzi

Eduardo Paolozzi

La Berlinische Galerie dedica una vasta retrospettiva al co-fondatore dell’Independent Group dando particolare attenzione al suo periodo berlinese.

Nato a Edimburgo da genitori italiani, Eduardo Paolozzi è unanimemente considerato uno degli artisti più innovativi del ventesimo secolo. Co-fondatore dell’Independent Group (gruppo radicale di artisti britannici che dall’inizio degli anni ’50 hanno criticato le convenzioni del modernismo aprendo la strada alla Pop Art), i suoi Bunk! collage del 1952 – presenti in mostra – sono ritenuti le prime opere della Pop Art. La mostra della Berlinische Galerie, organizzata in collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra (già ospite nel 2017 di una grande retrospettiva dedicata all’artista), non si limita però al periodo Pop di Paolozzi. La curatrice Stefanie Heckmann ha voluto infatti realizzare un percorso cronologico che evidenzia le opere più sperimentali di Paolozzi dagli anni ’40 ai ’70 dedicando spazio alla permanenza berlinese dell’artista tra il 1974 e il 1975.

Eduardo Paolozzi
© Costanza Morabito

Dal surrealismo a visioni distopiche, passando per sculture meccanomorfe, coloratissimi collage e sistemi modulari


La mostra prende il via con le prime opere di Paolozzi: sculture e disegni in cui sono ancora forti le influenze del surrealismo, ma anche di Picasso e Giacometti, eppure dove già comincia a emergere una cifra personale e un interesse per la cultura popolare. Nella grande sala posta al centro della retrospettiva si ripercorre l’evoluzione dei temi e delle forme di Paolozzi dagli anni ’50 in poi, quando l’artista rompe con le convenzioni artistiche vigenti e ricerca una tecnica moderna: inizia così a utilizzare nelle sue sculture elementi prefabbricati, assemblandoli con un procedimento che ricorda la produzione industriale. Così alle superfici ruvide dei bronzi del dopoguerra si sostituiscono forme più levigate e sculture modulari. Alle pareti le serie di stampe e di collage si succedono con i loro colori esplosivi che avvolgono i contorni dei soggetti ritagliati dai giornali, avviluppandoli in un movimento frenetico. Al centro delle opere di questi anni una nuova iconografia umana, meccanomorfa, che culmina nella cupa serie Conditional Probability Machine, dove l’uomo è ridotto a manichino o a modello anatomico, quasi come in una visione distopica alla J. G. Ballard.

Eduardo Paolozzi
© Costanza Morabito

Il collage come strategia del contemporaneo

Trait d’union delle opere in mostra è la tecnica del collage, che l’artista applica anche alle tre dimensioni. “Modern experience is one big collage”, così commentava Eduardo Paolozzi il suo amore per quella che per lui era una vera e propria strategia artistica, quella più adatta a rappresentare il frammentario caos della contemporaneità.

Eduardo Paolozzi
As Is When © Costanza Morabito




Eduardo Paolozzi a Berlino

Quando arriva a Berlino nel 1974, invitato dal DAAD a partecipare al programma Artists-in-Berlin, Paolozzi ha già chiuso la sua fase pop. Nel suo atelier al numero 79 di Kottbusser Damm, egli si concentra piuttosto su un nuovo tipo di opere, ispirate alla musica e per la prima volta totalmente astratte (tra gli esempi in mostra The Ravel Suite e Calcium Light Night). Del tutto diverso dalla Factory di Andy Warhol, l’atelier di Paolozzi era disordinato, poco scintillante, ricoperto da un mosaico tridimensionale di forme astratte in gesso dall’iconografia meccanica. Anche se i luoghi pubblici di Londra sono costellati di opere di Paolozzi (dalla scultura fuori dalla stazione di Pimlico, alla gigantesca Head of Invention all’esterno del Design Museum) e i londinesi sono soliti sfrecciare la mattina accanto al mosaico dell’artista nella stazione di Tottenham Court Road, in pochi sanno che nel 1975 Paolozzi aveva realizzato un grande murale sulla facciata di un edificio a Charlottenburg, sulla Kurfürstenstrasse 87. Il murale, che oggi non esiste più, in occasione della retrospettiva è stato riportato sul muro della sala dedicata al periodo berlinese di Paolozzi e presenta una composizione astratta che può ricordare un circuito elettrico o una complicata mappa architettonica.

Eduardo Paolozzi
Ricostruzione del murale sulla Kürfustenstrasse 87 © Costanza Morabito
Eduardo Paolozzi
Eduardo Paolozzi, Bunk: Evadne in Green Dimension, 1952−1972 © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018
Eduardo Paolozzi
© Costanza Morabito
Eduardo Paolozzi
Eduardo Paolozzi, As is When: Wittgenstein the Soldier, 1965 © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018
Eduardo Paolozzi
© Costanza Morabito
Eduardo Paolozzi
Eduardo Paolozzi, Pop Art Redefined (Lots of Pictures – Lots of Fun), 1971 © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018
Eduardo Paolozzi
Eduardo Paolozzi, Bunk: Vogue Gorilla with Miss Harper, 1950−1972 © Trustees of the Paolozzi Foundation, Licensed by/VG Bild-Kunst, Bonn 2018

 

Eduardo Paolozzi. Lots of Pictures – Lots of Fun

presso la Berlinische Galerie

Alte Jakobstraße 124–128, Berlino (Kreuzberg)

Dal 9 febbraio al 28 maggio 2018

Dal mercoledì al lunedì dalle 10:00 alle 18:00

Biglietti €8 (intero), €5 (ridotto); ogni primo lunedì del mese €4; entrata gratuita fino a 18 anni

Per ulteriori informazioni visitare il sito della Berlinische Galerie

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