A Berlino va di scena la Tosca, capolavoro di Giacomo Puccini

Il titolo è Tosca. Il luogo è Roma. Il periodo è l’inizio Ottocento. L’arco di tempo va da quando le truppe francesi di Napoleone Bonaparte occuparono Roma (1798) e proclamarono la repubblica, fino al momento in cui l’esercito napoletano di Ferdinando IV di Borbone riuscì a scacciare il presidio francese. La musica è quella di Giacomo Puccini, notissimo operista lucchese, che iniziò a comporre la sua Tosca alla fine dell’Ottocento. Fu durante un soggiorno con la moglie e il figlio a Torre del Lago, presso Viareggio, che Puccini si mise a lavorare a quest’opera, basata su La Tosca di Victorien Sardou, drammaturgo oggi pressochè sconosciuto ma all’epoca abbastanza famoso. Era un soggetto molto diverso dalle opere precedenti, era un dramma a tinte forti: il tema politico rivoluzionario, la fucilazione di Cavaradossi, il suicidio di Tosca, fughe, torture, interrogatori. Tutto questo materiale drammatico si appoggia su sfondi diversi: un interno di chiesa, un salone di Palazzo Farnese, gli spalti di Castel Sant’Angelo. Sardou costruisce delle biografie curatissime dei personaggi, ognuno di essi ha un passato e una personalità assai ben delineata. In Puccini si avverte, in più, una coscienza tragica che mai era giunta a tale definizione nei personaggi delle opere precedenti: Tosca e Cavaradossi sono distanti dai soliti sentimentalismi presenti, ad esempio, in La bohème.

Tosca è una donna forte, un’eroina che compie coraggiosamente un percorso di crescita personale all’interno dell’opera, emancipandosi dalla ragazzina gelosa e sorda alla razionalità che era nel primo atto, si trasforma in una donna tenace, in grado di uccidere pur di salvare il suo uomo. Il culmine del verismo si raggiunge proprio quando Tosca reagisce al tentativo di stupro di Scarpia e lo accoltella sul palco, davanti agli occhi di noi presenti. Puccini si dilunga enormemente nella descrizione di questi gesti, il pubblico emozionalmente non può fuggire da una scena di tale forza, rimane immobile sulla sua poltrona e assiste in silenzio. Dopo l’oscurità delle parole “E’ morto, è morto”, Tosca infatti rimane nel luogo del misfatto e in silenzio, con la compagnia soltanto della musica, compie delle operazioni che sente di dovere: mette il crocifisso sul corpo di Scarpia che giace a terra, prende la lettera, pone due candelabri di fianco al cadavere e, infine, lascia la sala. Non è più il tempo di lacrime, dice Puccini a proposito di Tosca, con questa nuova eroina bisogna risvegliare il sentimento di giustizia negli uomini e mettere alla prova i nervi del pubblico. La fine è drammatica, nel giro di pochi secondi la tragedia si compie: la morte di Cavaradossi, a seguire il grido di lei che si getta, disperata, dagli spalti e, sotto, il fortissimo dell’orchestra. La musica è un capolavoro e la Staatskapelle Berlin è in grado di valorizzarla in ogni minima sfumatura.

Carl Riha è stato il regista di questa Tosca. L’ambientazione riproduce fedelmente l’architettura e il gusto estetico del primo Ottocento, il periodo in cui l’azione si svolge. La musica di Puccini in questi interni è a suo agio, la scena è molto curata e i tanti dettagli non distraggono però dalla storia. Ad oggi non è frequente assistere a messe in scena così “tradizionali”, alle quali manca quell’ecletismo presente invece in molte scelte registiche moderne. Motivo in più per andare a una delle prossime due recite, una a maggio e un’altra in giugno, è che è l’ultima occasione per poter assistere a questa Tosca di Riha. Dopo la stagione in corso saluterà il pubblico per l’ultima volta, dopo quasi 40 anni di attività.

Perché andare a vederlo:

Perchè è l’ultima volta che si avrà la possibilità di assistere a questa messa in scena storica. Perchè è raro, soprattutto in Germania, avere la possibilità di assistere a regie di questo tipo, che rispettano il libretto e il volere del compositore senza eccedere nelle stranezze e nelle stravaganze. A volte, per cercare di dire qualcosa di nuovo, si calpesta il senso primo di una composizione.

Dove

Staatsoper im Schillertheater, Bismarckstr. 110, Berlino.

Quando

24 maggio alle ore 19:30 e 1 giugno alle 19.30.

I biglietti dai 20€ agli 84€. E’ possibile acquistarli online, qui, oppure recandosi la sera della recita in teatro a partire da un’ora prima dell’inizio.

Gli studenti come sempre hanno diritto a riduzioni, se presentano in biglietteria un tesserino universitario in corso di validità.

 

Maria Severini

Maria Severini, laureata in Musicologia, gironzola per le strade di Berlino ormai da qualche anno. L’unico modo che ha trovato per combattere l’astinenza dal sole è fare scorpacciate di concerti.

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