I seminari e l’insegnamento umanistico in Germania: intervista ad una docente della Humboldt di Berlino

Studiare in un’università straniera ci mette di fronte ad un modo di fare lezione e di strutturare la vita universitaria spesso diverso rispetto a ciò a cui siamo abituati. Ad esempio, i master delle università tedesche (ovvero le nostre lauree magistrali) offrono i cosiddetti seminari, intesi come lezioni gestite direttamente dagli studenti che, sulla base di letture comuni, aprono uno spazio di discussione o di chiarimenti mediato dalla presenza del professore. Dietro questa scelta c’è evidentemente da parte dei docenti un modo di intendere la lezione, e in generale l’università, che ha caratteristiche e obiettivi precisi. Quali? Abbiamo cercato di chiarirlo intervistando Wanda Vrasti* docente dell’istituto di Scienze Sociali presso la Humboldt Universität dove tiene due corsi, “Women and work: production and reproduction” e “Capitalism and its contemporary antagonists”.

Nel programma del suo corso Lei invita gli studenti ad essere partecipativi; le sue lezioni sono infatti organizzate come gruppi di discussione sulle letture assegnate settimanalmente. Da cosa deriva questa scelta?

Questo è il modello che ho appreso nei miei studi in Canada, dove lo studente è considerato a tutti gli effetti un essere pensante che reca con sé le sue opinioni ed esperienze personali. Per me questo è stato molto stimolante ed inoltre significa trattenere più velocemente ciò che stai imparando.
Inoltre, preferisco questo modo di fare allo stare di fronte ad una classe a recitare un sermone. Ciò rende la mia esperienza con gli studenti più divertente e stimolante.

Pensa sia un modo più efficace di fare lezione?

Non è solo un modello che io impongo, ma anche studi pedagogici confermano che si memorizza molto di più di ciò che si legge quando ti viene chiesto di collaborare e partecipare al processo educativo, mentre raccogli molto meno quando semplicemente ricevi informazioni e prendi appunti. Nel secondo caso ciò che trattieni si aggira intorno al 30 % o comunque a livelli decisamente ridicoli.

Nell’organizzazione del corso e delle letture è libera nelle sue scelte o segue degli schemi già definiti?

Io sono assolutamente libera, anche perché i miei corsi non rispondono alla richiesta di fornire classi in particolari settori disciplinari, ma rispondono piuttosto alla richiesta di tenere corsi in inglese che attraggano studenti internazionali e ciò rende più liberi nella scelta di temi e argomenti da proporre.

Nel suo corso sono proposti passi o capitoli tratti da Marx, Foucault, Deleuze, Balibar. Pensa che gli studenti abbiano i mezzi per affrontare direttamente la lettura di questi testi, senza alcun tipo di mediazione?

Bisogna capire a chi ci si sta rivolgendo. Nei miei corsi per la laurea triennale le prime 2 settimane del semestre sono dedicate a studi su metodologia e epistemologia, proprio per dare agli studenti una visione generale di metodo, per capire come approcciarsi al testo e orientarsi nel mondo della conoscenza. Nei corsi rivolti a studenti di laurea magistrale non lo faccio, perché mi aspetto o che loro abbiano già le conoscenze di riferimento per leggere questi autori o che ci siano inciampati prima. Altrimenti, immagino che abbiano comunque l’abilità e la maturità intellettuale per farlo e per sapere almeno come comportarsi. Il resto verrà fatto in classe insieme.

Trova che ci siano dei punti critici o dei difetti nel sistema universitario, anche in relazione ai suoi studi? Com’è il rapporto con gli altri professori?

In confronto alla mia esperienza sento che manca un vero luogo di socializzazione, non c’è una comunità intellettuale ben definita. Non socializzo molto con le altre persone del dipartimento perché trovo che abbiamo interessi diversi e non c’è cosa peggiore di dover socializzare con persone con cui non vorresti farlo. Penso però che la città sia capace di rispondere ad ogni bisogno e desiderio al di fuori dell’università. Spesso partecipo a circoli di lettura o li organizzo a casa per leggere e riflettere su autori diversi. L’accademia tedesca non è così dinamica e stimolante come può essere quella di New York o di Londra, lì ci sono molte più attività. Ma qui è la città stessa, è Berlino ad essere più stimolante. E questo ti permette di trovare all’esterno gli stimoli che non sempre trovi dentro l’università.

Considerando che ci troviamo in un contesto di studi umanistici, come vede il futuro dei suoi studenti? Come possono inserirsi nel mondo del lavoro e nella società in generale?

Trovo che questi studi siano molto adattabili, ma in contesti che spesso non si adattano completamente al mondo del lavoro. Una laurea di questo tipo significa essere qualificati a fare molte cose, lavori che richiedono lettura, scrittura e capacità testuali, ma non andrai a divorare la tua vita nella scrittura ad un livello intellettuale. Avrai a che fare con lavori di amministrazione, pubblicità, d’ufficio. Vedo in questo contemporaneamente un vantaggio e uno svantaggio, dove quest’ultimo è rappresentato dal fatto che con questi studi spesso devi lavorare in contesti che sono al di sotto del tuo livello di qualificazione. Questo può deludere i tuoi desideri e il tuo spirito umanistico.

Come rispondere a questo compromesso?

Non penso ci si debba aspettare che il lavoro fornisca tutto ciò di cui si ha bisogno. L’educazione e lo spirito umanistici non possono mai essere completamente soddisfatti nel mondo lavorativo. Forniscono più che altro quel tipo di abilità, quella curiosità, quello spirito critico che possono anche essere applicati per creare aggregazione con le persone, organizzare spazi educativi, avviare un giornale, rivedere i partiti, ripensare a come viviamo nelle città. In questo senso è fortemente applicabile, quando si riesce a guardare oltre al guadagno e alla ricerca di un lavoro gratificante.

*Wanda Vrasti è una giovane docente dell’istituto di Scienze Sociali presso la Humboldt Universität. Originaria della Romania, si laurea in Scienze Politiche in Canada presso l’Università McMaster (Hamilton), dove nel 2010 porta a termine il suo dottorato con una tesi dal titolo “The Self as Enterprise: Volunteer Tourism in the Global South”. Presso la Humboldt in questo semestre svolge due corsi, rivolti rispettivamente a studenti triennali e magistrali: “Women and work: production and reproduction” e “Capitalism and its contemporary antagonists”.

Photo: Humboldt Universitaet © Emanuele  CC BY SA 2.0

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Chiara Rainò

Studentessa di Storia contemporanea, arrivo a Berlino nel 2014 per l'ultimo anno di studi dopo 4 anni a Roma. Lascio che una instancabile curiosità mi guidi all'inseguimento di parole, colori, persone e città. Amo l'odore dei libri, le cose semplici, la complicità.

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