A Berlino lo spettacolare edificio mangia-smog di Daniel Libeskind con piastrelle made in Italy

Si chiama Sapphire ed è un edificio made in Italy che punta a eliminare lo smog di Berlino.

Sapphire Berlin è l’ultima creazione del genio architettonico di Daniel Libeskind, celebre architetto di origine polacca naturalizzato statunitense. Si tratta di un progetto ambizioso che coniuga innovazione e sostenibilità ambientale, senza rinunciare allo stile che si fonda su un’anima, o forse sarebbe meglio dire una “corazza”, tutta italiana. Sebbene sorga nel quartiere di Mitte, nel centro di Berlino, in Chausseestraße 43, le piastrelle che rivestono Sapphire sono infatti made in Italy.

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Il progetto

Il quartiere di Mitte conta un gioiello di architettura in più. Merito dell’inventiva dell’architetto Daniel Libeskind, creatore del famoso cortile di vetro dello Jüdisches Museum, il quale ancora una volta dà prova del suo talento. La sfida? Progettare un complesso residenziale di 73 appartamenti in un’area vasta poco meno di mezzo acro. E come se il compito non fosse già abbastanza complesso, l’architetto ha deciso che il suo primo edificio residenziale a Berlino avrebbe avuto una facciata ecologica mangia smog. Progettate da un’azienda italiana, la Casalgrande Padana, le 3.500 piastrelle di dimensioni non standard che ricoprono il palazzo sono dotate di una tecnologia che le rende in grado di autopulirsi, abbattendo così i costi di manutenzione, e di purificare l’aria circostante. Il materiale del rivestimento fa sì che l’edificio trasformi l’anidride carbonica in ossigeno, depurando dallo smog anche le zone limitrofe. Caratterizzato da angoli acuti, spigoli taglienti e una struttura che si slancia verso l’alto, Sapphire si presenta come ulteriore realizzazione delle ambizioni di Libeskind con un’anima italiana e assolutamente green.

Il nome Sapphire

Costruita dove prima sorgeva una fabbrica di ferro, espropriata ai legittimi proprietari ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, Sapphire è più un’opera d’arte che un complesso residenziale. Anche il suo nome, scelto da Daniel Libeskind in persona, rispecchia un desidero di innovazione che a Berlino ha trovato terreno fertile. Una metafora che si riferisce non solo alla struttura cristallina dell’edificio, ma anche allo spirito stesso della città. In merito al suo progetto l’architetto stesso ha dichiarato: «Uno zaffiro è anche ruvido e duro, robusto e resistente per la natura stessa del suo materiale. Tutti questi sono tratti propri della città di Berlino e dei suoi abitanti». Sapphire è un’opera della quale Libeskind è soddisfatto soprattutto perché, come egli stesso sostiene, «la più alta realizzazione dell’architettura è nella vita di tutti i giorni».

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