Il tedesco? Sempre più semplice, grazie agli stranieri. Ecco come sta cambiando

I linguisti lo chiamano Kurzdeutsch (tedesco abbreviato) o Kiezdeutsch (tedesco di quartiere, denominazione meno utilizzata) ed è una varietà linguistica del tedesco standard, quello che si studia sui libri di grammatica e si esercita nei corsi di conversazione delle scuole di lingua. Chiunque abbia mai approcciato lo studio del tedesco, non può non aver faticato con la declinazione degli articoli, degli aggettivi e con le reggenze delle preposizioni. Il tedesco è noto per il suo rigore morfologico e sintattico, elemento che nell’apprendimento di una lingua rappresenta un’arma a doppio taglio: quello che all’inizio può sembrare un ostacolo insormontabile, vale a dire l’assimilazione delle innumerevoli regole da rispettare, può rivelarsi di fatto un vantaggio. Il tedesco è infatti una lingua con poche eccezioni, se paragonata a molte altre (le lingue slave per esempio). Ma questo tedesco standard dalle infinite regole e dalle poche eccezioni è in realtà molto diverso dalla lingua parlata comunemente per le strade di una qualsiasi città della Germania: dialetti, accenti e registri contribuiscono a creare delle varietà linguistiche. Una di queste è il Kurzdeutsch, che fa della semplificazione il proprio tratto distintivo.

La caratteristiche salienti del Kurzdeutsch sono l’omissione degli articoli e l’eliminazione delle crasi (per esempio le fusioni di preposizione e articolo come nei casi di ins, zum, beim o zur). Il Kurzdeutsch è la varietà linguistica tipica dei migranti bilingue o di seconda/terza generazione: altri tratti distintivi sono di conseguenza i prestiti dall’arabo o dal turco (per esempio yalla lan) e la trasformazione del suono tedesco ch (inesistente in turco) in schMa il Kurzdeutsch è in realtà molto più che il “tedesco dei migranti”: molte delle sue caratteristiche sono infatti entrate nel linguaggio comune, indipendentemente dalla provenienza dei parlanti.

Come riportato da Die Welt, la linguista Diana Marossek ha pubblicato un libro dal titolo “Kommst du Bahnhof oder hast du Auto? Warum wir reden, wie wir neuerdings reden” (tradotto letteralmente “Vieni stazione o hai macchina? Perché parliamo, come parliamo recentemente”): il libro della Marossek è uno studio della varietà linguistica Kurzdeutsch su base empirica, contiene dunque le analisi condotte dalla linguista in metropolitana, aule scolastiche, uffici pubblici e supermercati. La Marossek precisa che oggigiorno il Kurzdeutsch è «di tendenza»: recentemente si riscontra infatti un utilizzo consapevole di questa varietà linguistica tra parlanti che padroneggiano perfettamente le regole del tedesco standard. Parlare Kurzdeutsch diventa in molti casi una scelta, determinata dal tema che si tratta in una conversazione, dal tono che si intende assumere, dai propri interlocutori. La Marossek assume un punto di vista forse troppo ottimista riguardo il progressivo diffondersi del Kurzdeutsch: bisogna infatti tener presente che questa varietà non ha lo stesso valore del tedesco standard e il suo uso esclusivo preclude ai parlanti l’accesso a svariati ambiti in cui la varietà standard rimane d’obbligo, come per esempio quello accademico. Il Kurzdeutsch non è dunque soltanto semplificazione, bensì in primo luogo impoverimento del tedesco standard.

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Foto di copertina: School © CollegeDegrees360 CC BY-SA 2.0

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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