Germania, un robot per insegnare il tedesco ai piccoli rifugiati

Che i robots o droidi che dir si voglia prima o poi avrebbero fatto parte delle nostre vite lo sapevamo, da sempre l’uomo sogna esseri artificiali che possano sostituirlo in diverse mansioni e altrettanto da sempre scienziati e scrittori si rincorrono nel progettarli e immaginarli. Mentre Google e la Nasa testano i primi computer quantici, così avanzati da essere teoricamente in grado di prevedere il futuro, in altri ambiti si vola più basso anche se relativamente e si punta alla risoluzione di problematiche molto più comuni.

Esattamente quello che stanno facendo i ricercatori dell’università tedesca di Bielefeld in Renania. Come riporta Newsweek, l’idea è quella di utilizzare dei piccoli robot dalle sembianze umane per insegnare la lingua tedesca ai piccoli rifugiati. Il programma messo a punto dagli studiosi si dipanerà in circa 3 anni e verificherà la possibilità di insegnare in maniera semplice e veloce il tedesco a bambini tra i quattro e cinque anni, il tutto tramite un tablet e i “NAO” per l’appunto i piccoli robot, alti solo 60 centimentri prodotti dalla azienda francese Aldebaran.

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Workshop con NAO @Stephen Chin

Insegnare individualmente ad ogni bambino la lingua è chiaramente un compito impossibile per il personale dei kindergarten” ha dichiarato il professor Stefan Kopp esperto di intelligenza artificiale, ma se a farlo fossero i piccoli robots le cose sarebbero molto più semplici. Ognuno di questi piccoli gioielli della tecnica ha un costo di 7 mila euro, dispongono di un sistema operativo di base e di vari sensori tra cui telecamera e microfono, gli acquirenti possono creare e installare i propri programmi personalizzati facendo in modo che il piccolo droide esegua i compiti più disparati. L’idea del dottor Kopp e dei suoi colleghi e quella di creare un programma che renda i robots in grado di capire il livello linguistico dei bambini in modo da adattare il programma di insegnamento ad ognuno di essi, l’idea è semplice e al contempo geniale.

Prima che i Nao possano fare il loro ingresso nelle aule dovranno passare circa diciotto mesi, infatti il software sarà testato in laboratorio e perfezionato. Appare comunque chiaro come nel caso di un risultato positivo esso segnerebbe un altro importante passo verso un futuro in cui macchine dalle fattezze umane saranno parte del nostro quotidiano. C’è solo da augurarsi che il piccolo e tenero Nao non diventi il progenitore del meno amichevole Terminator.

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Photo CC BY SA 2.0

Paco Romito

Barese e fiero figlio degli anni 80, non porto spalline e capelli cotonati ma chiedetemi il titolo di qualche film o telefilm (all'epoca non si chiamavano ancora SERIE) di quegli anni e non solo annuirò compiaciuto, vi canticchierò anche la sigla. Ho giocato per 10 anni a football americano, non è rugby, anticipo la domanda. Uno sport che mi ha insegnato moltissimo sul lavoro di squadra e sul sacrificio ma anche sul fatto che i quarterback cuccano solo negli USA. Sono a Berlino da gennaio 2015 e intendo restarci.

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