La Donna di Fango: l’universo femminile e la realtà rurale cilena in mostra alla Berlinale

La Donna di Fango narra la storia di Maria, una quarantenne che vive a Las Flores, piccolo villaggio a nord del Cile al confine con l’Argentina. Vive da sola senza un compagno in una casa rurale molto scarna insieme a sua figlia Teresa.

Dopo aver lasciato 10 anni prima il vecchio lavoro come bracciante, nelle numerose piantagioni della zona, decide di farci ritorno, con l’intento di mettere da parte dei soldi per raggiungere suo fratello nella capitale.

Prima di partire accompagna sua figlia da Rosa, amica e vicina di casa, la quale fa dono a Maria di un piccolo televisore portatile, col quale potrà distrarsi e ascoltare anche un po’ di musica, dice la donna. In valigia, prima di partire non dimentica di infilare tra i suoi oggetti personali scarni e modesti una pistola, precedentemente nascosto nel fango e nel sudiciume.
L’arma ci lascia presagire il motivo per il quale non era più tornata in quel luogo. Al suo arrivo infatti si troverà subito faccia a faccia con le paura che l’aveva tenuta lontana: Raul, il capo, col quale era rimasta coinvolta in gioventù e dal quale era rimasta incinta di sua figlia.

Sul lavoro, fa amicizia con Violeta una ragazza molto più giovane di lei dai capelli tinti di biondo e l’aria spavalda. Sotto la sua sfacciataggine si mostrerà in realtà molto fragile e sola. Le due donne legano molto, in un mutuo aiuto. La sera le due donne guardano la piccola tv di Maria, in cui una sera vedono una giovane modella interamente coperta di fango, con cui, diceva la voce del messaggio televisivo la pelle diventava ancora più bella.

L’intero film è cadenzato dai ritmi lavorativi molto lenti e faticosi, alternati da pause necessarie per il caldo eccessivo e la polvere dei campi.
Le inquadrature mostrano particolari molto intimi della vita quotidiana delle donne, come le docce e il sangue mestruale. Il tutto privo di voyeurismo, come a voler mostrare i particolari della vita di quelle donne senza escludere niente, nemmeno le scene più ovvie del vivere quotidiano.

Il personaggio di Maria viene presentato come una creatura rara, ingenua ma al tempo stesso molto forte. La macchina da presa spesso indugia sui suoi sguardi stralunati e fissi nel vuoto, riportati alla realtà da oggetti in movimento o insetti che le volano sul viso.
Grande importanza assume l’acqua, elemento molto presente nella sua abbondanza nelle scene dei fiumi e nella siccità, esprimendo il concetto del “non c’è da bere per tutti”.

Scopo del film è quello mostrare la realtà del lavoro agricolo in Sudamerica e in particolare quello dei lavori stagionali nelle fattorie cilene, mostrando un microcosmo femminile così com’è. Non c’è nessun giudizio nel lavoro del giovane regista Sergio Castro San Martin, ma solo il suo occhio attento che registra e mostra fatti reali trovati in attraverso la sua ricerca sul luogo.

Preziosa e encomiabile è l’interpretazione di Catalina Saavedra, la quale recita il ruolo di Maria, in maniera così naturale da riuscire a fatica a separarla dal personaggio di finzione, rendendola una delle attrici migliori dei film sinora in gara alla Berlinale senza nulla da invidiare alle più famose star hollywoodiane.

Il film è attualmente in mostra alla Berlinale nelle seguenti date:

Venerdì 6 Febbraio ore 09:30 CinemaxX 6
Venerdì 6 Febbraio ore 22:00 Kino Arsenal 1
Sabato 7 Febbraio ore 11:00 CineStar 8
Domenica 8 Febbraio ore 22:00 CinemaxX 4
Domenica 15 Febbraio ore 21:30 Delphi Filmpalast

Per informazioni relative a costo e modalità di acquisto del biglietto rinviamo al sito ufficiale.

Mariarca Guglielmo

Una napoletana atipica a cui piace il freddo e il rumore della pioggia. Con la passione per la cucina, la fotografia, il reiki e tutto ciò che richieda creatività. Resto spesso nel mio mondo, mi sono sempre sentita come in una bolla di vetro, quelle che quando le capovolgi scende giù la neve.

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