Germania, prove di intervento anti-terrore? Cresce (e non di poco) la spesa militare

La lotta al terrorismo internazionale continua, una battaglia combattuta sia sul campo che sul suolo nazionale, attraverso le varie misure di sicurezza adottate negli ultimi tempi in tutta Europa. Per noi europei le minacce più gravi vengono dall’estremismo islamico, ma non bisogna dimenticare le guerre civili e la criminalità organizzata che affliggono realtà più lontane. Cosa fare allora per rispondere a queste minacce? La risposta, per molti Paesi, sembra essere aumentare la spesa militare, almeno secondo il rapporto 2015 del think tank britannico International Institute for Stategic Studies. In particolare paesi come Russia e Cina hanno aumentato il proprio arsenale bellico ma gli investimenti militari sono aumentati anche in America Latina e in Medio Oriente.

Europa a rischio? Nonostante gli impegni Nato, soltanto Gran Bretagna, Francia, Grecia, Polonia ed Estonia rispettano il target del 2% del Pil da devolvere alle spese militari. Per questo motivo lo scorso gennaio il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha criticato il taglio alle spese belliche dei paesi europei. Dello stesso avviso è il presidente Obama, che durante la sua visita ad Hannover dello scorso aprile ha sottolineato la necessità di un maggiore impegno europeo nel settore della difesa. Questi richiami sembrano aver avuto il loro effetto in Germania, dove si è deciso di aumentare la spesa militare.

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Photo: Ursula von der Leyen © Olaf Kosinsky CC 3.0

La Germania ha bisogno di più uomini e armi. Il ministro della Difesa tedesco Ursula von der Leyen (CDU) ha annunciato martedì scorso un aumento delle spese belliche. Una decisione storica per la Germania che dopo l’unificazione aveva sempre diminuito il proprio budget militare. Secondo il ministro tale scelta è imposta dal nuovo quadro geopolitico internazionale e dalle tante minacce contro cui anche l’Europa è chiamata a combattere. Per questo motivo von der Leyen ha deciso di aggiungere 14.300 soldati alla Bundeswehr e di far passare il budget destinato alle spese belliche da 34,2 miliardi a 39,2 miliardi di euro entro il 2020. Inoltre, decenni di tagli hanno causato l’obsolescenza dell’arsenale militare tedesco, che deve essere modernizzato per poter affrontare le sfide che l’esercito sta affrontando in Siria, Mali, Libano e nelle altre missioni militari in cui è impegnato.

La spesa militare italiana. Mentre la Germania sceglie di aumentare l’arsenale bellico, negli ultimi anni l’Italia ha effettuato una diminuzione della spesa per la difesa. Secondo il Rapporto Nato 2015 il taglio italiano è stato del 12,4%, il più forte tra i 28 alleati. Questo ha ovviamente delle conseguenze a livello della gestione e del mantenimento dell’apparato militare, nonostante si continuino a comprare nuove sofisticate armi. Al momento però l’Italia destina alle spese militari solo lo 0,95% del proprio Pil, restando ben al di sotto del target Nato del 2%. Ma non è l’unica a non rispettare i propri impegni internazionali: nonostante il piano di von der Leyen, per raggiungere il target del 2% la spesa militare tedesca dovrebbe aumentare a  60 miliardi di euro e non a 39,2.

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Foto di copertina © Bundeswehr © CC 2.0

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