Residente in Italia accusato di un omicidio a Berlino nel 1998: il “cold case” a Schio, Veneto

Auto della polizia, https://pixabay.com/it/photos/tecnologia-polizia-tetto-restando-2500010/ fsHH CC0

Sono passati circa vent’anni dall’omicidio di Frank Eberl, imprenditore edile berlinese

Eberl, venne ucciso a sangue freddo il 3 marzo del 1998, colpito da tre colpi di pistola. A sparare fu Serghei Nilov che venne chiamato da Eberl per tinteggiare le pareti del suo ufficio di Berlino. Ma Nilov non agì di propria iniziativa. Il costruttore all’epoca era soffocato dai debiti, e proprio questa drammatica situazione finanziaria ha portato uno dei suoi strozzini ad assoldare Nilov per uccidere Eberl, pagandolo 1.500 marchi. Dopo la vicenda il muratore si trasferì a Schio, paese della provincia di Vicenza. Il caso sembrava essere chiuso, ma dopo vent’anni, lo scorso marzo, l’Interpol ha inviato un mandato di arresto europeo, richiesto dalle autorità tedesche ai carabinieri di Schio. Tuttavia, la polizia tedesca sembra essersi dimenticata di mandare tutti i documenti necessari per l’estradizione e per continuare il procedimento penale.

Una svista che rischia di lasciare impunito l’omicida di Eberl

Dopo aver ricevuto il mandato di arresto, i carabinieri hanno condotto Nilov nel carcere San Pio X di Vicenza. A causa della dimenticanza delle autorità tedesche, il muratore moldavo ha trascorso solo 40 giorni in carcere. Come dichiarato dagli avvocati di Nilov, «dalle autorità giudiziarie berlinesi non sono arrivati i documenti necessari per sostenere l’accusa. La legge italiana parla chiaro: allo scadere del 40esimo giorno scatta il rilascio». Come riportato dal Corriere della Sera, gli avvocati hanno anche contattato un legale di Berlino, per poter chiarire meglio la posizione di Nilov.

Serghei Nilov si dichiara innocente

A fare il nome di Nilov come esecutore materiale del delitto è stato il mandante che ora si trova agli arresti in Gran Bretagna. Ma Nilov, intervistato da un quotidiano di Vicenza, si dichiara completamente innocente. «Se davvero c’entrassi qualcosa con il delitto non sarei venuto in Italia, una paese della Ue, dove c’è l’estradizione con la Germania – fa sapere il 58enne attraverso i suoi legali -. Me ne sarei andato in qualche altra nazione, lontano dall’Europa. No, è tutto assurdo quello che mi sta capitando, ma ho fiducia nella giustizia tedesca e mi difenderò affinché venga affermata la verità, cioè che sono innocente».

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Berlino Schule tedesco a Berlino
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Immagine di copertina: Auto della polizia, fsHH CC0

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