Di fronte all’Africa, la bellissima poesia di Hermann Hesse dedicata al viaggio e al continente nero

Di fronte all’Africa, poesia di Hermann Hesse dedicata al piacere della scoperta

Era il 1911 quando Hermann Hesse decise di salpare per l’India insieme all’amico e pittore svizzero Hans Sturzenegger. Lo scrittore  tedesco, stanco della vita monotona che stava conducendo con la famiglia a Gaienhofen, decise di intraprendere un viaggio in Asia per riscoprire se stesso. Durò complessivamente tre mesi, durante i quali lo scrittore non toccò realmente l’India perché malato, ma visitò l’Indonesia e lo Sri Lanka. Il viaggio in ogni caso lo ispirò tanto da produrre una raccolta di poesie dal nome Aus Indien (in italiano “Dall’India”) e gettò le basi per quello che divenne in seguito il suo libro capolavoro, il libro Siddharta.

Il significato della poesia

La lingua tedesca è ricca di parole composte e una di queste è quella che spiega al meglio la sensazione che ebbe Hermann Hesse in quegli anni. La parola in questione è Fernweh, traducibile in italiano in “nostalgia per paesi lontani”. Desiderio di viaggiare, abbandonare la routine, mettersi in moto per vedere il mondo: è di questo che tratta la poesia Gegenüber von Afrika (in italiano “Di fronte all’Africa), della raccolta Aus Indien in cui Hermann Hesse descrive quanto sia necessario viaggiare per riscoprire se stessi. Insito è nell’uomo il desiderio di scoperta, quel desiderio che va oltre tutto. Nella poesia di Hermann Hesse compare la figura di un “viandante” che sa benissimo di essere solo di passaggio su questa terra e che dunque non appartiene a nessun posto e a nessun luogo. Sceglie di mettersi in viaggio, cosciente delle gioie e delle pene che dovrà affrontare, ma che allo stesso tempo saranno in grado di abbattere quella serie di convinzioni personali che molto spesso ci portano a giudicare ciò che è diverso da noi. D’altronde anche Marcel Proust era della stessa idea, infatti scrisse: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.

Di fronte all’Africa

Aver casa è bello,
dolce il sonno sotto il proprio tetto,
Figli, giardino e cane. Ma ahimé,
appena ti sei riposato dall’ultimo viaggio,
già con nuove lusinghe il mondo lontano t’insegue.

Meglio è patire la nostalgia di casa
E sotto l’alto cielo esser
Col proprio struggimento, soli
Avere e riposare può soltanto
L’uomo dal cuore tranquillo,
mentre il viandante sopporta stenti e pene
con sempre delusa speranza.

Più facile invero è ogni tormento del viaggio,
più facile che trovar pace nella valle natia,
dove tra le gioie e le cure ben note
solo il saggio sa costruirsi la via.

Per me è meglio cercare e mai trovare,
che legarmi stretto a quanto mi è vicino,
perché su questa terra, anche nel bene,
sarò sempre un ospite e mai un cittadino.

(traduzione di Simona Vigezzi)

Gegenüber von Afrika

Heimathaben ist gut,
Süß der Schlummer unter eigenem Dach,
Kinder, Garten und Hund. Aber ach,
Kaum hast du vom letzten Wandern geruht,
Geht dir die Ferne mit neuer Verlockung nach.

Besser ist Heimweh leiden
Und unter den hohen Sternen allein
Mit seiner Sehnsucht sein.
Haben und rasten kann nur der,
Dessen Herz gelassen schlägt,
Während der Wandrer Mühsal und Reisebeschwer
In immer getäuschter Hoffnung trägt.

Leichter wahrlich ist alle Wanderqual,
Leichter als Friede finden im Heimattal,
Wo in heimischen Freuden und Sorgen Kreis
Nur der Weise sein Glück zu bauen weiß.

Mir ist besser, zu suchen und nie zu finden,
Statt mich eng und warm an das Nahe zu binden,
Denn auch im Glücke kann ich auf Erden
Doch nur ein Gast und niemals ein Bürger werden.

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Foto di copertina: © Richard Jacobs, At The Waterhole, BY-SA CC 0.0

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