Germania, c’è un problema pensioni: giovani a rischio povertà o costretti a lavorare per sempre

Come un po’ tutta l’Europa, anche la Germania deve fare i conti con un’aspettativa di vita fortemente cresciuta e un tasso di natalità crollato ai minimi storici (eccezion fatta per la popolazione migrante). L’invecchiamento della società tedesca rende il problema pensioni sempre più pressante, quasi ingestibile. Sempre meno popolazione attiva, infatti, deve pagare per un numero di pensionati in continuo aumento. La fosca prospettiva, secondo l’Organizzazione per la collaborazione economica e lo sviluppo  (Organisation für wirtschaftliche Zusammenarbeit und Entwicklung, OECD), è che in Germania le pensioni del futuro saranno sempre più basse e l’età pensionabile sempre più posticipata.

Boom di pensioni integrative. «Questo trend è un problema molto serio, sottovalutato dalle giovani generazioni», ha dichiarato un portavoce dell’OECD alla Deutsche Welle. Se l’importo della pensione non desta troppe preoccupazioni in chi guadagna bene, la questione si fa invece delicata per chi riceve uno stipendio inferiore alla media o è stato disoccupato per lunghi periodi. L’assistenza sociale in età pensionabile, infatti, non prevede contributi particolarmente cospicui e per quei lavoratori che hanno già difficoltà ad arrivare alla fine del mese appare irrealistico provvedere privatamente a una pensione integrativa. Soluzione che, ad ogni modo, si fa sempre più frequente in Germania. Ralf Stegner dell’SPD rileva però la contraddizione insita in questo sistema: «quelli che avrebbero bisogno della previdenza complementare non se la possono permettere; quelli che invece possono permettersi di versare contributi integrativi, non ne avrebbero realmente bisogno».

Costretti al lavoro permanente. O alla povertà. Secondo gli esperti dell’OECD, in un tale scenario sembra inevitabile che i cittadini tedeschi debbano lavorare sempre più a lungo. In Germania la soglia dell’età pensionabile è già stata innalzata dai 65 ai 67 anni. Il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble vorrebbe elevarla ulteriormente: per il momento non è stata fatta una proposta precisa, ma dal suo staff risuona una parola d’ordine: flessibilità. Molte forze politiche si mostrano critiche verso questa soluzione e così si finisce per guardare all’altro lembo di una coperta sempre troppo corta, vale a dire a un ulteriore abbassamento delle pensioni. Scelta che però appare impraticabile, specie nei casi di chi già vive al limite della soglia di povertà. Secondo Hermann-Josef Tenhagen, esperto di finanza del magazine online Finanztip, chi oggi riceve il salario minimo (il Mindestlohn, che dal 2015 in Germania ammonta a 8,50 euro lordi l’ora per la maggior parte dei lavoratori) rischia di dover lavorare 63 anni per una pensione di 840 euro.

Reperire i fondi pensione con nuove strategie. Di fronte a un quadro dalle tinte così fosche, il governo tedesco sta pensando di rovesciare il tavolo da gioco e di introdurre nuove soluzioni per reperire i fondi pensione. Se una tassazione delle pensioni è già stata introdotta nel 2005, per il futuro il Bundesregierung medita di trovare i soldi introducendo una tassa apposita, anziché trattenere una quota dalla busta paga dei lavoratori. Si tratta solo di ipotesi; ciò che pare certo, in una Germania opulenta ma sempre più anziana, è che si preannunciano tempi difficili per i pensionati.

Foto di copertina: Rente © Bankenverband – Bundesverband deutscher Banken – CC BY-SA 2.0

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Gianpaolo Pepe

Laureato in filosofia politica e giornalista pubblicista, i suoi interessi spaziano da Hegel alle pagelle ignoranti di Calciatori Brutti. Dal 2014 coltiva un'insana passione per la cultura e la lingua tedesche, ancora non del tutto ricambiato.

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