Berlinale: Una mujer fantastica, la recensione del film sulla storia di una transgender

Il regista cileno Sebastián Lelio, già vincitore nel 2013 dell’orso d’argento per la migliore attrice con il film Gloria, torna alla Berlinale con la sua nuova pellicola Una mujer fantastica.

La trama

Il film racconta la storia di Marina (Daniela Vega), giovane donna transgender alle prese con l’improvvisa morte del compagno Orlando per aneurisma. Marina non dovrà soltanto lottare con il dolore del lutto, ma anche con il rifiuto da parte dei figli e della ex moglie del defunto compagno che non accettano la sua presenza ai funerali né rispettano la sua sofferenza. Ai loro occhi l’identità sessuale di Marina rappresenta una perversione, una malattia da tenere lontana anche a costo di cancellarla dal passato di Orlando, che aveva lasciato la famiglia per stare con la donna (transgender) che amava.

Il ritratto impeccabile di una donna fantastica

«Sono terribilmente attratto da donne fantastiche» ha spiegato in conferenza stampa il regista che tre anni dopo Gloria conferma la sua bravura nel ritrarre la protagonista del suo nuovo film. Marina rappresenta una donna considerata “diversa”. Lelio descrive efficacemente le sue umiliazioni: in maniera imparziale, semplicemente mostrandole e mettendo a fuoco la protagonista, interpretata dall’intensa Daniela Vega. Marina deve subire orribili pressioni da parte della ex famiglia di orlando: prima dovrà riconsegnare la macchina del compagno, poi lasciare l’appartamento, infine dovrà separarsi dal cane che le era stato affidato. «Non rubare nulla» le viene intimato, come se la sua transessualità fosse un virus in grado di scatenare la cleptomania. Sebbene ci sia una chiara denuncia verso la falsità degli ambienti della borghesia cilena, Una mujer fantastica è una storia universale, che potrebbe essere ambientata in qualsiasi Paese occidentale (pseudo)civilizzato.

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Foto di copertina: Una mujer fantástica | A Fantastic Woman – Competition 2017 – CHL/USA/DEU/ESP 2017 – by: Sebastián Lelio – Daniela Vega

Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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