Non solo Barcellona. A Berlino ci si incontra per parlare di Juventus e di Heysel 1985

Qualche giorno fa, il 29 maggio, ricorreva un triste anniversario, per il mondo del calcio e per la societa’ tutta: fu infatti nella primavera del 1985 che si consumo’ la strage dell’Heysel, durante la finale della Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool. O meglio, e molto siginificativamente, poco prima che si giocasse. 39 i morti, 32 gli italiani: tanti, troppi i giovani a morire sugli spalti, troppi i tifosi traditi nel loro ingenuo amore per uno sport a cui forse, di ingenuo, rimane ben poco. E proprio ricordando i bambini e il loro acritico, essenziale, fortissimo amore per il calcio, che comincia il libro di Mario Desiati sulla strage dell’Heysel, La notte dell’innocenza. Heysel 1985, memorie di una tragedia (Rizzoli 2015), che verrà presentato venerdì 5 Giugno alle ore 20 presso la libreria Mondolibro. Proprio alla vigilia di una nuova finale di Coppa dei Campioni.

Nel Maggio del ’85 aveva 8 anni: cosa ricorda di quella tragica sera?

L’attesa per la partita, erano giorni che l’aspettavo era un epoca senza calcio in tv se non eventi eccezionali come quello. Per me era una delle prime volte, fu un’iniziazione alla vita più che al calcio.

Sono di qualche giorno fa le dichiarazioni del portiere del Liverpool che sostiene che sarebbero stati i gruppi di estrema destra a provocare la strage. Lei che idea si e’ fatto in proposito?

Inadeguatezze delle strutture, inadeguatezze di un piano sull’ordine pubblico delle autorità, uno stadio che si sbriciolava e la violenza dell’orda inglese che caricò armata di tutto punto con coltelli, tirapugni e bastoni.

FOTO DESIATI

Cosa ne pensa della decisione di far giocare comunque le squadre? Inizio’ forse da lì, proprio dall’Heysel, la progressiva disumanizzazione del calcio? E’ stato in qualche modo uno spartiacque?

La scelta di giocare fu l’unica scelta giusta dal punto di vista dell’ordine pubblico, gli juventini cercavano vendetta e già l’avevano dimostrato tentando di raggiungere la curva avversaria, il deflusso poteva avvenire solo se si fosse ripristinata un’apparente normalità, infine credo che il calcio come tutti i fenomeni umani sia un riflesso della società, non vedo più disumanizzazione di altri settori.

Lei è scrittore, poeta, giornalista: con quale spirito segue il calcio?

Lo seguo perché è un fenomeno dentro il quale si muovono altre pulsioni ed è un collettore di situazioni che vanno dall’economia, alla politica, alle relazioni familiari. Spesso un padre e un figlio si trasmettono alcune cose nell’infanzia soltanto con il gioco.

Lei sara’ a Berlino nei giorni prima della finale, per presentare il suo libro. Andra’ allo stadio?

Non so se riesco a entrare, vorrei scrivere un pezzo sui bagarini, se esistono ancora.

C’e’ una squadra o un giocatore a cui e’ particolarmente affezionato? 

Sono molto legato ad Alessandro Del Piero. Vi racconto un aneddoto. Lo incontrai con Sandro Veronesi per un progetto editoriale che poi non si è più fatto. Ci diede appuntamento nello studio del fratello che è il suo agente. Io lavoravo in un editore che si chiama Fandango. Avevamo da poco cambiato la distribuzione e promozione in libreria, una cosa molto tecnica che notano solo gli addetti ai lavori. Mentre parlavamo del progetto, Alex disse “Finalmente Fandango si nota, avete cambiato promozione?”, rimasi stupefatto che un calciatore conoscesse i meccanismi dell’editoria indipendente e per questo lui resta per me una speranza anche in un settore dove sembra contare soltanto il talento coi piedi.

Presentazione del libro La notte dell’innocenza. Heysel 1985, memorie di una tragedia (Rizzoli 2015)

con Mario Desiati

Dove: Libreria Mondolibro, Torstrasse 159, Berlin

Venerdì 5 Giugno, h 20.00

Ingresso libero

Piera Ghisu

Nata alla fine degli anni '70, sono stata una filosofa in radio nella mia citta', Cagliari, fino al mio approdo a Berlino. Nella capitale tedesca da 3 anni, mi occupo di turismo sostenibile per cercare di vedere un futuro per l'Italia. Per Berlino Cacio e Pepe Magazine faccio cose e vedo gente (ovviamente, cit.)

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