L’età dei cannibali ovvero come il cinema tedesco riflette sulle storture dei capitalismo

Cosa succede quando la sete di potere annienta ogni principio e trasforma gli uomini in esseri  spogliati di qualsiasi  sentimento? Ce lo mostra Zeit der Kannibalen, terzo film di Johannes Naber, regista di punta del cinema tedesco e già autore del bellissimo ed acclamato Der Albaner.

Il tempo dei cannibali è ora, è il tempo dell’economia globale, del capitalismo, del profitto al di sopra di tutto, a costo di tutto, dell’umanità,  dei diritti, della comprensione. A cavallo e, allo stesso tempo, vittime di questa era sono Niederlaender (David Striesow) e Oellers (Sebastian Blomberg), due spietati consulenti aziendali, il cui lavoro consiste nel volare  in paesi in via di sviluppo e fornire consigli alle aziende sul come massimizzare i  guadagni usando  tutti i trucchi di un’economia  e di un mondo  senza scrupoli.  Nonostante il loro sia un lavoro di squadra che dura ormai da anni, la lotta alla sopravvivenza li mette in competizione l’uno con l’altro. Perché nella giungla delle multinazionali, il lavoro è scandito da una guerra all’ultimo sangue per conquistare l’ambita posizione  di partner a vita, fior di quattrini e un posto al tavolo dei potenti.  Ad annunciare la drammatica notizia che questo posto non spetterà in realtà a nessuno dei due  è Bianca ( Katharina Schuettler, che si era già fatta notare in Oh boy), una nuova affiliata della compagnia, la quale  ha appena  sostituito Hellinger, loro collega  nominato partner qualche giorno prima.  Ed è con il primo  incontro/scontro   tra  questo bizzarro trio che si apre il film di Naber, ambientato interamente in lussuose camere di hotel di città come Bombay e Lagos,  dove, tra  battute feroci, fiumi di alcol e nevrosi, Oellers, Niederlaender  e Bianca danno vita alla rappresentazione  di un mondo al declino, di un’umanità arida, senza speranza,  svuotata di  ogni capacità  di sentire, di provare la minima forma empatia.

I tre protagonisti  impiegano il tempo a scontrarsi e a discutere  nelle comode stanze a cinque stelle  di questi paesi che stanno muovendo i primi passi nell’economia globale, condividendo manie, schizofrenie, frustrazioni  e feroce ambizione. Sarà in una di queste, in un quartiere residenziale di Lagos, che la logica della sopraffazione prenderà  il sopravvento, fino a  condurli ad un finale terribilmente drammatico  ma allo stesso tempo , se analizzato  ad un livello più profondo, anche molto sarcastico.

Gli intensi dialoghi servono per costruire il centro del film, ovvero il confronto tra i due colleghi di sempre, maschilisti, sessisti, completamente assuefatti e disincantati,  e la giovane  Bianca che, come suggerisce il nome, non è ancora stata completamente sporcata da questo mondo e conserva tuttora dentro di sé un barlume di dignità e  spirito critico.

Lo scontro  tra i protagonisti, nonostante tutto, porta inaspettatamente alla nascita, per un attimo, di un reale contatto umano, rappresentato in quella che è la scena più bella di tutta l’opera, con i tre seduti sul divano, che , mentre  bevono una bottiglia di whisky, riflettono sulle loro vite parlano dei loro sogni più reconditi.

Forse esiste ancora una speranza, o forse no, e questa ambiguità, le mille sfumature e contraddizioni dell’animo umano, sono  magnificamente rese in un film che vale la pena di vedere.

Zeit der Kannibalen

dal 22 Maggio nei cinema tedeschi

Zeit der Kannibalen – Dengue Fieber from farbfilm verleih on Vimeo.

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