Guida al Bayerisches Viertel di Berlino, lì dove amavano passeggiare Albert Einstein e Billy Wilder

Di rado capita che nelle guide alla città di Berlino, perlomeno quelle in lingua italiana, si parli del Bayerisches Viertel, il quartiere di Schöneberg che ruota intorno all’omonima piazza, Bayerischen Platz. È un peccato, perché e’ una meta assolutamente suggestiva per chi visita la città, come d’altronde lo sono tutti i luoghi della memoria berlinesi , di cui ci sono pero’ esempi più noti e turistici.

Il quartiere, attualmente, e’ una tranquilla e sobria zona residenziale, i cui confini sono pero’ segnati dall’affascinante Volkspark di Schöneberg, delimitato a est dal Rathaus di kennediana memoria, e l’elegante Viktoria Luise Platz, di impianto italianeggiante: qui vissero, per avere un’idea della Stimmung del luogo un secolo fa, Billy Wilder e Ferruccio Busoni.

Costruito a cavallo tra 8 e ‘900, con l’intento di farne un quartiere per gente istruita (ein Quartier für Bildungsbürger) dal commerciante ebreo Haberland, esso esaudì ben presto le intenzioni del committente, diventando la residenza di elezione del Who’s Who berlinese: nasceva cosi’ la„Jüdische Schweiz“. Un passato glorioso, ma troppo breve: cosa rimane oggi della ricca Svizzera ebraica berlinese? Come ricordare i 6000 ebrei che furono costretti a lasciare le loro case, le cose, i loro ricordi? Questo si sono domandati gli artisti Renata Stih e Frieder Schnock, che nel 1993 hanno dato vita all’installazione permanente, Orte des Erinners: 80 tavole con altrettante scellerate leggi anti-semite, disseminate per tutto il quartiere: da una parte un disegno, infantile, efficace e per questo inquietante, che sintetizza il contenuto illogico dell’ordinanza, riportata nella parte opposta del cartello.

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Le tavole sono posizionate in luoghi corrispondenti al loro contenuto: e’ così che nella piazza principale si legge che gli ebrei non possono utilizzare qualsiasi panchina, ma solo le poche panchine gialle, che in prossimità di uno Spielplatz si ricorda che ai bambini ebrei era proibito giocare con i piccoli ariani, e così via, in una folle escalation (è riportata anche la data dell’entrata in vigore della legge). Attraversare il quartiere e leggere le Schildern, e’ infatti, come immaginabile, un’inquietante percorso attraverso l’insensatezza dell’agire umano, attraverso quella banalità del male, che e’ poi la cifra che spiega le ragioni piu’ vere dello sterminio ebraico: l’invidia per le ricchezze e l’agio altrui, la bramosia di denaro, il desiderio inappagabile di impossessarsi con la forza di cose che con la forza non si possono ottenere, come l’essere accettati come Bildungsbürger.

Consiglierei di iniziare il giro dalla Bayerischeplatz, dove si trova la mappa del quartiere, con la segnalazione dei cartelli e relativo oggetto, e di acquistare il libro di Gudrun Blankenburg, un’anziana guida turistica berlinese, dal titolo: „Das Bayerische Viertel in Berlin-Schöneberg. Leben in einem Geschichtsbuch“, uscito qualche anno fa.

E consiglierei caldamente di non aspettarsi l’appeal dei quartieri dell’Est: siate pronti a fare un tuffo nella storia (merletti compresi), a immergervi controcorrente in una Berlino autentica e non gentrificata, e magari a incrociare, con pastrano e cappello, Albert Einstein che esce di casa, al numero 8 della Haberlandstrasse.

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Foto © Michael Fielitz CC BY-SA 2.0

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Piera Ghisu

Nata alla fine degli anni '70, sono stata una filosofa in radio nella mia citta', Cagliari, fino al mio approdo a Berlino. Nella capitale tedesca da 3 anni, mi occupo di turismo sostenibile per cercare di vedere un futuro per l'Italia. Per Berlino Cacio e Pepe Magazine faccio cose e vedo gente (ovviamente, cit.)

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