Piccolo vademecum per affrontare la lingua tedesca senza ansia da prestazione

Partiamo da un presupposto base, che all’orecchio di molti suonerà come un assunto dall’ovvietà lapalissiana e all’atto pratico di scarsa utilità: il tedesco è una lingua difficile. Avvincente, misteriosa e foriera di enormi soddisfazioni se affrontata con l’audacia e la meraviglia del primo esploratore alla volta di un antico tempio khmer. Ma notoriamente, irrimediabilmente e maledettamente complicata. Per loro stessa ammissione, i tedeschi amano ripetere spesso con una punta di autocompiacimento “Deutsche Sprache, schwere Sprache” (“lingua tedesca, lingua difficile”), alludendo alle sfide e alle idiosincrasie che una delle madrelingue più parlate dell’Unione Europea pone. Non ad un parlante tedesco, ça va sans dire, che quasi certamente avrà imparato a compitare in scioltezza “Überraschung” ancor prima della parola “mamma”. Il problema si presenta quando uno straniero, provvisto di una dose più o meno cospicua di buona volontà, si accosta alla complessità arcana e spesso indecifrabile di quest’idioma – un idioma per alcuni aspetti estremamente logico, schematico e intuitivo, per altri oltremodo oscuro e deterrente.

Forse ciò è dovuto al fatto che il tedesco, come altre lingue indoeuropee, presenta nel suo sistema tratti sia flessivi che agglutinanti. Che non sono morbi incurabili o strane intolleranze alimentari, ma grandi contenitori in cui per comodità di elencazione sono state classificate le lingue a seconda dei fenomeni morfologici che nel tempo hanno portato alla formazione delle parole. La difficoltà nell’apprendimento del tedesco sta appunto nel fatto che per certi versi è una lingua che tende a flettere (i casi grammaticali e la declinazione di sostantivi e aggettivi ne sono un chiaro esempio), per altri a condensare (vedi vocaboli di lunghezza spropositata, formati dall’aggiunta di prefissi e suffissi a una radice lessicale o verbale). Se a questo sommiamo la poca immediatezza nell’individuazione del genere, il fatto che il verbo coniugato o il participio – quindi la chiave di tutto – siano posizionati molto spesso dopo una selva di complementi e alla fine di una frase chilometrica, la presenza di un ausiliare ostico e multifunzione come werden e l’uso di almeno cinque meccanismi diversi per la formazione del plurale dei nomi… beh, non c’è da sorprendersi se la reazione del principiante sarà quella del panico più assoluto.

twain

Non disperate, e soprattutto non demordete, se al ristorante vi si presentano tre oggetti associabili a tre generi grammaticali diversi sullo stesso desco e nello spazio di pochi centimetri quadrati: der Löffel (il cucchiaio, maschile), das Messer (il coltello, neutro) e die Gabel (la forchetta, femminile). Il primo istinto sarà presumibilmente quello di ribaltare la tavola, apostrofare il cameriere emettendo suoni disarticolati e fuggire a gambe levate, il più lontano possibile da tanta confusione linguistica. Ma non è certo con la fuga che verrete a capo del problema. Se desiderate davvero sentirvi padroni del vostro destino e delle vostre future comunicazioni in terra teutonica, basterà semplicemente migliorare l’approccio ad una lingua che poi tanto cattiva non è, perché il più delle volte la disegnano così. Quindi bando allo smarrimento, aspiranti tedescofoni, e tenete bene a mente che:

– Non c’è alcun ostacolo che uno studio costante non possa valicare

Studiare, studiare e ancora studiare. Chiunque sia arrivato a Berlino, o più in generale in Germania, portando con sé dall’Italia un repertorio linguistico limitato a guten Morgen, Dankeschön e a qualche vaga reminiscenza della conferenza stampa di Trapattoni a Monaco di Baviera, farebbe meglio a cercare al più presto una scuola o un metodo valido per accostarsi seriamente a questa lingua. In Germania esiste una classificazione dei livelli di apprendimento (basata sul quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue) che parte dall’A1, il gradino base, e arriva al C2, il livello più alto, quello che presuppone una padronanza eccellente della lingua. Il raggiungimento di ogni livello implica la frequenza di due moduli intermedi: il livello A1, ad esempio, è conseguito con la frequenza dell’A1.1 e dell’A1.2. Ebbene, uno studio costante della lingua sottintende che a 100 ore di lezione frontale previste per ogni modulo se ne affianchino almeno altrettante di studio individuale, con il consiglio poco opinabile di apprendere e memorizzare contestualizzando per lo meno dieci parole nuove al giorno; il che porta a concludere, se la matematica non è un’opinione, che per raggiungere un livello linguistico discreto quale può considerarsi il B1 bisogna dedicare allo studio della lingua almeno 1.200 ore di sudore e lacrime. Non c’è altra via, è l’unico investimento possibile per ottenere risultati soddisfacenti. Un popolarissimo ma improbabile motto recita che la vita è troppo breve per imparare il tedesco. Io sono più propensa a credere che siano proprio quelli convinti di potersela cavare senza studiare il tedesco ad avere vita breve in Germania.

– L’ortografia e la pronuncia del tedesco sono piuttosto intuitive

A differenza di lingue come il francese e l’inglese, e a parte pochi fonemi e dittonghi facilmente memorizzabili, il tedesco si legge come si scrive. E questo facilita la pronuncia e un’ortografia corretta. Quando i costrutti vi sembreranno troppo difficili e la declinazione dell’aggettivo mi metterà a dura prova, potrete sempre rinfrancare la vostra autostima sulla base dei progressi fatti a livello fonetico. Sarà la prima conquista – quella più facilmente arrivabile – nella vostra scalata al leggendario colosso teutonico, e vi sosterrà nei momenti di sconforto più nero. Tra questi senza dubbio le prime, tragiche conversazioni telefoniche in tedesco, argomento che meriterebbe un post apposito e che senza dubbio ci capiterà di affrontare in seguito.

– I tempi verbali presentano un uso molto più semplificato delle lingue romanze

In tedesco è assolutamente normale usare il tempo presente per esprimere un’azione futura, tant’è che una frase come “Domani vado a teatro” è un enunciato grammaticalmente corretto e accettato anche nell’uso scritto. Inoltre, in gran parte della Germania ma tendenzialmente a sud del cosiddetto Weißwurstäquator (l’immaginario equatore della salsiccia bianca segnato a grandi linee dal tracciato del Danubio), il 99% dei parlanti predilige all’uso del Präteritum/passato remoto quello del Perfekt/passato prossimo, di più facile memorizzazione. Provate a fare un confronto con l’interminabile sequela dei tempi verbali dell’italiano, del francese e dello spagnolo, e poi ne possiamo riparlare.

– La logica c’è e si vede

Tutti i sostantivi tedeschi si scrivono con la lettera maiuscola: persino Mark Twain, nel suo dissacrante attacco alle astrusità della lingua tedesca, fu costretto ad ammettere che si trattava di una buona idea. Nel tedesco esiste una logica ferrea e stringente; una volta memorizzati i prefissi dei verbi, per lo meno nel 60% delle occorrenze, sarà incredibilmente facile intuirne il significato. Quando assimilerete generi e casi, state certi che apprezzerete quasi con commozione la concretezza e la pragmaticità di questa lingua. La leggenda vuole che il vecchio (e piuttosto ingiusto) stereotipo dei tedeschi privi di senso dell’umorismo nasca proprio dall’esasperata precisione della lingua tedesca, la quale non incoraggia i doppi sensi così popolari nello humour inglese. Ma volete forse negare la trascinante ilarità di un’espressione diretta e inequivocabile come “das kannst du deiner Oma erzählen” ovvero “Vallo a raccontare a tua nonna”? I tedeschi non hanno bisogno di sottili allusioni: vanno dritti al punto.

– Giocare con le parole e i neologismi

La tendenza all’agglutinamento di cui parlavamo poc’anzi (che è anche la causa primaria degli attacchi di panico registrati in terra tedesca, soprattutto fra parlanti stranieri, davanti a paroline innocue come Elektrizitätswirtschaftsorganisationsgesetz) può diventare un’arma da sfruttare a vostro vantaggio. Non lasciatevi intimorire dal numero di lettere! Se proprio volete applicare un approccio aritmetico alla lingua, dividete la lunga parola composta nelle sue singole componenti, sommatene i rispettivi significati fino ad ottenere quello complessivo e globale, sottraete l’ansia e moltiplicate la soddisfazione di aver inteso senza troppo sforzo il senso veicolato da quarantatré lettere all’apparenza inavvicinabili. Senza contare che, qualora le vostre limitate conoscenze del tedesco vi impedissero di esprimere compiutamente un concetto, potrete sempre coniare un nuovo composto senza essere trattati da sciroccati, ma al contrario osannati come grandi innovatori e originali sperimentatori della lingua.

VUKO

Get germanized

L’universo internautico offre ormai le piattaforme più complete e divertenti per integrare allo studio convenzionale e cartaceo del tedesco metodologie molto efficaci, ma soprattutto un fattore fondamentale: quello legato all’intrattenimento. Tra i vari siti consultati durante le ore di studio e le innumerevoli proposte tutoriali o pseudoeducative di YouTube, io ho trovato e continuo a trovare molto divertente Get Germanized, il canale gestito, ideato e realizzato da Dominik Hannekum, presente e attivo quotidianamente anche su Facebook e su Twitter. Con un approccio molto diretto, informale e spassoso, il canale si trasforma in una sorta di navigatore che aiuta il principiante a orientarsi fra le difficoltà della grammatica tedesca di base. Approfondendo le curiosità lessicali dello slang, gli approcci più divertenti che vi può capitare di ascoltare in un club di Berlino, i proverbi, le parole intraducibili, le piccole manie e mille altre sfumature culturali che prescindono dallo studio asettico di un idioma. Assolutamente consigliato per sfatare con un sorriso la fama temibile e ingiustificata di una lingua labirintica, ma che sa rivelarsi anche tanto affascinante.

Questo breve prontuario non pretende di essere esaustivo né tantomeno universale, ma ha solo l’obiettivo di introdurvi con un pizzico di ottimismo in più alle difficoltà che incontrerete durante la discesa negli inferi dell’Hochdeutsch. Ogni impresa all’inizio può apparire inaffrontabile, e voi siete dei piccoli esploratori partiti alla scoperta di un tesoro linguistico mitologico. Dunque armatevi di coraggio, di una buona dose di spirito d’iniziativa e ricordate che… “Mit Geduld schafft man alles”, con la pazienza si vince tutto.

Non resta che augurarvi buon viaggio.

Berlino Magazine ha una sua scuola di tedesco a Berlino: si chiama Berlino Schule. Scopri cliccando qui tutti i corsi. 

Banner Scuola Schule

Related Posts

  • Il Corso Intensivo di Lingua Tedesca a Berlino, organizzata da Berlino Schule, è un corso intensivo di tedesco di due settimane, dedicato al livello A1.1. L'obiettivo del corso è quello di fornire ai partecipanti le basi per comprendere ed utilizzare le fondamentali espressioni di uso quotidiano e per riuscire a comunicare…
  • Sono sempre più le persone che si trasferiscono in Germania senza sapere niente del tedesco prima di partire e senza impegnarsi ad apprenderlo una volta arrivati. Lavorano da freelancer con commissioni nella propria lingua (o in inglese), oppure sono impiegati presso i dipartimenti relativi alla loro nazione per grandi aziende internazionali. Insomma, ritengono che…
  • Quasi tutti coloro che si sono avvicinati allo studio della lingua tedesca sono stati sfiorati dal pensiero di aver fatto la scelta sbagliata. Non perché studiare il tedesco sia inutile o perché ci sia qualcosa di male nell’appassionarsi alle lingue germaniche, ma perché lo sforzo che questa lingua richiede per esser…
  • Avete studiato il tedesco e pensate di aver raggiunto il vostro traguardo con un B2 o addirittura con un C1? Malgrado i vostri sforzi siano senza dubbio ammirevoli, vi basterà parlare con un madrelingua per rendervi conto di quanto sia diversa lingua tedesca studiata sui libri da quella viva e parlata nel quotidiano.…
  • Quando si decide di imparare la lingua tedesca, di solito lo si fa con uno scopo ben preciso, come trasferirsi in Germania per lavoro o per proseguire gli studi, oppure perché è una competenza necessaria per ciò di cui ci occupiamo. Sono infatti poche le persone che imparano questa lingua…

Silvia Fistetto

Diplomata in cattiva gestione del tempo, innamorata dei libri e dei gatti, schiva con poca astuzia i tranelli della lingua tedesca. Traduce documentari per Nat Geo, History, La7 D ed è la traduttrice italiana della rivista on line della NATO.

4 Responses to “Piccolo vademecum per affrontare la lingua tedesca senza ansia da prestazione”

  1. Tommaso

    Molto ben scritto, complimenti. Personalmente ritengo che quello della difficoltà insormontabile del tedesco sia un mito delle persone che non vogliono studiarlo. Segnalo anche questo blog per i grammaniaci http://yourdailygerman.wordpress.com/. E’ pensato per anglofoni ma è molto ben fatto ed è pieno di espressioni anche colloquiali.

    Rispondi
  2. Orazio

    Il problema non è l’Hochdeutsch. Dopo ore di studio è frustrante parlare con un berlinese e non capire niente perché usa forme espressive poco Hoch ma molto slang e dialettali. Inoltre in tutti gli audiocorsi parlano con una Aussprache impeccabile scandendo bene tutte le parole, cosa ben diversa dalla realtà.

    Rispondi
  3. Mic

    Articolo molto bello e piacevole da leggere. Personalmente ho sempre avuto questa curiosità di studiare il tedesco che a prima vista (e a volte ancora adesso dopo due anni di studio autonomo) sembra una scatola chiusa e impenetrabile. Penso che questo sia anche uno dei suoi punti forti, che attrae e distingue chi è seriamente intezionato ad impararlo e chi “fa finta” o sa due tre parole. Cosa che non succede con l’inglese.
    Da parte mia, i problemi legati al genere e plurale dei sostantivi sono la parte più difficile da gestire in quanto esistono poche e non certo generali regole. La pronuncia al contrario, è piuttosto straight-forward, cosa gradevole per uno studente, e di certo assente per quanto riguarda la lingua inglese. Se per acquisire una pronuncia simile a quella anglofona è necessario una costante e prolungata immersione nel mondo anglofono (tv, notiziari e altro), mi sento di dire che per il tedesco lo sforzo necessario è inferiore, per quanto riguarda questo aspetto. Per il resto, beh, l’articolo è stato molto chiaro !! 🙂 Buono studio a tutti!

    Rispondi
  4. Michele

    Sono arrivato al B1 . Come faccio a raggiungere un livello di tedesco fliessend ( come sono
    gia´ con l inglese per fare un paragone con un altra lingua straniera )?
    Non riesco a creare situazioni dove conversare , sono un teorico ,mi sento piu´
    portato per la grammatica ,la teoria , che la pratica . Per me l ansia da prestazione
    e´l ánsia di essere a un livello piu´basso del madrelingua ´, di non quasi senza sforzo.
    Come posso fare . Forse devo abbandonare un obiettivo troppo alto e invece di aspettarmi
    di arrivare immediatamente a questo obiettivo fare un programma a lungo termine?

    Rispondi

Leave a Reply