“A chi si permette di dire che noi giovani che andiamo a vivere all’estero siamo dei vigliacchi dedico questa foto”

Carlotta e Fanny Berlino giovani

di Carlotta

A chi  si permette di dire che noi giovani che andiamo a vivere all’estero siamo dei vigliacchi dedico questa foto.

Io e la mia amica Fanny, anche lei italiana, siamo due infermiere laureate che sono dovute andare via dall’Italia perché il futuro per noi non c’è. Dopo la laurea ho cercato lavoro due anni in Italia curriculum in mano girando a mie spese con il treno per Belluno, Cortina (lì c’è una clinica di ortopedia molto grande e pensavo prima o poi si sarebbe aperta una possibilità),  Roma (dove ho lasciato almeno 100 curriculum), Bologna, Rimini e Pesaro, che è la mia città. Nessun colloquio, nessuna risposta.

È per questo che sono andata via. Si fugge da un’Italia che non ti ascolta. Non ha tempo, non ha voglia né interesse, un’Italia che a noi così come è non piace per niente.

Arrivata a Berlino ho vissuto per un mese in una stanza di un ostello in cui c’erano le pulci, ma non parlavo tedesco e per non creare problemi non protestai più di tanto. Una mia amica mi disse che c’era un ostello dove cercavano donne delle pulizie. Ad un mese dal mio arrivo iniziai a lavorare lì. Contratto part-time, ma indeterminato.

Di giorno il lavoro, di pomeriggio il corso di lingua. Dopo poco più di un anno ero arrivato al livello B1 di tedesco, ovvero intermedio, abbastanza per provare a mandare qualche curriculum a cliniche e ospedali della città. Neanche 24 ore dall’invio ed ecco già le risposte. “Siamo interessati, ma con un livello del genere di tedesco puoi fare solo l’assistente infermiera”. Accetto. Lascio l’altro lavoro, inizio il nuovo e continuo a studiare tedesco. Dopo un anno raggiungo il livello di tedesco B2, faccio il riconoscimento della laurea e mi fanno un contratto da infermiera.

La storia di Fanny è analoga alla mia.

A tutti quelli che dicono che andiamo a fare i lavapiatti (lavoro dignitosissimo signori) ebbene sì, la gavetta all’estero la si fa signori e non c’è nulla di male, anzi vale la pena attendere perché all’estero, più che in Italia c’è una cosa che si chiama meritocrazia.

Mentre scattavo questa foto ero con la mia amica Fanny e facciamo la notte in Cardiologia con 36 pazienti e un posto a stipendio fisso e contratto indeterminato naturalmente.

Chi spara così su chi lascia il proprio Paese lo sa cosa vuol dire essere lontani centinaia di chilometri dalla propria famiglia, dalla propria casa e dagli amici?

E noi siamo fortunati che siamo a Berlino, non lontano dall’Italia. Pensate a chi si trova a dovere andare in Australia.

Lo sapete cosa si prova quando i genitori ti chiamano su Skype per comunicarti tutto quello che succede, e tu non puoi toccarli?

Lo sapete che anche i lutti a volte si comunicano via Skype?

Lo sapete che noi “bamboccioni”, “choosy”, “figli di papà”  dobbiamo avere sempre un deposito di soldi per le emergenze, perché beh, se succede qualcosa devi essere pronto a prendere il primo volo che c’è e non c’è treno o auto a disposizione ?

Queste persone sanno cosa voglia dire imparare una lingua da zero?

Non lo so, non penso.

Troppa gente spara parole a caso senza dare il giusto peso.

Carlotta

Carlotta italiani estero Berlino 2

 

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Photo: © Courtesy Carlotta 

58 Responses to ““A chi si permette di dire che noi giovani che andiamo a vivere all’estero siamo dei vigliacchi dedico questa foto””

  1. Dario

    Aggiungerei che dopo vent’anni all’estero hai anche una “famiglia” fatta di amici e tutto quello che hai intorno è diventato anche un po’ casa tua, una seconda casa ed è bellissimo… e quando incontri altri che hanno anche una seconda casa ti senti di avere qualcosa in comune pure non conoscendoti e spesso ti fai selfies dove abbiamo tutti quelle espressioni che avete voi due! Saluti dall’Austria!

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  2. Daniela Ottaviani

    Carissime. Sono una mamma che ha una figlia partita a 20 anni, lasciando l’università e la sua famiglia. Approdata a Berlino, studio del tedesco e tanta gavetta nella ristorazione, fino ad ottenere buoni impieghi perché ormai specializzata. Ma non le è bastato. Ancora via, dove? Australia. Altra ricerca di impieghi, casa e tutto quello che serve compreso un bel gruzzolo da parte. Però mi consola solo una cosa. Il suo volto felice????che in Italia non aveva.

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    • Alex Gin

      Salve Daniela! Mi ha colpito molto il tuo commento.. Pure io ho vissuto all’estero per un po, ma ora ho intenzione di partire anch’io per – Australia 🙂 ..ma non saprei come coordinarmi (visto ecc) ?? Posso gentilmente chiederti di mettermi in contatto con sua figlia che ce l’ha fatta ad arrivare e vivere in Australia? Grazie mille!! Su fb : alex1gf / oppure : alex2business (gmail) 🙂

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  3. Susanna

    Ragazze,
    Complimenti, dal profondo del cuore.

    Io vivo in Slovacchia ora, anche io non ho trovato nulla in Italia per me, nonostante due lauree.

    Complimenti per la vostra forza

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  4. Alessia

    Bravissima tu! Tanta tanta stima per te! Un abbraccio da Barcellona 🙂

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  5. Erika

    Non siete bamboccione o chiosy siete grandi e avete voglia di dare un senso alla vostra vita..Io all’estero ci sono stata un anno imparando la lingua e facendo un tirocinio post universitario..E servito moltissimo a capire cosa c’è fuori dall’Italia e farcela da sola oltre al lavoro che ora svolgo senza questa esperienza no sarei dove sono…siete da ammirare in bocca al lupo

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  6. Fabio Palazzo

    Quando, in visita nel Belpaese, ascolto commenti negativi sulla mia scelta di abbandonare l’Italia, ho iniziato a trovare un filo conduttore dietro alle persone che mi reputano un codardo: sono tutti vecchi, privilegiati e con la pancia piena. Bel coraggio il loro.

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  7. Daniele

    Cara Carlotta, il tuo intervento mi ha molto emozionato (quasi fino alle lacrime) perché mi sono rivisto completamente nella tua storia. In questo momento vivo a Monaco di Baviera, anch’io cercando lavoro di giorno e studiando tedesco ad un corso serale. Non è facile. Il senso di solitudine è costante. E non parlo della solitudine esteriore, quella la mascheri facilmente uscendo con i nuovi amici del luogo e facendo finta che tutto sia normale. No, io parlo della solitudine che hai in fondo al cuore, quella che profuma della tua terra d’origine, quella che ti ricorda la tua infanzia con i tuoi amici, la tua gente, i tuoi affetti. La solitudine mista a delusione verso la tua nazione che non ha saputo ascoltarti.
    Sono un ingegnere aerospaziale, laureato al Politecnico di Milano con il massimo dei voti e nel tempo minimo. Ho passato 1 anno in California a lavorare alla tesi magistrale, che poi viene anche pubblicata su una rivista internazionale. Mi laureo in primavera e trovo subito lavoro, stage a 900€ lordi. A dicembre, dopo 9 mesi di lavoro, vengo ingiustamente licenziato da un capo che mi aveva visto appena 2 volte. “Troppo giovane, troppo inesperto, vogliamo qualcuno di pronto subito” dicono.
    Mando curriculum in tutta Italia e mezza Europa. Per ora dall’Italia nessun cenno di risposta. In Germania sì: Giovedì prossimo ho un colloquio con l’agenzia spaziale tedesca (DLR), per un posto da ricercatore a tempo pieno a Stoccarda. Prospettive di carriera, un ambiente meritocratico e ai vertici mondiali della tecnologia, stipendio assurdamente generoso.
    Che vuoi che ti dica Carlotta, il mondo è fatto così. La nostra generazione dev’essere flessibile come nessuna generazione prima di noi è mai stata. Dobbiamo tenere duro. Vedrai che la ruota, prima o poi, girerà. Ti abbraccio.

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  8. Erika

    Esattamente Carlotta.. dall’Australia poi le emergenze elle deve deglutire restando calma, la gavetta si fa sempre pesantemente.
    Però tutto viene ripagato perché la meritocrazia esiste, se lavori duro le soddisfazioni arrivano, anche se il cuore resta sempre a casa..

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  9. Stefano

    Ma se l’infermiere è uno dei lavori più richiesti in Italia?!? Addirittura basta fare una mini ricerca su Google per vedere quanti posti vacanti ci sono. Ho anche tanti amici infermieri e che hanno trovato lavoro subito. Tanto di cappello a chi comunque si fa il mazzo per vivere e ricominciare lavoro in un’altra città ma che non ci sia lavoro per gli infermieri in Italia mi pare proprio una fake news!

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    • Lisa

      Stefano, ho letto il tuo commento. Hai ragione, in Italia c’è grande richiesta di infermieri, ma non assunzioni. Il sistema è bloccato da anni. Mia madre lavora in ospedale e mi ha ripetuto spesso che non assumono: una volta che uno va in pensione il suo lavoro se lo devono dividere i colleghi. Io abito ad Augsburg in Baviera e durante in viaggio di ritorno in Italia ho conosciuto una giovane infermiera che lavorava a Monaco. Lei è i suoi colleghi italiani sono stati supplicati di venire in Germania a lavorare e hanno offerto loro di tutto. Gli infermieri italiani sono richiestissimi all’estero, a differenza che da noi.

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  10. Michela

    Boh… io sono laureata in scienze infermieristiche. Ho subito trovato lavoro. Prima in provincia di Agrigento e adesso a Pavia per un contratto più vantaggioso….le mie colleghe di università con cui sono rimasta in rapporti lavorano tutte…

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    • Ilaria

      Dove lavori? Che contratto hai? Certo, se ci fossimo accontentati forse una partita iva l’avremmo trovata tutti. Ma a qualcuno magari non basta. Magari si hanno anche aspirazioni. Queste ragazze, come la sottoscritta, oltre al fattore lavoro, si sono arricchite di esperienze, conoscenza di un’altra società, una lingua parlata fluentemente. E magari, hanno anche imparato a non giudicare o entrare nel merito delle scelte altrui. Spero il tuo lavoro a Pavia ti abbia dato altrettanto.

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  11. Aura Raja semrau

    Quanto vi capisco, tanta forza e tante lotte per noi all’estero.. La mia storia non è molto diversa.. Mi sono ritrovata a fare lavori di gastronomia, babysitter, pizzaiola.. E dopo cinque anni finalmente il lavoro dei miei sogni come insegnante di pittura, sono comparsa in un libro e due programmi televisivi, finalmente posso essere orgogliosa di me stessa e rendere orgogliosa la mia famiglia, nella solitudine abbiamo trovato la forza. Abbracci da berlino

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  12. alicearth

    A me non sembra affatto che qualcuno pensi che siate dei vigliacchi, anzi la reazione del mondo reale è sempre ” wow vivi a Berlino, wow vivi in Inghilterra (anche se magari vivi in un paese minuscolo dove ci sono solo le mucche)”. Poi se sui social leggete qualche commento cattivo e gratuito che vi ha ferito tanto, beh sì che lì si vede chi ha imparato a sopportare ed ignorare i bulli della scuola e chi faceva parte del dorato jet-set che non ha mai subito un piccolo sgarbo in vita sua. Se posso portare la mia esperienza personale quello che vedo accadere alla maggior parte dei miei amici e conoscenti che vanno a vivere all’estero è di pensare di essere migliori di chi è rimasto, vedono l’Italia come se fosse un unico volgo berlusconiano razzista demagogico, come un paese dove le strade sono sporche, nessuno ha un pensiero diverso e sono tutti mafiosi (come hanno fatto tutti i figli dei meridionali trasferiti al Nord, diventati grandi leghisti).
    Probabilmente hanno ragione, ma vi è differenza tra nessuno fa nulla e pochi fanno qualcosa, dimenticano velocemente che tutto quello che c’è di bello in questo paese, soprattutto nelle realtà difficili del Sud ha il grande valore aggiunto di essere rubato al brutto strada per strada, metro per metro.

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  13. ROSS LO DUCA

    IO VIVO DA 55 ANNI IN USA MALGRADO TUTTO CAPISCO BENE IL SACRIFIZIO CHE VOI GIOVANI ITALIANI STATE FACENDO LAVORANDO ALL’ESTERO DOVETE UN GRAZIE DI VERO CUORE ALLA CLASSE POLITICA CHE REGGE LE SORTI DELLA NOSTRA UNICA ITALIA .LE NOSTRE LACRIME SONO LA TESTIMONANZIADI UNA CLASSE PARASSITA VIGLIACCA SENZA CUORE CHE RUBA E’ DA LA COLPA ALL’AVVERSARIO DI TURNO

    Rispondi
  14. Antonio

    Tutto chiaro. Accettate le chiamate su Skype con i genitori e anche le notizie sui lutti, accettate anche di stare lontano dagli amici e quindi anche dai propri cari, accettate di imparare una lingua da zero ecc…e tutto questo perché preferite qualche soldo in più in busta paga. Ok perfetto, forse vigliacchi non è ip termine adatto. Forse materialisti boh…insomma con quest’articolo ti sei data con la zappa sui piedi complimenti ahahah

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    • Leo

      Pensi davvero che si riduca tutto alla busta paga? Sono un tecnico di radiologia e lavoro da tre anni in uno studio privato, la mia busta riporta 1500 euro, ma ne percepisco solo 900, in contanti, mi danno 2 settimane di ferie l’anno, non ho nessun tipo di recupero biologico zero permessi né malattie, n’è il diritto di protestare. Sono tre anni che mando curriculum da nord a sud senza ricevere risposta. Ho fatto un mucchio di lavori in Italia e non ho mai avuto un contratto regolare nella mia vita, sono passato dal lavoro nero al lavoro grigio, fino a restituire parte del mio stipendio al datore di lavoro.

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      • Lisa

        Stefano se vuoi un consiglio studia inglese o tedesco e poi vieni via da li. Non puoi fare una vita del genere!

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    • Aurora D'Amico

      Secondo te ci si sposta davvero per qualche soldo in più? Ce ne andiamo dall’Italia perché in Italia non c’è speranza di sopravvivenza, altro che per qualche euro in più a fine mese. Tu invece preferisci fare la fame invece che rimboccarti le maniche? È questo ciò che traspare dal tuo commento. Dovresti stare zitto e vergognarti.

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    • Ales

      Ma avete mai pensato che la busta paga è più alta (e nemmeno sempre) per il semplice fatto che la vita (specie in Australia dove vivo io da tre anni) tutto è almeno due volte più caro che in Italia? E con tutto intendo l’acqua in bottiglia, il pane, la frutta, i vestiti, lo studio (uno studente internazionale, in Australia, paga, all’anno, dalle due alle quattro volte in più di uno studente australiano!!), l’affitto (che si paga settimanalmente, e in media si pagano 450$, se si vuole un alloggio decente in città)… Quindi quei soldi in più che ti vengono dati in busta paga, nel giro di poche ore vengono anche spesi per sostenersi….perché non ci sono mamma e papà, o la paghetta dei nonni a darci una mano a tirare avanti! Senza menzionare il fatto che nel momento in cui decidessimo di lasciare il Paese, e volessimo di conseguenza prelevare tutti i contributi che abbiamo versato e il fondo pensione che ne deriva (si perché qui i datori di lavoro pagano davvero i contributi) viene tutto tassato al 60%….

      Cara Carlotta, sono davvero orgogliosa di quello che hai fatto e ti capisco totalmente! Io torno volentieri in Italia, ma solo per qualche settimana, giusto il tempo per ricaricare le riserve di abbracci a mamma e papà…ma ogni giorno che passa, sono felice di vivere all’estero! In Italia, con una laurea in traduzione e interpretariato, mi sono trovata a lavorare come insegnante di lingue in un centro studi, assunta con un contratto a progetto ogni anno scolastico (con la promessa di un contratto a tempo indeterminato che non è mai arrivato). Su quali basi ci si può creare un futuro?

      A chi dice che Carlotta si è data la zappa sui piedi con questo articolo, rispondo che la zappa la potrebbe prendere in mano lui e provare a lavorare in una farm australiana per poter rinnovare il visto, in condizione a volte al limite dello sfruttamento; o di provare ad andare a vendere gelati in un Paese dove non conosce la lingua; o di andare a fare pulizie a casa di sconosciuti perché c’è bisogno di qualche soldo extra per pagare gli studi (ah, soldi che vengono pagati legalmente, non in nero).

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    • Lisa

      Antonio ma come ti permetti?!?!? Materialisti? Ma chi? L’unico materialista qui sei tu che ti permetti di pensarle certe cose. Qui siamo tutti coraggiosi e forti, desiderosi di un futuro migliore per noi stessi e i nostri figli. Sicuramente un lavoro e uno stipendio fisso fanno la loro parte, ma anche la qualità della vita, la possibilità di avere agevolazioni, i servizi pubblici, il servizio sanitario e molte altre cose. Certi diritti che hai all’estero in Italia ce li sognamo e fifati che io ne so qualcosa. Prima di sparare a caso informati!

      Rispondi
    • Ilaria

      Se a te piace fare beneficienza fai pure. Mi sembra tanto il ragionamente della volpe e dell’uva.

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    • Paolo

      Ciao non è proprio così. Io ho la laurea magistrale in chimica e non lo dico perchè penso di aver fatto chissà cosa perchè credo che la laurea sia solo un punto di partenza ma è solo dopo che si deve dimostrare chi realmente si è. Io ho avuto la fortuna in Italia di trovare un lavoro nel mio settore in un’azienda farmaceutica a soli 6 mesi dalla laurea. Stage a 500 euro lordi(360 netti) per 6 mesi e poi mi avrebbero offerto un contratto da 1000 euro circa con l’agenzia da rinnovare mese per mese. Sarebbe stato perfetto, lavoro a 35 minuti di macchina da casa, non avevo altre spese, il piatto pronto una volta tornado a casa, gli amici di sempre, la famiglia ma a un certo punto non ti basta. Si fanno tanti sacrifice per raggiungere un obiettivo e non è per una questione economica ma sembra sempre che in Italia bisogna fare l’elemosina per lavorare come se si ricevesse solo mentre in un ambiente lavorativo è comunque un dare-avere. Purtroppo il problema dell’Italia è che anche a queste condizioni c’è una fila chilometrica di chi è disposto a prendere il tuo posto quindi a volte per il tuo capo sei solo un numero, tanto se vai via tu c’è subito un altro a prendere il tuo posto. Detto questo a luglio 2016 decido di partire in Inghilterra senza conoscere nessuno e conoscendo l’inglese giusto il necessario per sopravvivere. Per fortuna ho conosciuto dei ragazzi su FB che mi hanno ospitato in casa loro ed è stato un po’ più semplice iniziare. Io sono andato senza ambizionio particolari ma volevo solo essere trattato come merito. Sono andato in giro per ristoranti, bar e pizzeria con il mio curriculum e in poco più di un mese ho trovato lavoro come chef in un ristorante e nello stesso tempo frequentavo un corso di inglese. Sapete quanto è dura uscire di casa la mattina col buio e tornare a casa di nuovo col buio? Dopo due mesi mandando curriculum a destra e a manca ho trovato un lavoro sempre nel settore farmaceutico e avendo un po’ di esperienza in Italia anche se l’inglese non era perfetto non venivo nemmeno pagato il minimo. In Inghilterra non ci sono stage, anche se sei alle prime armi già prendi stipendio pieno. A chi dice che uno va fuori perchè in Italia non guadagna abbastanza, sì a volte è così ma se io mi faccio i conti di quanto spendevo in Italia e in UK mi sarebbero restate più soldi in tasca prima. C’è anche da dire che nel frattempo ho mandato anche curriculum in Italia in ogni dove senza ricevere quasi mai risposta o se la ricevevo al Massimo avevo la possibilità di parlare con l’agenzia e non si concretizzava mai niente. Dopo 7 mesi in questo laboratorio ho avuto un contratto in una multinazionale e facendo i conti comunque mi metto da parte meno di quanto avrei fatto in Italia ma davvero posso ritenermi soddisfatto. Tutto questo dove mi ha portato?A onoscere una lingua che è parlata ovunque, sì è vero uno la può imparare anche in Italia ma non è lo stesso stando a contatto con le persone del posto; mi ha permesso di fare un’esperienza di vita e di farmi le ossa. Io credo, senza offendere nessuno, che il vigliacco è più quello che con la scusa vabbe in Italia non si trova lavoro si mette sul divano e non fa niente e aspetta che il lavoro gli cada dal cielo e non chi si rimbocca le manica e lascia tutto per credere in un future migliore. Non sto assolutamente voltando le spalle alla mia terra anzi, ho detto tuttò ciò, perchè alla fine dopo tanti sacrifice sono riuscito ad ottenere quello che volevo, tornerò in Italia ma almeno lo faro con un grande bagaglio di conoscenze ed esperienza e con un contratto e una posizione che avrei solo sognato se fossi rimasto ancora in Italia a lavorare in quell’azienda in cui avevo un contratto mese per mese. E restando al discorso di prima facendo i conti a fine mese, mi metterò meno soldi da parte comunque visto che sarò lontano da casa ma almeno sono soddisfatto. Posso dire di aver raggiunto quello che volevo col sacrificio ed è stata davvero dura soprattutto ai primi tempi quando mi sentivo letteralmente un pesce fuor d’acqua.

      Rispondi
    • Francesco

      Guarda, non é solo il discorso dei soldi, é anche che mi scocciava essere sempre scavalcato da gente che ha conoscenze/amicizie.

      Rispondi
    • davide

      certo ora si campa d’aria…ma che discorsi sono questi: dopo aver studiato uno ha diritto ad avere le proprie soddisfazioni e a vedere ripagati i propri sacrifici nonchè a poter programmare il proprio futuro, cosa che non è possibile se si è precari o disoccupati dato che il sistema economico si basa sui soldi…
      avete tutta la mia stima ragazze: bleibt hart!

      Rispondi
  15. Rossana

    Idem per me dovuta partire dalla mia amata sardegna dopo una laurea in economia e zero offerte di lavoro. A Londra dal 2002 proma gavetta cameriera e dopo un anno menager con 20 persone sotto di me. Condovido la tristezza della tua lettera perché è esattamente quello che provo quando sento i miei su skype. Non ho neppure potuto partecipare al funerale dei miei amati nonni. A questi che sparano a zero senza sapere di cosa stanno parlando io riserverei qualche mese come quelli passati da noi a condividere stanze con chissà chi e mangiare yougurt perché solo quello ti puoi permettere poi vediamo chi scappa

    Rispondi
  16. Chiara

    Ciao ragazze
    Siete fantastiche, coraggiose e vi capisco e stimo all’ 200%.

    Io faccio parte della categoria “choosy” che nel 2007 è andata in Australia per un futuro migliore.
    Mentre in Italia non mi sentivo sicura economicamente per pensare ad avere una famiglia, qui ho deciso di provarci e ora ho un bimbo fantastico di 6 anni e sono molto felice.
    Brave brave brave
    Chiara

    Rispondi
  17. Fabio

    Ciao Carlotta. Io sono fuggito dall’ Italia 20 anni fa, quando ancora qualcuno ascoltava (non molti). Sono passato da Inghilterra a Germania, adesso stabilizzato in Cina con famiglia. Purtroppo l’ Italia, vista la dimensione geografica limitata, potrebbe avere risorse a non finire… ma tra governo e italioti non c’è intesa, collaborazione; sopratutto tra italiani stessi. Ognuno aspetta che l’ altro faccia il primo passo, come se arrivasse la manna dal cielo. Mi dispiace ma in quell’ inferno chiamato Italia, quel posto dove sono nato, ci torno solo in vacanza.

    Rispondi
  18. José Manuel

    Ti capisco profondamente e so cosa si prova io anche sono partito da Londra con zero Inglese e dopo gavette e tutto finalmente sono riuscito ad arrivare alla soglia del mio settore, la moda, e la gente non sa cosa significa dover stare lontano dai cari e amici (perché in Italia vai avanti a contratti di pochi mesi magari senza essere pagato). Io piangevo prima di addormentarmi perché nel mio paese non volevo quasi nulla e negli Uk invece ero preso in considerazione, ma questo la gente non sa cosa vuol dire… Di recente sono ritornato in Italia ma la situazione qui non cambia mai anzi, si va avanti sempre a conoscenze non a meritocrazia, non stupisce che un paese così va a rotoli… Penso che a settembre massimo se continua così ritorno negli UK Sonoo che tu e la tua compagna siete sistemate e felici 😉

    Rispondi
  19. fulvio

    avete una bella faccia! un bel sorriso … una bella voglia !!BRAVE ! siete BRAVE e coraggiose forse per necessità, ma lo siete ! vi auguro tanta BUONA VITA e che possiate tornare in Italia quando e se, sarà tornata l’Italia che noi sognavamo alla vostra età ! per ora … tenete duro e dimostrate a tutti quanto sono bravi i giovani Italiani ! ❤️

    Rispondi
  20. Antonio

    Ciao,
    ti capisco e un caro saluto dalla Svezia, mantiamo lorgoglio nazionale e la grande capacita’ di adattabilita che abbiamo

    Forza Italia

    Rispondi
  21. Ursula

    Eh si, ti capisco benissimo cara!
    Io vivo in Australia, poco prima di partire mi dicevano “ah adesso andrai a fare contadina “ bhe oggi dico a tutti che si ho fatto la contadina, mi sono guadagnata un altro anno in Australia e adesso dopo 3 anni sono sposata e con un bimbo di 3 mesi…. forse chi ci dice che siamo bamboccioni sono gli stessi che non lasceranno mai Casetta visto che mamma e papà continuano a sborsare…. noi siamo persone con coraggio da vendere!!! Stimo tutti quelli che come me hanno cambiato nazione, abitudini e affetti e hanno deciso di ripartire da zero❤️ Peace

    Rispondi
  22. Alessandra

    Sacrosante parole! Ci sono anche un sacco di storie parallele, come la mia.
    Io ho lasciato l’Italia a 18 anni per fare l’università in Inghilterra.
    Sebbene sia atterrata sul suolo inglese con un dignitosissimo C2 in inglese merito della lungimiranza di mia madre Ornella e mio padre Mariano, che sostenevano “Può sempre tornare utile, facciamogli studiare inglese”, una volta stabilitami, per fortuna, a casa di parenti, ho comunque seguito una curva di apprendimento. Eh, perché l’inglese di ogni giorno, quello “colloquiale” è praticamente tutta un’altra lingua (e non parliamo neache degli accenti!), che ho dovuto re-imparare, se non da zero, almeno da tre.
    L’università ancora un mondo a parte: “scontro”(a volte più letteralmente di quanto si pensi) tra culture e correnti di pensiero, un’organizzazione dello studio completamente diversa, il pendolarismo, l’essere messa faccia a faccia con il fatto che non riesco a fare alcune cose e anche il passaggio post-laurea da un corso di biologia a uno di Etologia, e ricominciare da capo.
    E poi tentare di conciliare lo studio con il lavoro, perché mamma e papà possono aiutare fino a un certo punto e perché senza esperienza non ti assumono da nessuna parte: da volontaria in un charity shop a barista e cameriera in diversi posti, poi volontaria in un parco zoologico e fattorina part-time. E tutto continuando a studiare a tempo pieno. Vi sembra facile?
    Ho pulito la mia dose di immondizia, merda e vomito (letteralmente!) in nome di una minima indipendenza economica, dignità personale e per mettere soldi da parte per il futuro.
    E come accennato nella lettera, la distanza. Per quanto Skype sia santissimo e ci permetta di tenerci in contatto come mai prima, lo sapete quanto è difficile ricevere la notizia che una persona a noi cara, un membro della famigla, è deceduto? E sperare di poter tornare indietro all’ultima volta che li si è visti, spesso MESI prima, per stare con loro qualche minuto in più?
    Avete idea di come faccia male vedere i propri genitori invecchiare e non potergli stare accanto? Quanto faccia male al cuore volergli dare il mondo e non potersi permettere manco una candela profumata per ambienti per ripagare, anche in minima parte, un po’ di quello che ti hanno dato?
    Potete capire anche lontanamente quanto sia frustrante avere la persona che amate a chilometri di distanza e dover aspettare MESI per ricevere un bacio o un abbraccio o una carezza? Perché la frequenza con cui ci si può vedere non dipende solo dai prezzi e disponibilità dei voli, ma anche dal fatto che spesso, conducendo vite in stati diversi, le vacanze di uno non coincidono con le vacanze dell’altro, e poi c’è il lavoro che richiede un certo anticipo per prenotare le ferie e poi le sessioni d’esame e quant’altro.

    Noi giovani che andiamo a vivere all’estero andiamo attraverso tutto questo e ancora altro.

    Francamente, dubito che tutti gli “onorevoli” che hanno la facciaccia di dire che siamo dei vigliacchi, che fuggiamo e voltiamo le spalle alla patria, possano passare la metà di quello che passiamo noi.
    E ci tengo a dire che, giusto per ricordarglielo, indipendentemente dal fatto che amiamo o no lo stato in cui siamo nati, noi ce ne andiamo PER COLPA LORO.
    Sono stati LORO a rovinare la scuola italiana. Siete stati LORO a fottere l’economia. La colpa è LORO se le posizioni lavorative richiedono esperienza lavorativa che un neo-laureato non potrebbe MAI avere perché per come hanno combinato la scuola non possono lavorare e studiare insieme. La colpa è LORO se non ci possiamo permettere una casa o una famiglia perché non abbiamo un lavoro.
    Siate orgogliose di voi e del vostro percorso! Siate forti :*
    Quindi, cortesemente anzi no, che se ne vadano a fanculo.

    Rispondi
  23. Roberto Coletti

    Complimenti ragazze l’unica soluzione possibile. Se passate per Utrecht Olanda offro gelato.
    Sono uno scappato quasi 30 fa, e non me ne pento.

    Roberto

    Rispondi
  24. Roberta

    Come hai ragione!
    Un abbraccio dall’Honduras dove faccio, da ben due anni, la docente universitaria di Linguistica romanica e germanica ed insegno Lingua e cultura italiana. In Italia nonostante i miei 110/110 della specialistica e tanta voglia di lavorare, ero condannata ad essere figlia mantenuta, elemosinare ripetizioni e sperare di lavorare nuovamente per una cooperativa scolastica (dalla quale mi ero dovuta licenziare per fare il tirocinio). Siamo nate in un periodo storico così, ci costringono a partire e poi siamo stronzi a farlo. Una volta mi è stato detto “sì ma a te piace fare l’avventuriera!!”. No, a me piace fare quello per cui ho studiato, insegnare. Grazie per aver dato voce a un’Italia emigrante ancora troppo sconosciuta.

    Rispondi
  25. Gianluca

    Se l’ostinarsi a trovare un solo ed unico lavoro che giustifichi un pezzo di carta scelto con incosciente frettolosità deve condurre dall’altra parte del mondo al prezzo dei propri affetti e della propria vita, beh ci deve essere un problema o di onestà intellettuale oppure semplicemente cognitivo.

    Rispondi
    • Fra

      Giusto per inquadrare meglio un’eventuale risposta, potresti cortesemente dirmi:
      – quanti anni hai (anche approssimativamente il decennio di nascita)
      – di cosa campi nella vita, e che titolo di studio hai
      – come hai ottenuto il tuo attuale lavoro
      Cosi’, giusto per curiosita’, e instaurare una civile conversazione sapendo con chi sto interloquendo (e sapendo anche che non potro’ verificare quanto sosterresti).
      Grazie. ^_^

      Rispondi
  26. ray

    Articolo bellissimo! Ho dovuto salutare mio figlio a 19 anni e farlo partire per l’Inghilterra con immensi sacrifici, ma soprattutto dolore per il distacco. Ora si è completamente ambientato in una società diversa e migliore sotto molti aspetti tranne cibo e cultura. Adesso parte pure mia figlia e mi auguro di vederla tornare solo per le vacanze, in estate. Quello che manca in Italia è un paese libero da mafie, consorterie, parrocchiette, famiglie allargate, sette, federazioni, sindacati, presidenti, onorevoli, amministratori, consiglieri e mammasantissima. Io credo che imploderà questo paese, che non produce più nulla che retorica e chiacchiere, dove chi lavora è spremuto per mantenere chi pontifica.

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  27. Silvia

    Ciao Carlotta, grazie per questo post.

    Sono andata via dalla Sicilia nel 2013 con un 110 e lode alla specialistica in Lingue e Culture Europee e tanti dubbi su cosa fare. Dopo quasi 3 anni di gavetta a Londra come cameriera, barista, guardarobiera, agenzie di catering con paga al minimo sindacale e contratti a zero ore a chiamata dove non danno malattia né ferie ho fatto un colloquio come part-time assistant in una biblioteca pubblica. Adesso sono full-time un grado più su (di quelli che quando il manager non c’è sei tu a reggere l’edificio e a beccarti le rogne) e sono felice del mio stipendio. Quando ero part-time facevo solo 15 ore a settima e dovevo attraversare tutta la città da nord a sud, un’ora di metro più un autobus. Erano più i soldi che spendevo per i trasporti, affitto, cibo e bollette che quelli che mi restavano dallo stipendio ma l’ho fatto perché sapevo che era un’opportunità da non perdere per fare un’esperienza diversa e lavorando sodo e con serietà qualcosa di meglio sarebbe arrivato. Infatti dopo qualche mese mi hanno proposto di fare anche i weekend e alla prima vacancy full-time interna mi sono fiondata a fare il colloquio. Ne ho dovuti fare 2 prima di avere il posto perché c’era tanta competizione quindi le persone con molta più esperienza in attività con bambini hanno facilmente ottenuto il lavoro prima di me. Ho stretto i denti e dimostrato sempre disponibilità ad imparare cose nuove, fare corsi, workshops e proposto nuove idee e ce l’ho fatta. Abbiamo una performance review ogni 6 mesi, la mia manager mi adora e sarebbe disposta a scrivermi ottime referenze qualora volessi cercare altro.

    Sarebbe stato possibile tutto questo in Italia con i concorsi truccati e i raccomandati che ti passano davanti sfacciatamente? Qui a Londra non ho santi in paradiso e tutto quello che ho me lo sono sudato e guadagnato onestamente e ne sono orgogliosa. Mia mamma vive da sola in Italia e non può viaggiare spesso a causa di problemi di salute, so cosa significa doversi tenere i risparmi pronti in caso di emergenza,so cosa significa potersi abbracciare ogni 6 mesi quando va bene.

    Ancora grazie per il tuo post!
    Un forte abbraccio da Londra, se passi di qua prendiamoci una birra 🙂

    Silvia

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  28. Angela

    Siete fantastiche.
    Tanti Auguri.
    Da una mamma.

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  29. Jeppy

    Pensavo di essere l’unico pazzo ad avere dei soldi da parte, nel caso devo correre da Parigi a Napoli per qualcosa di serio e può essere anche la sera del 24 dicembre, comunque chi critica gli italiani all’estero sono i raccomandati e i figli di papà con il lavoro assicurato o i politici, logico che in quel caso l’Italia è meravigliosa e non andrebbero via mai

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  30. Elisa

    Grazie mille per questo articolo ❤
    Mi sono trasferita ad Edimburgo quasi due anni fa per i tuoi stessi motivi, non trovavo lavoro (la mia laurea, Filosofia, è mille volte meno utile della tua che invece è prestigiosa e tendenzialmente più predisposta al mondo del lavoro), avevo “una certa età” e mi sentivo frustrata da quella situazione.
    Qui vivo benissimo. La mia gavetta la sto facendo al McDonald’s, con contratto a tempo indeterminato e avanzamento di carriera, sono indipendente e felice per l’accoglienza che mi hanno riservato qui (nonostante la Brexit).
    Mi arrabbio sempre quando sento discorsi del tipo “facile andare via, bello eh”. Facile? Non è per nulla facile stare lontani dalla propria famiglia e dai propri amici, soprattutto nei momenti difficili. Ma è giusto che anche noi viviamo la nostra vita e ci sentiamo soddisfatti. Se questo vuol dire espatriare, beh, non siamo i primi e non saremo gli ultimi.
    Mi sono immedesimata totalmente in questo articolo. Grazie mille 🙂
    In bocca al lupo per tutto 🙂

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  31. Luca

    Allora premetto che ogni scelta ha un suo valore, restare o andare nessuna delle due è sbagliata.
    Ma se tutti ragionassimo cosi come la maggior parte di voi fa, l Italia non esisterebbe piu. Se tutti noi giovani andassimo via, per trovare subito un lavoro soddisfacente, l italia non esisterebbe piu. A voi forse non ve ne frega un cazzo dell Italia basta che la vostra vita sia soddisfacente e via. Ma per me per cambiare le cose bisogna rimanere lottare e anche fare i lavori piu umili prima di riuscire. Qua ci vuole di piu, ci sta piu fatica, ma alla fine ci si riesce. Due anni a cercare lavoro o anche tre nel proprio campo non sono un cavolo, non è cercare ma far finta. Perchè per cambiare le cose qui bisogna essere noi i primi, ribellandoci, lottando. Andare in un altro paese è solo assecondare il gioco di quei vecchi come li chiamate voi che stanno in panciolle. Ma capisco che si prefrisca stare bene subito anche se ovvio con fatica perche non è mai facile lasciare la propria patria; che combattere per conquistare un posto in essa. State facendo solo il gioco di chi ci governa, ci vogliono fuori dai coglioni, ma io dico no.

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  32. Luca

    E aggiungo leggo di molti che vanno all estero per poi lavorare e fare gavetta nei ristoranti. Si puo fare anche qua se non lo sapete

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  33. Luca

    E riaggiungo aprite gli occhi che le mafie, le sette, i trucchi ci sono in tutti gli altri paesi. Solo che sono piu bravi a nasconderlo

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  34. Eli

    Non solo non penso che voi siate vigliacchi, ma sostengo l’esatto opposto! Tutti voi che siete partiti avete avuto quel CORAGGIO che a me al momento manca. Siete stati capaci di partire anche se lasciavate tutto. Siete stati capaci di dare un futuro a voi e alla vostra felicità. Siete stati capaci di reinventarvi, di partire da zero! Al momento non ho ancora avuto il coraggio di partire (dovrei imparare a lasciarmi andare), ma é una cosa a cui penso sempre piú spesso! L’Italia non sempre ci da quelle possibilità che cerchiamo o sognamo, pur essendo il Paese più bello del mondo. Non siete stati vigliacchi…ma CORAGGIOSI!

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  35. Genny

    Il problema non è scappare perché si è VIGLIACCHI

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  36. Chiara

    Non capisco perché, quando si parla di italiani all’estero e di italiani rimasti in Italia (o andati all’estero e poi volontariamente tornati in Italia), tutto debba essere ridotto ad una dicotomia bianco/nero. Se vai all’estero sei coraggioso e figo, se resti sei un perdente. Perché? C’è chi è coraggioso ad andarsene, chi invece coraggioso a restare e provare a investire la propria formazione anche qui; c’è chi non ha avuto il coraggio di andarsene per paura di lasciare casa, e chi non ha avuto il coraggio di restare perché era più comodo scappare all’estero alla ricerca di un el dorado dopo un primo periodo di gavetta come cameriere in qualche pub londinese (quando invece le possibilità c’erano anche qui – e a volte ci sono, credetemi, dipende dall’ambito di formazione, ma questo è normale e sarà sempre così: la legge della domanda e dell’offerta). Finché si vedrà sempre questa dicotomia i sentimenti legati a queste due validissime posizioni, restare o partire, saranno sempre circondate da rancori e pregiudizi. Dalla presunzione di superiorità per chi parte lasciando l’Italia che è tutta una merda, da presunzione di superiorità di chi resta e critica chi è partito senza conoscerne le storie e accusandolo di disprezzare la propria terra.

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  37. marino Monferrato

    da piu di 20 anni in America, e lasciato l italia ancora prima per fare gavetta in Inghilterra e Francia.
    Sempre lavorato in ristoranti di alto livello e adesso, dopo anni di sacrifici e esperienze a San Francisco e Las Vegas ho ottenuto un bellismo lavoro per una compagnia Italiana a Los Angeles.
    Posso a modo mio rappresentare il piu bel paese del mondo, con una cultura unica e invidiata da tutti.
    Purtroppo il paese e stato preso in mano da politici corrotti dove vedono solo i loro benefici, e dove il ivello di preparazione professionale e diplomatica e deplorevole.

    Prima di criticare noi che siamo partiti chiedeteci PERCHE siamo andati via e lasciato tutto cio che abbiamo e ancora oggi amiamo piu di voi che siete rimasti la.

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  38. Serena Salvatore

    Grande Carlotta!!! Volere è potere ! Bellissimo articolo che concordo pienamente.
    Serena 🙂

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  39. Valah

    Vigliacchi sono quelli che guadagno senza pagare le tasse, che sfruttano senza scrupoli, continuando ad essere la causa del problema lavoro in Italia eppoi si permettono pure di criticare le scelte, coraggiose, di chi decide di non “starci”.
    Schizzinosi e bamboccioni; ci sono, ma sono quelli che restano a farsi mantenere.
    Voi invece siete forti, belle e piene della vita che state modellando per il vostro futuro!
    Un bacio

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  40. Francesco

    Mandali a cagare, sono solo invidiosi e arrabbiati perché o sono dei mediocri, o fanno parte della macchina statale mangiasoldi. Si incazzano perché non arrivano piú i nostri 730 e tra un po’ la cacca arriverá alla gola. Anche molti dipendenti privati che sono stati assunti per raccomandazione ci vedono male perché ora non possono piú scaricare il loro lavoro sulle nostre spalle, e prendersi i meriti, come facevano prima. Consiglio caldamente a tutti di liquidare i propri beni e attivitá e portare tutto il denaro all’ estero, perché prima o poi non c’ é piú niente da spolpare e si accaniranno sui vostri beni se ne avete in Italia

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  41. Luigi

    Posso solo dire che negli anni 80 arrivai in Germania come pizzaiolo senza lauree senza diplomi…oggi dopo sono Diplomato Informatico Technico dirigo una attivita da 16anni di Iinformatica Technica…se fossi rimasto in Italia ..credo anzi ne sono certo sarei ancora un povero pizzaiolo.nulla tenente..non e una critica per l´italia..ma solo un idea per chi ha voglia di fare….

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  42. Marco

    Brave a tutte due!
    Leggo sempre di storie simili e mi fa piacere.

    La mia storia e’ pero diversa, io in Italia lavoravo e vivevo più o meno bene!
    Ingegnere Informatico a Milano e avevo i miei 2000/ 2500 netti al mese con co.co.co, ma avrei potuto scegliere indeterminato senza problemi per 1700 – 1900 netti al mese con 13ma (Anno 2000 – 2005).
    Ma, per colpa di mio padre che sin da piccolo mi raccontava storie di paesi lontani, ho la natura migratoria.
    Ho vissuto in Australia, Irlanda, Francia e ora emigro in Germania a Berlino…non vedo l’ora!
    Il mondo e’ li per essere esplorato, puoi stare male o bene dove sei, per molti questo non importa.
    Per molti e’ semplicemente la curiosità e la voglia di avventura che li fa emigrare.

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