Omicidio Lorusso, la famiglia: «La polizia tedesca non ha fatto nessun passo avanti in 5 anni»

Domenico Lorusso

«Sono trascorsi cinque anni dall’omicidio di mio fratello Domenico e il disinteresse di media e istituzioni non fa altro che crescere».

Di anno in anno diventano sempre più rassegnate le parole di Paolo Lorusso, avvocato penalista a Potenza e fratello maggiore di Domenico, il giovane italiano ucciso il 28 maggio 2013 a Monaco di Baviera per mano di un omicida ignoto ancora oggi. Il colpevole agì senza premeditazione, d’istinto, senza avere alcuna connessione personale con la vittima. Stando agli elementi a disposizione della polizia, Domenico capitò semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Se quando lo intervistammo per la prima volta nel 2016 Paolo diceva di non volersi arrendere per alcun motivo, già l’anno scorso nella sua voce si avvertivano la delusione e l’amarezza di chi si sente abbandonato e ignorato dalle autorità. Oggi Paolo si dice logorato dal crescente disinteresse dimostrato da media e istituzioni per il caso di Domenico: «Di recente ci è stato comunicato che non c’è possibilità che la Mordkommission che indagava sull’omicidio venga riformata. Ora soltanto due poliziotti si occupano del caso. È stato commesso un grave errore all’inizio e ora sto perdendo la fiducia in una possibilità di risoluzione. I nostri sforzi per sollecitare le autorità non hanno portato a nulla e il disinteresse per la nostra tragedia aumenta con gli anni. Oggi non riceviamo nemmeno più gli articoli che vengono pubblicati sul caso. Parlare di Domenico ci tortura e sappiamo che imbarcarci in una eventuale “guerra” logorerebbe soltanto noi» così Paolo. Quando fu ucciso, Domenico aveva soltanto 31 anni. Era un cittadino modello, un ingegnere informatico che si era trasferito a Monaco per ragioni di lavoro. L’omicidio fu del tutto immotivato: Domenico venne ucciso solo per aver chiesto spiegazioni a uno sconosciuto che aveva sputato in viso alla sua fidanzata.

Il fatto

Monaco di Baviera, martedì 28 maggio 2013, ore 22:00. Domenico Lorusso (31 anni) e la fidanzata (28 anni) pedalano sulla pista ciclabile che costeggia il fiume Isar, su Erhardtstraße, nel centro della città, e procedono in direzione del ponte Ludwigsbrücke. All’altezza dell’Ufficio Brevetti Europeo (Europäisches Patentamt) la coppia incrocia un uomo a piedi vestito di scuro. Senza alcuna ragione lo sconosciuto sputa in viso alla ragazza. Domenico non si accorge immediatamente del gesto, poiché precede la fidanzata di qualche metro. Ma appena ne viene informato fa retromarcia in direzione dell’uomo, con l’intenzione di chiedergli spiegazioni. Alla richiesta l’uomo reagisce estraendo un coltello e colpendolo più volte. La fidanzata assiste al fatto a una distanza di circa 50 metri. L’aggressore si dirige a piedi verso il ponte Corneliusbrücke e scompare. Alla vista di Domenico che si accascia, la ragazza si precipita a soccorrerlo. Passanti e automobilisti si fermano per prestare aiuto. Domenico arriva ancora vivo in ospedale, ma muore poco dopo.

Le indagini

Dell’omicida si diffonde un identikit vago, creato sulla base delle dichiarazioni della fidanzata di Domenico e di un testimone: statura media (1,70 m – 1,80 m), cappotto scuro lungo fino alle ginocchia se non alle caviglie, borsa a tracolla scura. La polizia di Monaco di Baviera riesce a isolare il DNA dell’aggressore grazie alle tracce di saliva rimaste sulla guancia della fidanzata di Domenico e al sangue rilevato sul luogo del delitto, diverso da quello della vittima, prova che l’omicida si è ferito nella colluttazione. Nel giugno 2013 la sezione omicidi della polizia istituisce la commissione speciale Cornelius, composta da 30 membri, per indagare sul caso. In Germania ogni commissione speciale è composta da professionisti di diversi uffici e ha un’operatività limitata nel tempo, legata ai risultati delle indagini svolte. Come riporta Süddeutsche Zeitung, dopo 6 mesi di intense attività (elaborate 600 indicazioni, seguite 500 piste, prelevati 3.200 campioni di saliva, messa una taglia di 10.000 € sul ricercato e sfruttato il canale televisivo attraverso la trasmissione Aktenzeichen XY…ungelöst, corrispondente del nostro Chi l’ha visto), la Cornelius viene sciolta il 30 novembre 2013. I funzionari di polizia responsabili del caso di Domenico Lorusso si riducono prima a 8 e poi a 6. Un articolo datato 29 novembre 2015 riferisce che per questo caso la polizia giudiziaria di Monaco di Baviera ha condotto il più grande test del DNA nella storia della città. Sono state condotte ricerche anche nelle cliniche psichiatriche e negli ospedali cittadini, perché si sospettava che l’aggressore fosse affetto da disturbi psichici. In alcune occasioni si è sperato che il caso fosse sul punto di essere risolto, come quando agli inquirenti è stato segnalato un tassista che la sera del 28 maggio 2013 sembra abbia portato nella zona dell’omicidio una persona simile al profilo dell’aggressore. Il tassista però non è mai stato rintracciato. Nell’aprile 2014 un sospettato si è suicidato nella sua abitazione poco prima dell’irruzione della polizia, ma il test del DNA ha escluso che fosse lui il responsabile. A poco più di un anno fa risale la notizia di un uomo che, invitato dalla polizia di Monaco a sottoporsi al test del DNA, ha aggredito Markus Kraus, capo della polizia criminale. Anche in questa occasione i risultati del test hanno escluso che l’uomo avesse a che fare con l’omicidio. La trasmissione Aktenzeichen XY…ungelöst è tornata a parlare del caso Lorusso nella puntata del 3 agosto 2016: in presenza di Holger Smolinsky, commissario della polizia criminale di Monaco di Baviera, il programma ha ripercorso i fatti con un filmato che ricostruiva la dinamica dell’omicidio invitando chiunque fosse in possesso di informazioni utili alla risoluzione del caso a contattare il programma o la polizia. A seguito della puntata 70 persone si sono fatte vive per fornire ulteriori indizi. Ad oggi nessuno di questi ha però portato al colpevole. L’omicidio dell’Isar, come viene chiamato dai media tedeschi, è addirittura stato d’ispirazione per un episodio di Tatort, celebre serie tv poliziesca della domenica: in particolare si tratta della puntata andata in onda il 23 ottobre 2016 con il titolo Die Wahrheit (La verità). Come riporta Sueddeutsche Zeitung, la polizia di Monaco ha seguito l’episodio in diretta via Twitter, rendendosi disponibile a rispondere a dubbi e domande degli spettatori.  Il 1° agosto 2017 il caso di Domenico è tornato in televisione nell’ambito della trasmissione Ungeklärte Fälle – Deine Hilfe zählt (tradotto “Casi irrisolti – il tuo aiuto conta”) su RTL II. Con la puntata gli inquirenti speravano di fare leva su famigliari e conoscenti dell’omicida che potrebbero aver notato qualcosa di sospetto subito dopo l’atto e dunque essere in possesso di informazioni preziose per la risoluzione del caso. Nel corso della trasmissione l’ispettore capo Herbert Linder ha sottolineato la probabilità e il timore di un ritorno del carnefice, che secondo la profilazione criminale ha agito senza premeditazione, inferendo coltellate alla vittima in maniera agile e mirata. I dati della polizia aggiornati ad agosto 2017 contano più di 15.000 persone prese in esame, oltre 1.000 indicazioni elaborate e 6.000 campioni di saliva prelevati per effettuare test del DNA. A chi contribuisse alla risoluzione del caso è destinata una ricompensa di 10.000 €.

Il disinteresse per il caso di Domenico

Racconta Paolo Lorusso: «Poco tempo fa la polizia di Monaco ci ha invitato a un colloquio, premettendo l’assenza di nuovi elementi significativi per le indagini e dunque escludendo la possibilità di riformare la Mordkommission. Per questo io e la mia famiglia abbiamo deciso di non prendere parte a questo colloquio, che non avrebbe aggiunto né tolto nulla ai fini dell’investigazione, ma che si sarebbe tradotto in una tortura per noi tutti».

Paolo ci parla anche del disinteresse delle istituzioni italiane per l’insensata morte di Domenico: «Alla lettera indirizzata più di un anno fa al Presidente della Repubblica Mattarella in cui lamentavamo l’inattività delle autorità italiane e al messaggio recapitato al Ministro degli Esteri in cui chiedevamo la ricostituzione della Mordkommission non abbiamo mai ricevuto risposta. Non c’è mai stata vicinanza da parte delle istituzioni italiane semplicemente perché non c’è volontà né interesse di risolvere il caso di Domenico. Temo che per mio fratello tutto finirà nel nulla e le istituzioni italiane, con la loro assenza, ne sarebbero corresponsabili».

Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Oggi lavoro come giornalista.

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