Piccola storia di vita quotidiana e di problemi linguistici a Berlino

calcetto

Una storia vera ambientata in un campo di calcetto, durante una partita tra amici. Ovvero quando in un contesto multiculturale non sappiamo proprio come muoverci, perché oltre all’italiano non abbiamo mai parlato nessun’altra lingua.

Allenamento di calcetto. Squadra Rotation Prenzlauer Berg. Avremmo dovuto avere a breve la prima partita di campionato ma non l’abbiamo più: ci hanno comunicato che la palestra di Zehlendorf dove avremmo dovuto giocare sarà utilizzata per ospitare rifugiati.

Così io e il vice-allenatore decidiamo di dedicare buona parte dell’allenamento  al perfezionamento di alcuni schemi. Ne abbiamo due diversi per i calci d’angolo. Si chiamano semplicemente ONE e TWO. Chi si appresta a battere il calcio d’angolo, quando ha ancora la palla tra le mani, deve chiamare uno dei due, ONE o TWO. Tutto molto semplice.

La mia squadra è un mix di tedeschi, italiani, spagnoli, belgi, austriaci e cechi. Uno di noi, Silvio, 28 anni, è un bravissimo ragazzo emiliano arrivato qui da pochi mesi, non parla né inglese né tedesco. Le prove del calcio d’angolo vanno bene. Poi, durante la partita post allenamento, quella per provare gli schemi fatti poco prima, Silvio va a battere il calcio d’angolo. Dovrebbe batterlo corto (sia ONE che TWO prevedono un primo passaggio breve), ma lui tira forte in mezzo all’area.

Io: «Stop, ripetiamo. Non va bene così, devi dire ONE or TWO».

Silvio: «Ok».

Silvio prende la palla, ritorna sul calcio d’angolo e, tirando nuovamente forte in mezzo all’area e grida: «ONE OR TWO».

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Photo: © sylvain mazas  – Football – CC BY SA 2.0

Andrea D'Addio - Direttore

A Berlino dal 2009, nel 2010 ha fondato Berlino Magazine prima come blog, dopo come magazine. Collabora anche con AGI, Wired, Huffington Post, Repubblica, Io Donna, Tu Style e Panorama scrivendo di politica, economia e cultura, e segue ogni anno da inviato i maggiori festival del cinema di tutto il mondo.

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