Gottfried Benn e la poesia dell’ingannevole speranza

È stato uno dei grandi poeti del ‘900 tedesco Gottfried Benn, insieme a Brecht e Celan, ma viene spesso dimenticato, forse per la sua natura schietta e riservata, per il suo rifiuto innato del mondo contemporaneo e dei suoi meccanismi sociali, elementi che lo hanno sempre tenuto a distanza dalla galassia melmosa di critica e letteratura da salotto. Il dolore, la stanchezza verso il tempo e infine un’intima consolazione: quella di accovacciarsi nella semplicità della gente comune, nel sogno di un inganno personale che in qualche modo si trasforma in speranza.

Gottfried Benn, Ultima primavera

Prendi in te le forsizie nel profondo
e quando viene, anche il sambuco al sangue
rimescola, alla tua gioia e miseria,
al cupo fondo cui sei destinato.

Lente giornate. Tutto superato.
E non chiedi se è fine o se principio,
cosí forse le ore porteranno
te ancora fino a giugno con le rose.

Gottfried Benn, Letzter Frühling

Nimm die Forsythien tief in dich hinein
und wenn der Flieder kommt, vermisch auch diesen
mit deinem Blut und Glück und Elendsein,
dem dunklen Grund, auf den du angewiesen.

Langsame Tage. Alles überwunden.
Und fragst du nicht, ob Ende, ob Beginn,
dann tragen dich vielleicht die Stunden
noch bis zum Juni mit den Rosen hin.

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Foto di copertina: Rose © luci CC BY-ND 2.0

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