Arriva anche nelle sale tedesche Grace di Monaco: il coraggio di una principessa e le fragilità di una donna

Una vecchia pellicola sgranata mostra un paesaggio in movimento, una macchina decappottabile ospita al suo interno un uomo con un cappello dalle falde large e una donna dai capelli biondi e un mantello bianco sulle spalle: un set cinematografico, tanti applausi, fiori e lacrime per l’ultima scena. Lei, Grace Kelly, interpretata dal premio oscar Nicole Kidman, siede nel suo camerino, innanzi alla sua immagine riflessa allo specchio. Con sguardo presente e ingenuo osserva il suo volto perfetto, mentre alla radio annunciano il suo imminente matrimonio col principe Ranieri III, regnante del principato di Monaco.

Grace di Monaco non vuole essere il racconto biografico di Grace Kelly, ma di un preciso periodo storico della sua vita a cavallo tra il 1961- 62. In quell’epoca l’incantevole Grace è già sposata col principe Ranieri, è madre dei suoi due figli Carolina e Alberto e non ha più recitato dopo il matrimonio.
Il principato di Monaco grava in grandi difficoltà finanziarie. Da sempre vincolato ad una forte dipendenza con la Francia, vede in quegli anni la dura politica di De Gaulle che per fronteggiare le evasioni fiscali nel principato dove l’imposizione fiscale è molto più leggera, scoraggia gli investimenti con forti tassazioni e un rigido controllo tra il confine francese e quello del principato. Tim Roth interpreta un ombroso e introverso principe Ranieri. Un uomo d’altri tempi, colleroso, il cui obbiettivo è di mantenere in piedi la famiglia, che sia quella del suo piccolo nucleo famigliare o quella estesa al suo regno. Seppur non aderente al carattere del principe, tanto criticato della famiglia Grimaldi, il suo personaggio viene presentato nella fragilità di un uomo abituato a dover mostrare la sua austerità che poco combacia con la figura di una moglie americana, forte e moderna che dice quello che pensa senza paura delle conseguenze. Ranieri viene anche mostrato come un uomo innamorato e incredulo di aver sposato egli stesso la donna più bella del mondo.
Sullo sfondo appaiono alcuni personaggi famosi dell’epoca come il miliardario Onassis e la divina Maria Callas, interpretata da Paz Vega. Proprio lei le rivelerà durante una cavalcata cosa vuol dire essere sé stessi: fare quello per cui siamo venuti al mondo, che è nascosto dentro di noi e che solo noi sappiamo tirar fuori. Nel suo caso la Callas non avrebbe mai potuto rinunciare al canto.

L’attrice è soprattutto mostrata come donna, al di là delle etichette. Una donna forte, piena di sogni, d’amore e di incertezze. Una donna della sua epoca, il cui compito principale è quello di essere moglie e madre. Quel preciso periodo storico, sarà determinante per la sua trasformazione da icona Hollywoodiana a principessa. Sposare un principe infatti, è il sogno nel cassetto di ogni donna e Grace conserva ancora tutta la freschezza di una bambina che sogna ad occhi aperti e che compie una scelta senza troppo pensare alle conseguenze. Nella parte iniziale del film viene mostrata la scena in cui Hitchcock, si reca fino in quel piccolo pezzetto di mondo che è il principato, per offrirle il ruolo di Marnie. Grace rimane molto colpita da questa proposta e da qui parte la sua profonda crisi d’identità. Da un lato c’è un marito impegnato nella politica, un regno in cui si parla una lingua così lontana dalla sua e che ancora non l’ha pienamente accettata come regnante, dall’altro il suo lavoro, quello per il quale aveva combattuto persino contro il volere paterno. Lei è una donna sola, lontana dalla sua famiglia, dagli amici e dalla sua terra. Un giorno presa dallo sconforto chiama sua madre, cercando di rievocare con lei i bei ricordi della sua infanzia dove tutto era più semplice, ma sua madre è ormai lontana persa nell’etichetta a cui è incollata sua figlia.

Il suo unico amico a corte è padre Tucker. Il suo confidente, quello che l’accompagnerà nel processo di trasformazione. “La gente non sa cosa significa sposare i reali”. Saranno questi e molti consigli ancora a farla ragionare ad invogliarla a conoscere cosa significa essere una principessa. Col suo aiuto comincia allora a prendere lezioni di francese, di portamento e di etichetta. Impara la storia del regno, scende in mezzo al paese per farsi conoscere dal suo popolo e a fare tutte quelle cose cui era abituata durante la preparazione del personaggio nel quale doveva calarsi per il prossimo film. Nella scena in cui le vengono messi i guanti, i gioielli e la corona è adesso pronta e consapevole ad indossare i “panni” di una principessa. “Voi siete la favola” le dirà ancora padre Tuck, “la serenità alla quale tutti aspiriamo e la pace arriverà quando accetterete il ruolo che vi ha riservato il destino”.
Nella parte finale del film, l’inquadratura è fissa sugli occhi commossi dell’attrice australiana, dopo aver ascoltato la straordinaria voce di Maria Callas. Tocca a lei ora salire sul palco e fare il discorso finale di una serata di beneficenza. Un discorso sincero che parla d’amore. “Non ho un esercito” dirà rivolgendosi allo sguardo di De Gaulle tra la sala, “non ho bombe da scagliare, ma solo un cuore pieno d’amore. Credo nelle favole, esse sono possibili quando ci si assume la responsabilità di farle avverare”. In questo film Grace appare non come l’attrice che ha messo da parte una brillante carriera, rinunciando così ad un sogno, bensì quello di un essere umano che si assume la responsabilità di vivere il ruolo più importante, quello per cui era nata; nel suo caso quello di una principessa.

Grace di Monaco può apparire come un film un po’ lento, troppo incentrato sulla pomposità e l’etichetta della vita di corte, con una caratterizzazione dei personaggi troppo scarna rispetto alla figura principale. Nonostante le critiche ricevute a Cannes, è un film che parla direttamente al cuore di chi sa ascoltare.

Data di uscita nelle sale: 15 maggio 2014

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Mariarca Guglielmo

Una napoletana atipica a cui piace il freddo e il rumore della pioggia. Con la passione per la cucina, la fotografia, il reiki e tutto ciò che richieda creatività. Resto spesso nel mio mondo, mi sono sempre sentita come in una bolla di vetro, quelle che quando le capovolgi scende giù la neve.

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