Morto a Berlino il sassofonista italiano Paolo Sapia. Ancora ignote le cause

Paolo Sapia non dava sue notizie dal 24 luglio scorso. Il suo profilo indicava come ultima registrazione il Berghain. Solo questa sera, giovedì 4 agosto, però è arrivata la notizia del suo decesso avvenuto il 3 agosto in un ospedale di Berlino in cui era ricoverato già da alcuni giorni.

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A dare la notizia online è Riviera24.it. Il musicista era stato ricoverato in coma nell’ospedale in questione per cause ancora ignote. A portarcelo fu un’ambulanza. Un’autopsia chiarirà le cause del coma e del decesso, ma sembra già fuori questione che la morte sia dovuta all’assunzione di alcol o droghe, in quanto i test clinici svolti nella struttura ospedaliera sono risultati negativi. Pare che un cugino di Sapia si sia recato personalmente a Berlino per cercarlo e solo grazie alla collaborazione con la polizia della capitale tedesca sia riuscito a rintracciarlo. La famiglia non era stata allertata poiché Sapia non aveva con sé alcun documento al momento del ricovero. Da giorni alcuni suoi amici avevano lanciato il seguente appello su vari social network: «Scusate ma è da 2 giorni che non sentiamo Paolo e siamo molto preoccupati se qualcuno sa qualcosa telefonate al numero 3394375530 grazie». La notizia della scomparsa di Paolo Sapia era stata pubblicata fra gli altri da La Stampa e Il Secolo XIX.

Chi era Paolo Sapia. Originario di San Remo, 42 anni, viveva ufficialmente a New York (anche se su uno dei suoi due profili Facebook come base appare Berlino). Sassofonista jazz, aveva pubblicato il suo primo, e purtroppo unico album, Mostly Music. Sul suo sito scriveva di avere Miles Davis come più grande fonte di ispirazione. A seguire: Jackie Mclean, Chet Baker, Joao Gilberto,  Mozart, John Coltrane,  Kenny Garrett,  Massimo Urbani…”.

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