Hackescher Markt, la stazione diventata confine in una sola notte

Sono passati pochi minuti dall’una di notte e il treno è ancora fermo: mancano pochi metri alla stazione di Marx-Engels Platz (oggi Hackescher Markt). E’ più di un’ora che Kurt R., il conducente, sta aspettando il segnale di via libera: ha provato a far notare la sua presenza con il segnale acustico del treno, ma nessuno ha dato segni di vita. Ha chiamato il centro di controllo ferroviario più di 40 minuti fa, ma si è sentito rispondere in maniera sibillina e incerta. “Ci sono dei problemi sulla linea. Bisogna aspettare…”. E Kurt R. si è rimesso a sedere nel suo locomotore e continua ad aspettare. Doveva già essere arrivato al capolinea di Wannsee, ma ormai non importa, tanto di passeggeri a bordo non ce ne sono più: fa caldo, particolarmente caldo per essere una notte estiva a Berlino e i pochi che a quell’ora sono sui vagoni hanno deciso di scendere e tornare a piedi alla stazione appena superata, distante solo un paio di minuti a piedi. Un’ora fermi nel treno è decisamente insopportabile…

Finalmente Kurt R. riceve il segnale di via libera, rimette in movimento il treno e percorre l’ultimo tratto di binari che lo separa dalla stazione di Friedrichstraße, rassegnato a ricevere le offese dei passeggeri in attesa sulla banchina. Quello che invece gli si para davanti agli occhi è sconvolgente: una lunga schiera di soldati con fucile in mano e baionetta innestata sono allineati sulla pensilina. I cartelli con la destinazione finale del convoglio sono stati rimossi, l’intera stazione è immersa nell’agitazione e sembra quasi che da un momento all’altro possa essere smontata dalle fondamenta. Kurt R. non fa nemmeno in tempo a fermare del tutto il treno: riceve l’ordine immediato di arrivare al primo scambio disponibile e di far fare dietrofront al treno verso il capolinea di Erkner, di nuovo indietro nella direzione da cui era arrivato. Il conducente esegue, sempre più sconvolto; solo una volta arrivato a destinazione avrà completamente chiaro quello a cui ha assistito.

E’ la notte fra il 12 e il 13 Agosto 1961 e il treno guidato da Kurt R. è stato uno degli ultimi proveniente da est a percorre la Stadtbahn in tutta la sua interezza prima che la città fosse permanentemente divisa. Per tutto il periodo della divisione di Berlino, la stazione di Friedrichstraße diventò l’assurdo manifesto del caos che si era venuto a creare coi trasporti urbani: una stazione situata geograficamente a Berlino Est ma in cui arrivavano anche treni provenienti da Ovest. Un labirinto di corridoi e controlli mirati a smistare i viaggiatori occidentali verso altre destinazioni senza farli venire in contatto con i loro ex concittadini orientali.

Ma quella notte ci furono persone a cui il destino riservò una terribile sorte: per i treni che provenivano da ovest verso est e che avevano superato il nuovo confine poco prima della sua chiusura non ci fu alcun segnale di attesa e nessun avvertimento. Le vite dei loro passeggeri furono inghiottite in un attimo dalla DDR: tutti prigionieri loro malgrado per quasi 30 anni, con l’unica colpa di aver preso un treno nel giorno e nell’ora sbagliati.

La stazione che fu involontariamente teatro di tutto questo è una delle più particolari e esteticamente belle di Berlino: Hackescher Markt fu inaugurata del 1882 e , fatto più unico che raro, non è stata progettata da Alfred Grenander (il padre di moltissime stazioni berlinesi). Il progettista si chiamava John Vollmer e fu incaricato dell’opera dopo aver vinto un concorso appositamente istituito. Probabilmente Vollmer si trovò a maledire spesso questo successo durante l’opera di costruzione, un’impresa che si rivelò tutt’altro che facile: il progetto originale fu infatti ripensato più volte a causa della varietà del terreno su cui sarebbero state costruite le fondamenta della stazione, diversificate in corso d’opera per fornire un adeguata stabilità.

Dal punto di vista estetico invece Vollmer trasse spunto dallo stile storico del Rinascimento Italiano, con abbondante uso di mattoni rossi e arancioni, soprattutto per la decorazione degli spazi esterni e interni. Con l’anno della sua inaugurazione iniziò anche la piccola odissea fra i nomi che questa stazione si vedrà assegnati; data la sua vicinanza con l’allora Borsa Valori di Berlino, questa stazione fu battezzata Börse, appellativo che manterrà fino al 1951.

Nel corso degli anni Hackescher Markt ha subìto innumerevoli ristrutturazioni riguardanti la massicciata, la pensilina e la composizione dei binari, ma il cambiamento più curioso è quello che riguarda la copertura della stazione; quando fu inaugurata presentava un tetto in lamiera ondulata che ben presto fece emergere un grande problema: le locomotive dei treni, alimentate a carbon coke, emettevano moltissimo fumo che in pochi anni finiva per corrodere il metallo. Per risolvere la questione, nel 1920 la stazione fu dotata di un soffitto di legno, caratteristica presente ancora oggi (anche se più volte ristrutturato).

La seconda guerra mondiale danneggiò gravemente Hackescher Markt; la zona fu prima pesantemente bombardata e poi fu teatro di scontri casa per casa nei giorni della capitolazione di Berlino: ancora oggi si possono vedere i danni evidenti di schegge e proiettili sulla facciata laterale del Pergamon Museum, guardando dai finestrini di destra della S-Bahn arrivando da Friedrichstraße. Data la sua importanza centrale, la stazione fu prima parzialmente ricostruita e poi continuamente restaurata fino al 1974, quando è stata registrata come monumento di quartiere, restando da allora sempre sotto attenta cura dai beni artistici di Berlino. Durante il periodo in cui si trovava nel settore orientale della città la stazione prese il nome di Marx-Engels Platz, scelto per ovvi motivi ideologici dal governo della DDR.
Solo nel 1991 Hackescher Markt acquista finalmente il nome con cui la conosciamo oggi: la vicina fermata degli autobus aveva già questo nome e il Senato di Berlino decise che fosse  il più adeguato per facilitare i viaggiatori che si trovano a cambiare mezzi in questo punto.

Per chi non lo sapesse (compreso il sottoscritto prima di scrivere) il nome “Hackescher Markt” è un tributo ad Hans Christoph Friedrich Conte di Hacke, Stadtkommandant (più o meno equivalente all’attuale sindaco) di Berlino a partire dal 1749.

Oggi la stazione non si presenta diversa da com’era quando fu inaugurata, anche se il caos nei dintorni è sicuramente aumentato: le volte sottostanti i binari sono state colonizzate da bar e ristoranti, molti dei quali vantano piatti internazionali di dubbia qualità e menù turistici: d’altra parte siamo a pochissimi passi sia dall’isola dei musei che da Alexanderplatz e molte visite guidate si danno appuntamento proprio qua per iniziare la visita di uno dei tanti “centri” di Berlino. Verso l’ora del tramonto provate a fermarvi in un angolo tranquillo e prendetevi qualche minuto per osservare i treni che arrivano e partono da questa stazione con lo sfondo della Fernsehturm: ora è la cosa più normale del mondo, ma pensate a quanto sia stato difficile transitare da qua per tutti i 28 anni del muro.

Berlin, S-Bahnhof Marx-Engels-Platz (Hackescher Markt)
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Francesco Somigli

Autore freelance, narratore di storie e ideatore del progetto Ohneort in cui esplora e racconta la rete metropolitana di Berlino. Collabora con Berlino Explorer con tour guidati alla scoperta della capitale tedesca.

4 Responses to “Hackescher Markt, la stazione diventata confine in una sola notte”

  1. stripedcat

    che bella storia…grazie per averla diffusa

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  2. Cristina Giordano

    Ciao Francesco, ho letto il tuo articolo con molto interesse (molto bello, bravo!) perché é da quando vivo a berlino (dieci anni ormai) che cerco di immaginarmi il prima e dopo il muro, ma al suo minimo (giorni, settimane prima) e tu hai proprio scritto di quella notte. Vorrei farti una domanda. Scrivi che le persone che passarono da ovest ad est rimasero ad est, ma non é piú verosimile che abitando a Berlino ovest (e potendolo provare) possano aver varcato di nuovo il confine per tornare a casa propria e al proprio lavoro? Oppure questo era proibito e la DDR ha trovato loro nuovi alloggi e impieghi? Potrei anche chiederti se conosci link/articoli collegati al tuo articolo in lingua tedesca? Grazie in anticipo! Cristina

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  3. AngeloC

    Scorrevole e ben documentato, mi riporti all’ultimo viaggio a Berlino: grazie. Abbiamo consultato questo articolo per un libro che la mia associazione di quartiere sta scrivendo su un grande complesso simile in totale abbandono a Milano (i Magazzini Raccordati della stazione Centrale).
    Un piccolo appunto: il progettista della stazione essendo tedesco si chiamava Johannes, e non John, Vollmer.

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  4. maria

    Le vite dei passeggeri non sono state inghiottite dalla ddr. I passengeri residenti ad ovest potevano tornare ad ovest, cosi come era possibile per loro fare visite gionaliere nell’est. E poi cosa significa il verbo inghiottire associato al sostantivo vite? Mi pare ad effetto drammatico ma approssimativo

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