“Per le istituzioni gli italiani all’estero non contano”

di Anna Mahjar-Barducci*

La Festa della Repubblica è alle porte.

Per noi italiani all’estero, questa ricorrenza è un’occasione per incontrarsi all’Ambasciata d’Italia e celebrare con orgoglio il nostro Paese. È anche, soprattutto, un’opportunità per conoscere altri italiani e sentirsi parte di una comunità. L’Ambasciata rappresenta quindi il luogo dove, almeno una volta all’anno, gli italiani in tutto il mondo possono ritrovarsi a “casa”.

Questa però non è la descrizione di ciò che avviene realmente.

Oggi ho chiamato il Consolato italiano di Gerusalemme e ho chiesto se potevo partecipare alla Festa del 2 Giugno. La risposta è stata per me sconvolgente: un collaboratore del Consolato mi ha detto che non tutti gli italiani iscritti all’AIRE possono partecipare alla ricorrenza e che la Festa del 2 giugno è solo a invito. Praticamente, in quel momento, un rappresentante del Ministero degli Affari Esteri mi stava negando l’opportunità, come italiana iscritta all’AIRE da 10 anni, di poter festeggiare il 2 giugno. L’opportunità di sentirmi parte di una comunità italiana all’estero. L’opportunità di sentirmi almeno una volta all’anno in Italia anche se fuori dall’Italia. Mi stava dicendo, che per le istituzioni, gli italiani all’estero non contano, o almeno non tutti allo stesso modo.

Ci sono gli italiani di serie A e quelli di serie B.

Ho fatto un’inchiesta sui social media, nei canali dedicati agli expat italiani e mi sono accorta che questa non è un’eccezione. In vari paesi esteri, le ambasciate italiane non aprono le porte a tutti i nostri concittadini. La scusa, come nel caso del Consolato di Gerusalemme, è che gli italiani sono troppi e quindi non possono essere tutti ospitati. Esistono però anche esempi positivi. L’ambasciata italiana a Pechino, nonostante gli italiani residenti nella capitale cinese siano più di un migliaio, tutti gli expat iscritti all’AIRE sono automaticamente invitati all’evento. A Montreal, le autorità italiane organizzano addirittura una festa con concerto e i biglietti sono reperibili presso il consolato. Inoltre, in mancanza di spazi, un modo per non fare sentire nessuno escluso è offerto dall’Ambasciata italiana in Qatar. Le autorità diplomatiche italiane a Doha hanno avvisato gli expat di potere invitare solo 400 persone e hanno pertanto richiesto agli italiani di affrettarsi a mettersi in lista d’attesa. Non aprire le porte agli italiani all’estero per la festa del 2 giugno ha come unico risultato l’alienazione della comunità italiana. Gli italiani all’estero sono però il viatico di maggior rilievo per il soft power del nostro Paese. Se veniamo esclusi dalle nostre istituzioni, l’Italia perderà una delle sue più importanti ricchezze.

 

* Anna Mahjar-Barducci è una ricercatrice, giornalista e scrittrice italiana, residente a Gerusalemme. Il padre è italiano, la madre è marocchina, il marito israeliano. È autrice di “Italo Marocchina. Storie di immigrati marocchini in Europa” (Diabasis, 2009, prefazione di Vittorio Dan Segre), di “Pakistan Express. Vivere (e cucinare) all’ombra dei talebani” (Lindau, 2011; finalista del premio Bancarella della cucina 2012; tradotto in Polacco dalla casa editrice Sic!; prefazione di Oliviero Toscani) e di “La mia scuola è il mondo” (Melagrana, 2013; prefazione del Ministro Graziano Delrio). È presidente dell’associazione Expats Italiani.

Per leggere anche l’altro articolo di Anna Majar-Barducci, clicca qui.

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Foto di copertina: © Roberto Santini, bandiera italiana, BY-SA CC 2.0

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