Berlinale: Ave, Cesare! dei fratelli Coen: 5 buoni motivi per vederlo (e uno per non andarci)

La 66esima Berlinale si apre con Ave, Cesare! (Hail, Caesar!) dei fratelli Coen. L’aspettativa generale era alta e prova ne é che abbiamo dovuto letteralmente correre e litigare per accaparrarci i posti in sala per la proiezione dedicata alla stampa. I Coen sono da oltre vent’anni tra i registi più apprezzati di Hollywood, autori di capolavori come Arizona Drea, Il grande lebowskyNon è un paese per vecchi, A serious man e tanti altri ancora. Qui raccontato ventisette ore di vita di Eddie Mannix, un “fixer” (colui che risolve i problemi durante la lavorazione di un film) nella Hollywood degli anni cinquanta, alle prese con un attore sequestrato, un’attrice single incinta, un regista che non sopporta una nuova stella che gli è stata imposta dalla produzione e una giornalista desiderosa di pubblicare uno scoop sull’omossessualità di due importanti figure degli Studios. Insomma, tanta carne al fuoco. L’aspettativa era ripagata?

Ecco cinque buoni motivi per andarlo a vedere e uno per non andarlo a vedere.

1. Per ammirarne il cast: definirlo stellare sarebbe riduttivo. È vero che non sempre i grandi nomi di Hollywood sono garanzia di qualità della pellicola ma è anche vero che è impossibile restarvi indifferenti. Per cui eccovi l’elenco degli attori: Josh Brolin, George Clooney, Ralph Fiennes, Scarlett Johansson, Tilda Swinton, Channing Tatum, Jonah Hil..ad alcuni è stata data solo una battuta, altri, come Dolph Lundgren, sono stati addirittura tagliati via dall’ultimo montaggio.

2. Per rivedere Scarlett Johansson lavorare con i fratelli Coen dopo 15 anni. L’uomo che non c’era era datato 2001. Fu il film che lanciò la stella dell’attrice allora diciassettenne. Interpretava una bambina ingenua, bella e provocante senza saperlo. In Ave, Cesare! è una donna di mondo, attrice stressata che aspetta un bambino neanche lei sa  da chi. Sembra la chiusura di un cerchio narrativo, ma chissà che non ci sia un terzo capitolo dei questa collaborazione…

3. Perché i Coen respirano cinema “passato” da sempre e vederli ambientare una pellicola nella Hollywood anni ’50 è un’occasione da non perdere : luna Hollywood in technicolor vista da dietro le quinte, tra giornalisti a caccia di scandali, attori dalla vita turbolenta e teatri di posa faraonici, il tutto contornato dalla velata presenza di pseudo comunisti, all’epoca incubo dell’amministrazione americana e la ancor più inquietante ombra dell’avvento della tv.

4. Per chiudere la trilogia dello stupido dedicata a George Clooney: fin dalla sua prima ideazione, datata 2004, Ave, Cesare! avrebbe dovuto rappresentare il terzo capitolo di una trilogia dedicata ad un personaggio stupido sempre interpretato da George Clooney e già composta da Fratello, dove sei? e Prima ti sposo, poi ti rovino. Clooney è autoironico, ama distruggere la sua immagine di latin lover impegnato politicamente. Anche qui riesce nel suo intento anche se il vero protagonista della pellicola è il fixer Josh Brolin…

5. Per il risolvi problemi: una figura che compare spessissimo nella cinemtografia americana. Il tizio che per lavoro risolve i casini altrui, ammesso che si tratti di gente famosa e di conseguenza facoltosa. Ci basta pensare al Mr. Wolf di Pulp Fiction o al più recente Ray Donovan nella omonima serie tv, queste figure che fanno ormai parte dell’immaginario collettivo e sempre affascinanti.

E poi…il motivo per non andare a vedere Ave, Cesare!

Perché nonostante il cast, nonostante le trovate geniali (come lo splendido dibattito tra preti cattolici, protestanti, ortodossi e il rabbino sulla rappresentazione di Cristo nei film), nonostante le facce di Clooney e l’amore che traspare per una Hollywood pazza, ma suggestiva, il film è sflacciato, sembra un insieme di storie unite tra loro in maniera poco coesa, quasi pretestuosa. Il paradossale non convince mai abbastanza da rendere tutto divertente come i Coen vorrebbero. Strano a dirsi, ma ci si annoia.

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Paco Romito

Barese e fiero figlio degli anni 80, non porto spalline e capelli cotonati ma chiedetemi il titolo di qualche film o telefilm (all'epoca non si chiamavano ancora SERIE) di quegli anni e non solo annuirò compiaciuto, vi canticchierò anche la sigla. Ho giocato per 10 anni a football americano, non è rugby, anticipo la domanda. Uno sport che mi ha insegnato moltissimo sul lavoro di squadra e sul sacrificio ma anche sul fatto che i quarterback cuccano solo negli USA. Sono a Berlino da gennaio 2015 e intendo restarci.

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