L’ospizio tedesco che cura i pazienti ricreando la DDR

Germania Est

L’Ostalgie come metodo per curare i pazienti affetti da demenza: questo è il nuovo progetto della casa di riposo Alexa di Dresda.

Quando si pensa a una casa di riposo, è inevitabile venire assaliti da un forte sentimento di tristezza immaginando lunghi corridoi beige, odore di disinfettante, arredamento anonimo e soprattutto pazienti anziani ridotti a vegetali. Entrando nella casa di riposo Alexa di Dresda si ha invece la sensazione di essere stati catapultati nel bel mezzo del film Good Bye, Lenin!: fotografie di Honecker alle pareti, nell’aria le note di una canzone che era in voga all’epoca della Germania Est. Nella pellicola di Wolfgang Becker, Christiane (Katrin Sass), agguerrita sostenitrice del partito socialista, entra in coma alla vigilia della caduta del Muro. La donna si risveglia quando il processo di riunificazione delle due Germanie è già stato avviato. Per proteggerne la fragilità, il figlio Alex (Daniel Brühl) le fa credere che il Muro sia ancora in piedi e all’interno della sua stanza ricostruisce letteralmente una DDR che non esiste più ripristinando arredamento e cimeli dell’epoca e realizzando addirittura fasulli telegiornali. Allo stesso modo la casa di riposo privata Alexa del capoluogo sassone ha messo a punto “stanze delle memoria” con arredamento, musica e persino pietanze tipiche della Germania Est per curare i propri pazienti affetti da demenza.

Le “stanze della memoria”

Le “stanze della memoria” esistono da gennaio 2016, sono aperte dal lunedì al venerdì, dall’orario di colazione a quello di cena. Al loro interno si trovano fotografie di Erich Honecker, un Intershop in miniatura (negozi che nella DDR vendevano marche occidentali di caffè, cioccolata e altri prodotti dell’Ovest altrimenti introvabili) e giradischi che suonano musica pop anni ’60 e ’70. Inizialmente la casa di riposo recuperava gli oggetti tramite eBay o nei mercati delle pulci, ma da quando il progetto ha iniziato a far parlare di sé sono in molti a fare donazioni alla struttura. Con questo progetto innovativo la casa di riposo Alexa intende aiutare i pazienti affetti da demenza a far riaffiorare i ricordi del proprio passato e migliorare così anche la consapevolezza di se stessi. Molti pazienti della struttura di Dresda hanno infatti vissuto sulla propria pelle la distruzione della Seconda guerra mondiale e successivamente il periodo della DDR come una sorta di rinascita. Come riporta The Local, la paziente 88enne Margit Hikisch ricorda il periodo socialista come un periodo “florido” rispetto al dopoguerra: «Eravamo soddisfatti di ciò che avevamo, probabilmente perché non eravamo consapevoli di ciò che ci mancava rispetto all’occidente» racconta Hikisch.

Ostalgie per curare la demenza

Gunter Wolfram, il direttore della struttura Alexa, ha sottolineato i benefici che il progetto sta avendo sui pazienti: «Abbiamo potuto constatare quanto gli oggetti tipici di quell’epoca siano in grado di scatenare emozioni forti nei pazienti affetti da demenza. È come un risveglio dal letargo; insieme ai ricordi del passato riemergono anche buonumore e abilità che si credevano perse per sempre, come per esempio preparare la colazione o utilizzare autonomamente il bagno». Il ricercatore Andreas Kruse, direttore dell’Istituto di Gerontologia dell’Università di Heidelberg, mette tuttavia in guardia da potenziali effetti negativi del progetto, in particolare quando si ha a che fare con pazienti che hanno vissuto sulla propria pelle i sistemi repressivi di Paesi come la DDR, l’Unione Sovietica o la Germania nazista: «I malati di demenza sono molto fragili e non sono assolutamente in grado di difendersi dai ricordi. Questo li rende vulnerabili di fronte a eventuali traumi legati al passato» spiega Kruse. A queste preoccupazioni Wolfram ha risposto sottolineando che la dimensione politica della DDR non ricopre alcun ruolo nel progetto della casa di riposo: «Ciò che cerchiamo di fare è far rivivere le sensazioni positive legate a determinati oggetti dell’epoca al fine di restituire ai pazienti un po’ di gioia. Considerati i risultati raggiunti finora con il progetto, questo tipo di associazioni positive possono rappresentare una chiave per sviluppare una terapia efficace».

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Foto di copertina: Screenshot da Trailer Good Bye, Lenin!

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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